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La sorveglianza, nuova forma di sfruttamento

Ogni settimana il commento di Marta Fana su lavoro, diseguaglianze, diritti

Sempre più di frequente, nel dibattito pubblico sulle storture del capitalismo contemporaneo si citano Amazon e il suo proprietario Jeff Bezos. A dire il vero, però, in Italia passano inosservate alcune innovazioni esemplari, introdotte per sorvegliare e punire i lavoratori, soprattutto quelli che provano ad organizzarsi e resistere. Così come è passata inosservata l’introduzione dei sistemi di controllo da remoto incorporati nei nuovi Google Glass. Eppure il tema della sorveglianza sui luoghi di lavoro, del governo delle tecnologie alla frontiera dell’innovazione tecnica applicata ai processi produttivi rappresentano un nodo nevralgico per comprendere il contingente pensando al futuro. Tra le tante pubblicazioni in materia, troviamo un recentissimo rapporto pubblicato e commissionato dal Parlamento europeo, in cui si fa luce sugli innumerevoli meccanismi di controllo operato nei luoghi di lavoro. La retorica che si è imposta negli ultimi decenni secondo la quale le organizzazioni produttive, divenendo più snelle, avrebbero reso più autonomi i lavoratori si infrange di fronte ai fatti. L’autonomia, pervadendo l’immaginario, è di fatto diretta dall’interno e dall’alto, attraverso l’applicazione di forme di controllo meno dirette ma più pervasive, che rispondono al sempiterno obiettivo della massimizzazione della produttività di ciascun lavoratore. Vecchie risposte per nuove domande. Tecnologia e lavoro, un tema che precede il vecchio Novecento e che dentro il sistema capitalistico rimane ancorato al tema del potere dentro i luoghi di lavoro: al dominio come condizione necessaria dello sfruttamento.