I dolori del giovane Cristiano Ronaldo nella Saudi Pro League
Lo sciopero di Cristiano Ronaldo contro la Saudi Pro League ci racconta della forza, e non della debolezza, del campionato di calcio saudita
Cristiano Ronaldo sciopera. Lo aveva annunciato e lo ha fatto. Per tutta la settimana non si è allenato e per la seconda partita consecutiva si è rifiutato di scendere in campo con Al-Nassr, squadra attualmente al secondo posto del campionato di calcio saudita della Saudi Pro League. La notizia ovviamente ha fatto il giro del mondo. E per alcuni, in testa il britannico The Times, questo indica il declino del calcio saudita. Ci manca poco che l’ex autorevole quotidiano paragoni Ronaldo a Lech Walesa. Il leader sindacale che nella Polonia degli anni Ottanta alla guida del sindacato Solidarność fece crollare il socialismo reale (in realtà in quella faccenda c’erano evidenti gli zampini del Vaticano, degli Stati Uniti, della Nato, ma questo è un altro discorso). Anche la rete di riferimento dell’estrema destra americana Fox News parla di «crisi sistemica del calcio saudita». Ma la verità è un po’ diversa.
Il fondo Pif e il controllo totale del calcio saudita
I sauditi entrano nel calcio piuttosto in ritardo rispetto a Emirati Arabi Uniti e Qatar, già attivi dai primi anni Dieci. Lo fanno nel 2021 quando, attraverso il fondo statale Public Investment Fund, comprano la squadra inglese del Newcastle. Fino ad allora il fondo Pif aveva investito molto nello sport, soprattutto nei motori, ma nel calcio era lustri indietro ai Paesi del Golfo. Il sorpasso avviene nel gennaio 2023, quando l’annuncio dell’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte del Al-Nassr segna la svolta della Saudi Pro League. L’estate seguente Ronaldo è raggiunto nel Golfo dal Pallone d’oro Benzema, oltre che da Neymar, Kanté, Firmino, Mane e via dicendo. Un mercato estivo faraonico da circa un miliardo di euro di spese complessive finanziato per tutte le squadre dal ricchissimo fondo statale Pif.
Come abbiamo scritto più volte su Valori, anche in Europa quasi tutti i grandi club che fanno la Champions League sono di proprietà, o sono partecipati, dagli stessi fondi d’investimento. E quindi in pratica hanno tutti lo stesso padrone. Ma qui non si può dire. In Arabia Saudita invece, dove la libertà di parola è assai meno tollerata che in Europa, si può tranquillamente dire che Al-Hilal, Al-Ahli, Al-Ittihad e Al Nassr, le quattro big della Saudi Pro League, sono tutte controllate dal fondo Pif. E che le altre squadre ne sono comunque partecipate, e in qualche modo controllate. E questo è il nocciolo della questione. Come i fondi gestiscono in Europa i passaggi di giocatori e allenatori – ultimo esempio quello del Chelsea che al momento del bisogno si è preso il tecnico dello Strasburgo, sempre controllato dal fondo BlueCo – così fa Pif nel campionato della Saudi Pro League.
I dolori del giovane Cristiano Ronaldo
I dolori del giovane Cristiano Ronaldo, che a 41 anni come calciatore tanto giovane non è, nascono dal fatto che finora non è mai riuscito a vincere il titolo in Arabia. Quest’anno a gennaio i rivali dell’Al-Ittihad di Sérgio Conceição hanno preso Ilenikhena e En-Nesry per una cinquantina di milioni. L’Al Hilali di Simone Inzaghi, in testa alla classifica, oltre a Meité e Bouabré, sempre per una cinquantina di milioni, ha preso pure il capocannoniere Benzema. A parametro zero e proprio dal Al-Ittihad. Mentre l’Al-Nassr di Ronaldo si è dovuto accontentare dell’attaccante colombiano Durán e di un paio di giovani promesse. Il titolo per Ronaldo appare ancora una chimera. Da qui la protesta e lo sciopero. In realtà Ronaldo non ha mai messo in discussione il sistema secondo cui Pif distribuisce le ricchezze e controlla il mercato. Lo hanno fatto soprattutto i media occidentali, sempre attenti al presunto sportwashing altrui.
Tanto che la Saudi Pro League ha risposto con un comunicato. «La lega è strutturata seguendo un principio semplice: ogni club opera liberamente sotto lo stesso regolamento. Ogni club ha la sua dirigenza, che sceglie come muoversi sui contratti, le entrate e le uscite, all’interno di una struttura che assicura sostenibilità ed equilibrio competitivo. […] I recenti trasferimenti dimostrano chiaramente l’indipendenza delle società: una si è rinforzata in un modo, un’altra ha scelto un approccio diverso. Sono decisioni prese seguendo parametri finanziari approvati. La competitività del campionato parla per sé». Una vera e propria excusatio non petita in cui, negandolo, afferma invece come Pif controlli tutto e decida su tutto. Ma di nuovo, questo non è un problema.
Lo sciopero di Ronaldo celebra la forza e non la debolezza della Saudi Pro League
Come abbiamo visto, è il calcio globale a essere oramai controllato da fondi che decidono la composizione delle loro squadre. Per non dire delle classifiche. Lo sciopero di Ronaldo contro la Saudi Pro League ci permette quindi di rimettere in prospettiva le cose. Innanzitutto la Saudi Pro League non ha mai speso soldi a caso e male per fare operazioni di sportwashing. Basti pensare che, nella famosa estate del miliardo speso sul calciomercato, tutti i club del campionato saudita insieme avevano speso un terzo delle sole squadre della città di Londra. L’acquisto di Ronaldo e le altre spese hanno semplicemente permesso alla Saudi Pro League di inserirsi con prepotenza nei radar del calcio mondiale, diventando uno dei primi campionati per appeal globale.
Tanto che, in molti Paesi del mondo, la Saudi Pro League per appeal oramai supera la derelitta Serie A italiana. Ora è il momento di consolidare. E di farlo inserendo nel campionato giovani locali, come capitato quest’anno al Al-Nassr e come previsto dal regolamento, molto più serio di quello della Serie A. In vista del vero obiettivo di tutti questi investimenti: la Coppa del Mondo del 2034 che si giocherà in Arabia Saudita. Cristiano Ronaldo, che l’estate scorsa ha rinnovato per due anni, potrà anche andarsene a giocare in Turchia, adesso o a fine anno. Il suo sciopero solitario, ben lungi dall’esporre o dal fare crollare intero un sistema, racconta invece che la Saudi Pro League oramai cammina sulle proprie gambe. E non ha più bisogno di lui.




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