La finanza etica modello indispensabile per costruire giustizia in Europa

Le conclusioni all’ottavo “Rapporto sulla finanza etica in Europa” firmate da Pedro M. Sasia, presidente di Febea

Pedro M. Sasia
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Il 2 ottobre 2025 Ruth Paserman – direttrice dei Fondi, dei Programmi e dell’Implementazione presso la Direzione generale occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione Europea – ha aperto il suo intervento inaugurale alla ventiquattresima Conferenza della Federazione europea delle banche etiche (Febea) con la seguente affermazione: «La finanza etica non è semplicemente un modello alternativo».

Nel suo discorso, ha sottolineato come, grazie al suo costante sviluppo e alla crescente importanza, la finanza etica si sia affermata come un modello pienamente adeguato al nostro tempo: un modello solido e indispensabile per costruire giustizia e coesione in Europa.

L’affermarsi della finanza etica come modello di riferimento è forse la principale conclusione che emerge dalla lettura delle diverse sezioni di questo Rapporto. Le varie prospettive che vi convergono – alcune più finanziarie, altre più strategiche o politiche – lo mostrano con sufficiente chiarezza. E, forse, è anche – in particolare alla luce delle analisi presentate nella parte finale – il modo più diretto e incisivo per esprimere le sfide che la finanza etica si trova oggi ad affrontare. Procediamo con ordine.

Un rapporto che indica una direzione

La prima edizione del Rapporto annuale sulla finanza etica in Europa risale al 2018 per iniziativa di Banca Etica, cooperativa di credito nata in Italia negli ultimi anni del secolo scorso con una storia costellata di risultati significativi che le hanno conferito un riconosciuto prestigio come punto di riferimento europeo nel campo della finanza etica. Negli anni successivi, il consolidamento di Banca Etica a livello europeo ha portato alla realizzazione dei Rapporti in collaborazione con Febea, fondata oltre vent’anni fa per promuovere lo sviluppo della finanza etica nel continente, proprio con il contributo iniziale di Banca Etica.

Febea ha potuto così integrare la propria visione del panorama europeo all’interno dei Rapporti, che nel tempo si sono arricchiti grazie a nuovi attori e prospettive. Ne è nato un racconto che va oltre la semplice fotografia annuale delle performance del settore, configurandosi come una narrazione riconoscibile anche fuori dallo spazio ristretto della finanza etica.

Le parole della direttrice Paserman trovano piena conferma in questo racconto, che descrive uno sviluppo non solo quantitativo – segnato da una crescita costante nel medio periodo – ma, ancor più, qualitativo. La finanza etica si consolida come uno spazio sempre più rilevante: un modello solido e affidabile, oggi più che mai necessario in Europa.

Lo si coglie con chiarezza scorrendo le pagine di questo Rapporto. Le istituzioni di finanza etica operano con solidità nei mercati e all’interno dei quadri normativi europei, offrendo prodotti e servizi capaci di rispondere alle condizioni poste da questi contesti. Condizioni che, come la stessa finanza etica ha più volte denunciato, risultano spesso poco coerenti con la natura delle sue attività, in particolare per quanto riguarda l’impatto sociale e ambientale e la gestione del rischio.

L’impegno della finanza etica nel contrastare il rischio del riarmo

Accanto a questa presenza nel mercato come soggetti finanziari – analizzata nel Rapporto con rigore e, come si vedrà, senza alcuna indulgenza verso se stessi – il documento propone anche un’altra prospettiva, non comune nei rapporti economici tradizionali. È una prospettiva tipicamente propria della finanza etica, che non può essere compresa pienamente se la si guarda soltanto come un attore economico. Le istituzioni della finanza etica si riconoscono infatti come attori sociali: leggono la realtà, interagiscono con la società e si mostrano sensibili alle questioni di giustizia che emergono nel tempo.

