Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa e potrebbe contenere dati o informazioni relative a fonti/reference dell'epoca, che nel corso degli anni potrebbero essere state riviste/corrette/aggiornate.

EDITORIALE / Hanula-Bobbitt: figli della crisi globale

L’uragano Donald Trump ha appena cominciato ad abbattersi sull’economia globale. Ma siamo sicuri di averlo compreso a fondo? Possiamo davvero definire Donald Trump “...

Editoriale di di Katarzyna Hanula-Bobbitt di "Finance Watch" su Trump, il populismo e l'economia globale, da VALORI 145 - febbraio 2017
Editoriale di di Katarzyna Hanula-Bobbitt
di “Finance Watch” su Trump, il populismo e l’economia globale, da VALORI 145 – febbraio 2017 CLICCA PER SCARICARE E LEGGERE
copertina VALORI 145 – febbraio 2017

L’uragano Donald Trump ha appena cominciato ad abbattersi sull’economia globale. Ma siamo sicuri di averlo compreso a fondo? Possiamo davvero definire Donald Trump “un populista”?

Da questa domanda prende le mosse l’ editoriale di apertura al dossier di copertina di Valori febbraio (già uscito in versione digitale, presto disponibile su carta Fsc a casa degli abbonati o in tutte le filiali di Banca Etica e in molte edicole milanesi).

A firmarlo è Katarzyna  Hanula-Bobbitt di Finance Watch,  un’organizzazione non governativa europea che svolge attività di ricerca e sensibilizzazione sulla regolamentazione finanziaria.

Hanula-Bobbitt, evocando anche le parole del politologo olandese Cas Mudde («Il populismo è la risposta democratica illiberale a un liberalismo non democratico»), cerca di far luce tra il fumo della  propaganda del neoeletto presidente USA.

E scrive: “Trump, non va dimenticato, resta un rappresentante del Partito Repubblicano il cui programma è generalmente pro industria e le scelte della sua squadra di governo suggeriscono già, almeno in parte, quali potranno essere le caratteristiche della sua amministrazione. Tra i probabili obiettivi del nuovo governo c’è l’alleggerimento del peso della regolamentazione finanziaria, il tentativo di rafforzare la competitività globale degli Usa, l’implementazione di politiche orientate più alla crescita che al mantenimento della stabilità finanziaria e il miglioramento della capacità delle banche di finanziare l’economia reale”.

Per leggere integralmente l’editoriale basta cliccare qui.