Ambiente

Riscaldamento globale, l’allarme IPCC: tra +1,5 e 2°C di aumento c’è un abisso…

La differenza di mezzo grado creerà disastri, spiega l'IPCC. +70% di fiumi esondati, niente acqua per il doppio delle persone, Artico senza più ghiaccio d'estate

Di Andrea Barolini

Convincere e convergere. Associazioni, organismi internazionali e diplomazie che lavorano per salvare il Pianeta dalla catastrofe climatica dovranno concentrarsi su questi due sforzi nel prossimo futuro. Convincere chi ancora afferma di non credere al riscaldamento globale e alle sue conseguenze (Stati Uniti di Donald Trump in testa). E far convergere i governi verso un obiettivo comune. Sapendo che quest’ultimo, nella forchetta indicata dall’Accordo di Parigi, dovrà essere quello più ambizioso.

Limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi: una scelta obbligata

Il documento siglato al termine della Cop 21, nel 2015, indicava infatti la necessità di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. «Mantenendosi però il più possibile vicini agli 1,5 gradi», specificava il testo. Ebbene, dopo la pubblicazione dello Special report 15 (SR15) dell’IPCC, la scelta sembra obbligata.

La febbre del pianeta? Già troppo alta. Ecco il rapporto IPCC

Il documento fu commissionato al Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici proprio nel corso della Cop 21. Tra le altre cose, si chiese agli scienziati di chiarire che differenza ci sia, concretamente, tra le due ipotesi di riscaldamento globale. Mezzo grado potrebbe sembrare infatti un’inezia. Invece, gli esperti hanno confermato che esso rappresenta la distanza esistente tra un mondo profondamente cambiato e un mondo sconvolto.

La descrizione di cosa cambi, in concreto, tra 1,5 e 2 gradi è contenuta nel capitolo 3 del lungo rapporto redatto dall’IPCC. Che illustra gli “Impatti scongiurati e rischi ridotti a 1,5 gradi rispetto a 2 gradi” (“Avoided impacts and reduced risks at 1.5ºC compared with 2ºC”).

Il testo spiega, ad esempio, che nell’ipotesi più ottimistica, i rischi di inondazioni fluviali nel mondo potrebbero raddoppiare (+100%). Ma con 2 gradi il dato crescerebbe al 170%. Inoltre, il numero di persone che non potrà avere accesso all’acqua potabile aumenterebbe del 4 o dell’8%, nei due scenari.

WWF differenza tra 1,5 °C e 2°C
Che differenze ci sono tra un incremento di temperatura di 1,5 °C e di 2°C? Enormi. Su inondazioni, perdita di specie animali e vegetali, danni alle barriere coralline, scioglimento dei ghiacci, popolazione coinvolta, livello dei mari, biodiversità oceanica.

Siccità, acqua potabile, inondazioni, biodiversità: ecco cosa cambierà

Con 2 gradi, poi, le conseguenze delle siccità colpirebbero 60 milioni di persone in più in tutto il mondo, rispetto all’ipotesi più ottimistica. Qualcosa come l’intera popolazione di una nazione come l’Italia.

L’IPCC indica poi un incremento enorme in termini di persone colpite da ondate di caldo eccezionali. Se con 1,5 gradi si stima che possa essere coinvolto il 13,8% della popolazione mondiale, con 2 gradi la quota salirebbe al 36,9%. Il che significa che il problema riguarderebbe 1,7 miliardi di persone in più.

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La città di New Orleans, negli Stati Uniti, dopo il passaggio dell’uragano Katrina nel 2005 © AP Photo/U.S. Coast Guard/Public domain

Ma non è tutto: anche la fauna e la flora patiranno conseguenze ben diverse. La biodiversità subirebbe impatti estremamente significativi. In particolare, il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% dei vertebrati perderebbero il proprio habitat con un riscaldamento globale a 1,5 gradi. Dati che risulterebbero raddoppiati con mezzo grado in più.

Per le barriere coralline, poi, si tratterà di un’autentica questione di sopravvivenza. Il rapporto SR15, infatti, spiega che – nello scenario migliore – la perdita sarebbe compresa tra il 70 e il 90%. Ma in quello peggiore le barriere coralline potrebbero essere completamente distrutte. «Basta un piccolo aumento della temperatura – ha ammonito Hans-Otto Pörtner, presidente di uno dei gruppi di lavoro dell’IPCC, per scatenare conseguenze irreversibili. Come la perdita totale di alcuni ecosistemi».

“Tutto il ghiaccio dell’oceano artico potrebbe sciogliersi in estate”

Inoltre, per i luoghi “estremi” del nostro Pianeta, nei quali le conseguenze dei cambiamenti climatici sono più evidenti, mezzo grado sarà vitale. Con 1,5 gradi, rimarrà altamente improbabile arrivare a casi di estati in cui tutti i ghiacci dell’oceano artico si scioglieranno. Ciò potrà accadere infatti una volta ogni secolo. Mentre con 2 gradi, potrebbe verificarsi una volta ogni decennio. Di conseguenza, la distanza in termini di innalzamento del livello dei mari nelle due ipotesi è di 10 centimetri. Con tutto ciò che tale differenza comporterebbe per la quantità di zone costiere che si ritroverebbero sommerse. Alcuni atolli dell’oceano Pacifico, ad esempio, con 2 gradi scomparirebbero semplicemente dalle carte geografiche.

Il monito dell’IPCC è dunque chiarissimo: mezzo grado centigrado potrà salvare un bel pezzo del mondo come lo conosciamo oggi. Gli sforzi dovranno perciò essere moltiplicati. Soprattutto tenendo conto che, stando agli impegni di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra avanzati finora dai governi, non ci si fermerà né a 1,5 né a 2 gradi. Il trend attuale indica che la temperatura media globale crescerà di almeno 3 gradi. Con conseguenze inimmaginabili.

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