In questo dialogo incontrano l’economia sociale, con la quale condividono un percorso che va ben oltre la semplice offerta di servizi finanziari, come il Rapporto illustra in modo dettagliato. In questo stesso percorso, la finanza etica si trova anche a fare i conti con una Europa impegnata in un nuovo processo di riarmo, che comporta un aumento significativo degli investimenti nel settore militare e rischia di indebolire le politiche di coesione sociale e di contrasto al cambiamento climatico. Il Rapporto documenta chiaramente l’impegno della finanza etica nel contrastare questo rischio: la volontà di mantenere fermo l’obiettivo di sostenere investimenti a impatto sociale e ambientale e di escludere in modo netto ogni investimento nel settore delle armi.

Finanza etica: né retorica, né tantomeno un ossimoro. Un modello finanziario solido e necessario

Come emerge chiaramente dal Rapporto, il modello finanziario della finanza etica è solido e stabile nel tempo. Ma il documento mette in luce anche un altro aspetto, particolarmente importante, perché si discosta dal tono trionfalistico — e spesso sospetto — che caratterizza molti rapporti aziendali. Con trasparenza e realismo, il Rapporto dedica attenzione a quegli elementi che, pur non compromettendo la stabilità delle istituzioni, possono talvolta frenare l’accesso a fasi di elevata redditività economica. Le banche etiche ne sono consapevoli e scelgono consapevolmente di non perseguire strategie finanziarie ad alto rischio, che negli ultimi decenni hanno dimostrato di poter generare gravi conseguenze per la società.

L’analisi dei dati contenuti nel Rapporto — dalla struttura dei bilanci al tipo di credito, dai costi legati alla valutazione dell’impatto socio-ambientale delle richieste, fino al mantenimento di relazioni strette con le basi sociali e i territori — spiega il comportamento di un settore che, come si evidenzia con chiarezza, non ricerca la massima redditività a ogni costo. Senza mai rinunciare alla propria solidità, la finanza etica privilegia altri modi di operare e di relazionarsi con il mercato. Il suo riferimento per la valutazione comparativa è ben diverso: aspira a essere riconosciuta come best-in-class per l’impatto sociale e ambientale. Non per la redditività economica dell’investitore — tanto meno di quello speculativo.

Una proposta credibile

È una proposta solida e credibile. Soprattutto da chi chiede al proprio denaro una redditività sociale che ritiene molto più preziosa di quella economica di breve periodo. Un interesse, questo, che — come si constata sempre più chiaramente — trova crescente riconoscimento anche nelle istituzioni europee, che considerano la finanza etica un alleato naturale, talvolta l’unico, con cui collaborare per lo sviluppo di specifiche politiche pubbliche.

Come ricordava l’ex commissario europeo Nicolas Schmit in occasione del ventesimo anniversario della Federazione: «Abbiamo bisogno di voi per realizzare le nostre politiche». E aggiungeva un invito che rimane ancora valido: raggiungere i cittadini con il nostro racconto, raccontare la nostra storia — la storia che raccontano questi Rapporti.

Finanza etica ed economia sociale: una agenda comune

Pur riconoscendo il grande valore del contributo che la finanza etica offre all’economia sociale, i due ambiti condividono anche un’affinità strutturale e di intenti che, come evidenzia il Rapporto, dà alle loro relazioni una profondità fondata sul riconoscimento e sull’arricchimento reciproco. Un legame che, come si è ricordato all’inizio di queste conclusioni, va ben oltre una semplice relazione funzionale tra fornitore e cliente. Senza negare il grande valore del fatto che la finanza etica può offrire risposte finanziarie adeguate all’economia sociale, i due ambiti condividono inoltre una forte affinità strutturale e di finalità che, come si vede nel Rapporto, conferisce alle loro relazioni una profondità maggiore, basata sul riconoscimento e sull’arricchimento reciproco.

Questa relazione consente anche di definire un’agenda comune di advocacy politica, le cui priorità attuali sono illustrate in dettaglio nel Rapporto, mostrando come la finanza etica e l’economia sociale agiscano insieme sul quadro normativo, sui modelli di consumo e sulle politiche pubbliche che plasmano la vita quotidiana delle nostre società, generando e trasmettendo una cultura condivisa.

