Finanza etica

Cina, calano i prestiti ad ottobre: preoccupano i crediti “informali”

Il calo delle linee di credito ufficiali registrato dalla banca centrale potrebbe indicare un ricorso sempre più frequente a fonti di finanziamento "informali".

Di Andrea Barolini


  Il volume dei prestiti bancari ha continuato a scendere in Cina nel mese di ottobre. Le cifre sono state confermate dalla banca centrale e cominciano a costituire una notevole fonte di preoccupazione secondo gli esperti. Perché ciò potrebbe non indicare un rallentamento fisiologico dell’espansione bancaria – che potrebbe risultare perfino benefico, nell’ottica di evitare bolle speculative – bensì un ricorso sempre più ampio alle linee di credito “alternative”

Un allarme di questo genere, d’altra parte, è stato lanciato anche, di recente, dall’agenzia di rating Fitch, che ha spiegato come il calo dei prestiti “ufficiali” strida con le previsioni degli analisti. La Banca del Popolo ha rilevato infatti un montante complessivo di crediti concessi dalle banche del Paese a cittadini e imprese pari a 505, 2 miliardi di yuan (63, 6 miliardi di euro), il mese scorso, contro i 623, 2 miliardi di settembre e i 703, 9 miliardi di agosto. 

I cinesi, insomma, potrebbero aver cominciato a preferire fonti di finanziamento “alternative”, ed “informali”, provenienti soprattutto dall’estero. Ciò mentre gli istituti di credito hanno cominciato, sebbene timidamente, a chiudere i propri rubinetti, al fine di difendersi dalla crescita dei prestiti tossici. Questi ultimi, secondo quanto ammesso dallo stesso presidente della Commissione cinese di regolazione bancaria (CRBC), Shang Fulin, hanno subito un’impennata dall’inizio dell’anno. 

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