Finanza etica

Goldman Sachs, il 40% dei prestiti a petrolieri è a rischio

Più di un terzo dei prestiti che sono stati concessi dalla banca americana Goldman Sachs, nel corso del 2015, ad aziende che operano nell’ambito del ...

Di Andrea Barolini
Il crollo del prezzo del barile inguaia le compagnie americane. Un vantaggio per l’Arabia Saudita, ma non per i bilanci di molti membri Opec. Grafico caduta prezzo del petrolio da "Scoppia la guerra del petrolio", Valori 125, febbraio 2015

Più di un terzo dei prestiti che sono stati concessi dalla banca americana Goldman Sachs, nel corso del 2015, ad aziende che operano nell’ambito del settore petrolifero e del gas sono andati considerati a rischio dalle agenzie di rating. A spiegarlo, riferisce l’agenzia Afp, è stato lo stesso colosso finanziario statunitense, nel rapporto annuale sulle proprie attività che è stato trasmesso questa mattina alle autorità di controllo americane.

 

Il crollo del prezzo del barile inguaia le compagnie americane. Un vantaggio per l’Arabia Saudita,   ma non per i bilanci di molti membri Opec. Grafico caduta prezzo del petrolio da "Scoppia la guerra del petrolio",   Valori 125,   febbraio 2015
Il crollo del prezzo del barile
inguaia le compagnie
americane. Un vantaggio
per l’Arabia Saudita,
ma non per i bilanci
di molti membri Opec. Grafico caduta prezzo del petrolio da “Scoppia la guerra del petrolio”, Valori 125, febbraio 2015

 

Nello scorso mese di dicembre, ha specificato Goldman Sachs, il totale dei prestiti concessi al settore ha raggiunto la cifra di 10, 6 miliardi di dollari. Di questa somma, ben 4, 2 miliardi – pari a circa il 40% del totale – è finita a imprese sulle quali sarebbe consigliabile non investire, visti i rischi legati alla solvibilità. Una dinamica aggravata dal calo dei prezzi del barile di petrolio, che sta mettendo in grave crisi numerose aziende, finite nel novero di quelle dalle quali occorrerebbe stare alla larga.

 

Non a caso, la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha suggerito alle “petro-monarchie” di introdurre delle tasse specifiche al fine di sostenere il prezzo della materia prima.

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