L’esistenza di questo spazio comune tra finanza etica ed economia sociale spiega anche molti dei dati analizzati nel Rapporto. La profonda conoscenza che la finanza etica ha delle realtà dell’economia sociale non è casuale. Nasce da un ascolto costante, da un coinvolgimento reale con le persone e con i territori. Una prossimità che permette alla finanza etica di costruire risposte non generiche, ma radicate nei contesti locali, vive, capaci di dialogare con ciò che accade in ogni comunità, in ogni territorio. Gran parte dell’eccellente andamento dei portafogli di credito delle istituzioni di finanza etica trova spiegazione proprio in questa conoscenza del mercato, che — come è stato più volte sottolineato — è sempre più apprezzata da numerosi attori pubblici e privati in Europa.

Guardando al prossimo Rapporto

Il Rapporto mostra chiaramente la sua proiezione verso il futuro, richiamando l’attenzione su una situazione che pone sfide e responsabilità molto concrete per la finanza in generale e per la finanza etica in particolare. Lo fa con consapevolezza, nella convinzione che ci troviamo in un momento di profondi cambiamenti — sia per il livello di solidità raggiunto dalla finanza etica in Europa, sia per il contesto, europeo e globale, entro cui essa (come l’intera società) si svilupperà nei prossimi anni. Proprio ad alcuni degli aspetti più allarmanti di questo contesto è dedicata la terza e ultima parte del Rapporto, che offre spunti per comprendere l’urgenza — più volte richiamata — di un modello di finanza etica consolidato, che rappresenti molto più di una semplice alternativa.

Il mondo che ci circonda sta cambiando rapidamente. E possiamo individuare con chiarezza le grandi tendenze che stanno plasmando il nostro futuro: la crisi climatica, la trasformazione digitale, i mutamenti demografici e, forse sopra ogni cosa, l’indebolimento delle nostre democrazie. Sono dinamiche che stanno già ridisegnando le nostre società, i nostri mercati e le nostre istituzioni. Dinamiche che interrogano tutti noi — e in modo particolare il sistema finanziario. In questo scenario, la finanza etica non può limitarsi a adattarsi. Deve assumere un ruolo di guida. E per farlo, deve essere disposta a mettere in discussione le narrazioni dominanti — soprattutto quelle che rischiano di minare le basi stesse della sostenibilità e della pace.

La finanza etica mette in discussione le narrazioni dominanti

Durante la 24ª Conferenza di Febea, svoltasi nell’ottobre 2025 e dedicata proprio al futuro capitolo della finanza etica, è stata sottolineata la necessità di rafforzare le nostre narrazioni. E, al tempo stesso, di mettere in discussione quelle dominanti.

Una di queste, che la finanza etica considera urgente affrontare, è l’affermazione sempre più diffusa secondo cui “non c’è sostenibilità senza sicurezza”. In apparenza, questa frase può sembrare convincente: chi potrebbe opporsi al bisogno di sicurezza e stabilità in un mondo attraversato da crisi multiple?

Ma dietro la sua retorica apparentemente rassicurante si nasconde un’idea pericolosa: che la sostenibilità possa essere raggiunta attraverso la militarizzazione, la sorveglianza e l’espansione del complesso industriale della sicurezza. Che il cammino verso un futuro più giusto e sostenibile debba passare attraverso la deterrenza armata e il controllo geopolitico.

E respinge l’idea che la sicurezza sia definita in termini di escalation militare

Per chi ha contribuito alla stesura di questo Rapporto, era un dovere prendere posizione di fronte a questa retorica. La finanza etica da anni si oppone con fermezza a questa visione e rivendica il proprio ruolo di custode di uno spazio non violento, oggi più che mai a rischio. Per alcune istituzioni europee di finanza etica, questa convinzione è stata uno dei principi fondativi; oggi esse sentono la necessità di riaffermarla pubblicamente.

