«Cinque anni di crisi, ma la mentalità finanziaria non è cambiata»

Secondo Georges Ugeux, a capo della banca d’affari internazionale Galileo Global Advisor, gli sforzi dei regolatori sono stati paradossalmente controproducenti. La manipolazione del LIBOR ...

Sono passati cinque anni dall’esplosione della crisi finanziaria globale. Da allora, i regolatori si sono domandati cosa avessero sbagliato, ed in che modo avrebbero potuto prevenire il disastro. «Su entrambe le sponde dell’Atlantico, i governi hanno sostenuto le banche con denaro dei contribuenti», e hanno cercato di imporre nuove regole allo scopo di rendere l’evento unico nella storia. Ma le normative post crisi, purtroppo, sono paradossalmente «più complesse, meno efficaci e ancor meno adattate ai mercati mondiali». Il che ha prodotto due conseguenze: «un processo decisionale ancor più lungo in caso di crisi, e la propensione dei finanzieri ad aggirare la giungla di cavilli». 

Ad ammetterlo è, sulle colonne di Le Monde, Georges Ugeux, anch’egli a capo di una banca d’affari internazionale, la Galileo Global Advisor, con sede a New York. La storia degli ultimi anni, secondo il suo punto di vista, dimostra che «la cultura finanziaria non è cambiata». «La caduta del MF Global e soprattutto la manipolazione dei tassi di interesse interbancari (LIBOR), dimostrano che continuiamo ad assistere ad un insieme di infrazioni che i regolatori non riescono a prevenire». Al contempo, «i bilanci delle grandi banche mondiali continuano a contenere asset finanziari per un valore più che doppio rispetto a quanto viene prestato all’economia reale».

Così, prosegue Uguex, le attività sui mercati, comprese quelle ad alto rischio, continuano imperterrite. «Gli hedge funds sono in crescita, gli attori della finanza sono riparatiti all’assalto con le acquisizioni, e alle banche europee non sono state vietate le speculazioni con fondi propri: il modello è cambiato dunque solo marginalmente».