Dal 2027 è finalmente attivo in Francia il divieto di pubblicità dei combustibili fossili

Il decreto attuativo arriva dopo cinque anni di attesa. La misura, però, resterà limitata alle campagne che promuovono benzina e diesel

In Francia non si potranno più pubblicizzare benzina e diesel © Kusska/iStockPhoto

Dall’inizio del prossimo anno in Francia sarà vigente il ban fossil ads, il divieto di pubblicità dei combustibili fossili. Il Parlamento aveva votato la misura anni fa, ma per un intero lustro è mancata la normativa secondaria. Che finalmente è stata annunciata dal governo.

La messa al bando delle campagne pubblicitarie che promuovono o commercializzano combustibili fossili era prevista dalla legge sul clima e la resilienza (Loi Climat et Résilience n. 2021-1104, promulgata il 22 agosto 2021). Nonostante siano passati cinque anni, per la sua applicazione formale serviva un decreto attuativo. Il decreto per la verità non è ancora arrivato, ma nel corso dell’estate il governo francese ha annunciato che lo pubblicherà entro la fine dell’anno. Se così sarà, la misura sarà attiva a tutti gli effetti dal prossimo anno.

Difficile credere che dopo un ritardo così prolungato, e dopo averci messo la faccia in maniera così esplicita, il governo voglia procrastinare ancora. Col rischio di attirare ulteriori critiche, a cominciare da quelle degli ambientalisti. Inoltre, già prima dell’annuncio di quest’estate la Francia aveva inserito l’attuazione del divieto di pubblicità fossili nella ”Roadmap for transitioning away from fossil fuels” che aveva presentato ad aprile a Santa Marta, in Colombia, in occasione della prima Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili. Era una delle misure del Piano di elettrificazione dei consumi energetici presentato lo scorso aprile.

A cosa si applica il divieto di pubblicità fossili in Francia e cosa invece rimane fuori

Il divieto riguarda la pubblicità di carburanti come benzina o diesel. Motivo per cui gli ambientalisti già a suo tempo l’avevano accolto come una vittoria a metà. Non si estende infatti alle pubblicità di prodotti legati a filo doppio all’industria fossile e con un forte impatto ambientale e climatico.

Molto più estesa era invece la proposta originaria dalla Convenzione dei cittadini sul clima, a cui si era ispirata la legge del 2021. Fra le 149 proposte elaborate durante un percorso partecipato lungo otto mesi, infatti, figurava anche lo stop alla pubblicità su tutti i media dei prodotti che emettono la maggior quantità di gas serra, dai Suv fino ai viaggi aerei e alle crociere. Per i veicoli, ad esempio, si indicava la soglia del consumo (superiore ai 4 litri per 100 km) e/o delle emissioni (superiori a 95 grammi di CO2 per km). Il modello era la legge Évin, introdotta in Francia nel 1991 per vietare la pubblicità del tabacco e regolamentare fortemente quella dell’alcol.

Vietare le pubblicità di benzina e diesel è pur sempre un passo avanti, anche se parziale

Al di là del fatto che lo si possa bollare o meno come la classica vittoria di Pirro, l’arrivo lungamente atteso del decreto attuativo rappresenta senza dubbio un punto di svolta per il movimento internazionale per il divieto di pubblicità fossili. Prima di tutto perché una misura valida su scala nazionale pone la Francia all’avanguardia. E poi perché riconosce in modo esplicito che il problema va affrontato se si vuole essere credibili quando si parla di transizione ecologica e di contrasto alla crisi climatica.

Al riguardo era stato inequivocabile il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente del 2024. «Esorto tutti i Paesi a vietare la pubblicità delle aziende produttrici di combustibili fossili», aveva detto. Lo stesso Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) nei suoi report ha evidenziato come i governi debbano tenere in considerazioni queste misure per influenzare i comportamenti di consumo dei cittadini nella direzione della riduzione delle emissioni. Anche alla citata Conferenza di Santa Marta sia le organizzazioni della società civile sia il mondo accademico avevano caldeggiato il ban fossil ads.

In Italia, Monza segue l’esempio di Firenze e Genova sul no alla pubblicità fossile

Anche in Italia il movimento ha registrato in estate dei passi avanti concreti. Se nei mesi scorsi Firenze e Genova erano state le prime città italiane a votare la messa al bando della pubblicità fossile, a giugno è stata la volta di Monza. Tra l’altro poche settimane prima che andasse in scena il Gran Premio di Formula 1 per cui la città brianzola è conosciuta in tutto il mondo, un momento di apoteosi per tutto ciò che ha a che fare coi motori.

Su iniziativa della consigliera Ilaria Guffanti, il Consiglio comunale di Monza ha infatti votato una mozione che impegna il sindaco e la giunta a valutare l’introduzione di restrizioni o divieti alle pubblicità di prodotti con un’elevata impronta di CO2 come auto, voli e navi da crociera. In particolar modo in luoghi ritenuti sensibili, come le fermate di tram e autobus o altri spazi legati al trasporto pubblico urbano.

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