Tutte respingono l’idea che la sostenibilità debba subordinarsi a una sicurezza definita in termini di escalation militare. Rifiutano la nozione che la pace possa costruirsi con le armi, o che la transizione ecologica implichi il rafforzamento delle frontiere e l’esclusione delle persone vulnerabili dietro muri e filo spinato.

Le istituzioni di finanza etica non finanziano l’industria degli armamenti perché sanno che la vera sicurezza non è l’assenza di minacce, ma la presenza della giustizia: la forza delle comunità, la salute degli ecosistemi, la dignità di ogni essere umano. E lo affermano con chiarezza: non può esserci sostenibilità senza pace, né pace senza equità, inclusione e solidarietà.

Le misure concrete di sostegno chieste all’Unione Europea

Questo Rapporto mostra con evidenza che tale dichiarazione non è soltanto una posizione etica, ma anche una scelta strategica. Nasce dal senso profondo della missione delle istituzioni, ma si traduce in comportamenti concreti. Perché le sfide che tutti affrontiamo — il cambiamento climatico, la disuguaglianza, la fragilità delle democrazie — richiedono cooperazione, innovazione e fiducia. Richiedono anche istituzioni europee capaci di ascoltare e di sviluppare politiche coerenti.

Per questo la finanza etica chiede all’Unione Europea misure concrete di sostegno. Riconosciuto il suo valore, è necessario adottare interventi che contribuiscano a consolidare uno spazio che, come si riconosce sempre più apertamente, è determinante per la costruzione della giustizia e della coesione in Europa. In questa prospettiva, FEBEA ha avanzato alcune proposte, tra cui:

  • l’introduzione di cornici regolatorie che riconoscano la specificità del modello di business della finanza etica, con una semplificazione dei requisiti patrimoniali per le banche di minori dimensioni;
  • incentivi fiscali per le attività e gli investimenti che dimostrano un impatto sociale e ambientale positivo, prevedendo per essi un trattamento agevolato nell’ambito delle normative fiscali dell’UE
  • accesso a finanziamenti a condizioni sostenibili, accompagnato da strumenti più flessibili da parte delle istituzioni finanziarie europee;
  • e, infine, la promozione del risparmio dei cittadini, ad esempio attraverso un Meccanismo Europeo di Risparmio Sociale che consenta di destinare volontariamente parte dei risparmi privati a strumenti sicuri, garantiti dall’UE, dedicati a iniziative di valore sociale.

La finanza etica sarà coautrice di una nuova storia in cui la finanza è al servizio dell’umanità, e non il contrario

Il prossimo Rapporto continuerà a interrogarsi sul tipo di futuro che la finanza etica intende costruire, sul tipo di eredità che vuole lasciare. Sarà ancora una volta parte di un racconto collettivo, di un cammino condiviso. Perché il prossimo capitolo della finanza etica non prenderà forma nei fogli di calcolo o nei bilanci. Ma nelle vite che tocca, nelle alleanze che crea e nei valori che difende.

Si scrive nella scelta ostinata della pace, anche quando il mondo afferma che la guerra è inevitabile. Nell’impegno costante per la sostenibilità, anche quando altri sostengono che deve essere sacrificata in nome della sicurezza. Si scrive nella convinzione profonda che la finanza possa essere uno strumento di liberazione — non di dominio. Nella solidarietà con il popolo di Gaza, nel rifiuto fermo del genocidio che si sta consumando mentre queste pagine vengono scritte, e nelle numerose azioni concrete che molte istituzioni di finanza etica hanno intrapreso in suo sostegno.

Nel prossimo Rapporto vedremo un passo ulteriore, in cui la finanza etica sarà coautrice di una nuova storia: una storia in cui la finanza è al servizio dell’umanità, e non il contrario. Una storia in cui la finanza etica non è una eccezione, ma la norma. Una storia in cui il futuro non fa paura, ma viene accolto — con coraggio, compassione e convinzione.

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