Cina e Stati Uniti: il vero accordo sono i diritti tv della Coppa del Mondo 2026

L’accordo sui diritti tv della Coppa del Mondo 2026 siglato tra Cina e Stati Uniti ha lo stesso valore del ping pong ai tempi di ...

Mao Zedong e Richard Nixon © White House Photo Office Collection/AP/WikimediaCommons

Altro che Taiwan e Hormuz, le terre rare e i risparmi privati, i cipressi intrecciati e la cerimonia del tè. Il vero accordo Xi Jinping e Donald Trump lo hanno raggiunto sulla vendita dei diritti televisivi della Coppa del Mondo 2026 alla Cina. Diritti che, fino al giorno della visita del presidente americano a Pechino, erano infatti rimasti invenduti, creando un gigantesco problema. Non solo alla Fifa di Gianni Infantino, ma anche agli Stati Uniti che ospitano buona parte delle partite del prossimo Campionato mondiale di calcio maschile. Tanto che, possiamo tranquillamente dire, l’accordo sui diritti tv per la Coppa del Mondo 2026 assume per le relazioni tra Cina e Stati Uniti la stessa rilevanza storica che ebbero i famosi incontri di ping pong che aprirono la strada alla visita di Richard Nixon a Mao Zedong nel 1972.

La Cina non salva solo la Coppa del Mondo 2026, ma anche Stati Uniti e Fifa

Fino alla settimana scorsa la Fifa non era riuscita a vendere i diritti tv per la Coppa del Mondo 2026 né all’India né alla Cina. E questo significava non solo perdere un audience di spettatori di quasi tre miliardi di persone per le partite di calcio. Ma anche, e soprattutto, perdere quasi tre miliardi di potenziali acquirenti per i grandi sponsor. I noti marchi che qui non nominiamo e che hanno accordi del valore di diverse centinaia di milioni ciascuno con la Fifa. Una situazione inaccettabile. Come riportavano fonti cinesi, la Fifa aveva infatti chiesto circa 300 milioni di dollari. Una cifra non certo eccessiva, ma che evidentemente China Media Group si rifiutava di pagare per motivi politici. Consapevole che in questo modo avrebbe danneggiato non solo Infantino ma anche Trump.

Solo dopo il viaggio con il cappello in mano e il capo cosparso di cenere del king Donald Trump alla corte dell’imperatore Xi Jinping la situazione si è sbloccata. E dato il totale appiattimento della politica della Fifa di Gianni Infantino all’agenda trumpiana e viceversa – basta ricordare l’allucinante Premio per la pace Fifa inventato appositamente per il King, o la partecipazione di Infantino al Board of Peace dove si danza sulle macerie di Gaza e i suoi cadaveri – ecco che il valore di questo accordo diventa enorme. Tanto quanto i celeberrimi incontri di ping pong in Cina, che segnarono in maniera indelebile un punto a favore degli Stati Uniti nella Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica.

Ennesima umiliazione inflitta dall’Imperatore al King: diritti tv pagati 60 milioni di dollari invece di 300

Se Infantino è sdraiato su Trump, la Coppa del Mondo 2026 è l’ultima occasione per Trump di esercitare un minimo di soft power a livello internazionale. E un’assenza rumorosa come quella cinese sarebbe stata l’ultimo chiodo sulla tomba della traballante amministrazione prima delle elezioni di Midterm. Oltretutto, la Fifa per la Coppa del Mondo 2026 aveva previsto introiti record per oltre 12 miliardi di dollari. Buona parte di questi – circa 4 miliardi – sarebbero dovuti arrivare dagli accordi televisivi. Quindi c’era anche una questione economica mica da ridere in ballo. E infatti, alla fine la Cina invece di 300 milioni di dollari ha pagato i diritti tv solamente 60 milioni. Ennesima umiliazione inflitta dall’Imperatore al King.

E a salvare le casse della Fifa di Infantino torna di nuovo l’Arabia Saudita

Per quel che riguarda l’India, invece, l’accordo non si è ancora trovato. Ma fonti indiane hanno comunicato che non intendono pagare più di 20 milioni di dollari, rispetto ai 100 milioni — già diventati col tempo 50 — chiesti dalla Fifa. E siccome, come raccontiamo da sempre su Valori e non solo in questa circostanza, il calcio è uno strumento di potere e un dispositivo politico, ecco che a salvare le casse della Fifa è intervenuta l’Arabia Saudita. Il Paese in cui Trump ha effettuato il primo viaggio all’estero in entrambe le sue presidenze, e in cui negli ultimi e frequenti viaggi era sempre accompagnato, chissà perché, da Infantino.

Ma soprattutto, l’Arabia Saudita è il Paese a cui, con una mossa del cavallo oltre i limiti della decenza, Infantino ha assegnato direttamente e senza votazioni la Coppa del Mondo 2034. In cambio, la compagnia petrolifera saudita Saudi Aramco aveva già stretto un accordo commerciale con la Fifa nel 2024. E poi il fondo statale saudita Pif aveva salvato il Mondiale per Club 2025 della Fifa, investendo 1 miliardo nel broadcaster Dazn, che aveva comprato i diritti tv della competizione. Lo stesso fondo statale Pif, pochi giorni fa, è diventato uno dei main sponsor della Coppa del Mondo 2026, salvando la Fifa – e di riflesso Trump – se non dalla bancarotta, da una figuraccia globale. Poi venite ancora a raccontarci che calcio e politica sono due cose diverse.

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