Gli hedge fund che guadagnano dalla guerra e dal petrolio

Hormuz bloccato, petrolio oltre i 100 dollari al barile: gli hedge fund che avevano scommesso sul rialzo ora guadagnano miliardi

Le speculazioni finanziarie sul petrolio in tempi di guerra © Artem_Egorov/iStockPhoto

Tutti gli occhi su Hormuz. Lo Stretto del Golfo che oramai è diventato più famoso della Cappella Sistina. Da qui passano la quasi totalità del petrolio e del gas naturale liquefatto che si produce in quell’area. E da quando gli Stati Uniti e Israele hanno deciso di bombardare l’Iran lo stretto è praticamente chiuso. Per questo – ma non solo per questo – il prezzo del petrolio è schizzato in alto. E oggi supera i 100 dollari al barile. A gennaio 2026 stava poco sopra i 60, per capirci.

Tutti gli occhi su Hormuz, quindi. Soprattutto quegli degli hedge fund, quei fondi speculativi che giocano proprio sul prezzo del petrolio. E alla fine lo determinano, ben più di una guerra o di un tratto di mare chiuso al traffico marittimo.

Come gli hedge fund speculano sul petrolio a 100 dollari al barile

Basti pensare che a un certo punto, durante la pandemia, il prezzo di un barile di petrolio era sceso sotto lo zero. Costava meno di niente, anzi quello texano costava addirittura meno 37 dollari. Certo, la domanda era calata, causa pandemia, e i prezzi dello stoccaggio erano saliti. Ma anche lì si trattò soprattutto di speculazioni finanziarie legate ai futures – le promesse di acquisto di un bene, o di una rendita – e al loro commercio. Bene, come spiega un articolo di Les Echos, proprio sui mercati dei futures gli hedge fund detengono più o meno 400 milioni di barili di greggio. L’equivalente di 200 petroliere di quelle bloccate nello Stretto di Hormuz.

Il fatto è che all’inizio dell’anno, quando il petrolio valeva appunto 64 dollari a barile, tutti pensavano che il prezzo sarebbe sceso. Per questo è cominciata una vendita allo scoperto (quando punti al calo del prezzo di qualcosa, ti fai prestare quella cosa per venderla al prezzo corrente, poi con gli stessi soldi quando il prezzo è sceso ne ricompri di più) che Les Echos stima in 100 milioni di barili. Tutti sui mercati finanziari giocavano sul calo del prezzo del petrolio. Tutti tranne gli hedge fund, che già da dicembre avevano cominciato a comprarlo sotto forma di futures, ovvero di promesse di acquisto a prezzo bloccato. E che adesso, vista l’improvvisa guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran, e visto l’aumento di questo prezzo che loro avevano bloccato, si trovano tra le mani una ricchezza enorme.

Gli hedge fund sapevano: la posizione rialzista sul Brent prima dell’attacco a Teheran

«Prima dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran gli hedge fund e altri gestori di fondi avevano accumulato la maggiore posizione rialzista sui future e sulle opzioni del petrolio Brent degli ultimi due anni, prevedendo un’interruzione delle forniture di petrolio», ha spiegato John Kemp, specialista del mercato energetico. Come facevano questi fondi speculativi a sapere che il prezzo del petrolio si sarebbe alzato, a causa della guerra di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran magari, resta un mistero. Forse sono semplicemente molto bravi. Oppure potrebbe esserci un’altra spiegazione.

Sempre Les Echos, infatti, ci racconta che nel 2025, primo anno del secondo mandato di Trump, la ricchezza di alcuni hedge fund è cresciuta come non mai. Si tratta di una piccola percentuale, circa l’1 per cento degli 8mila hedge fund considerati, che da sola ha guadagnato oltre 28 miliardi di dollari. Quindi non è stata danneggiata dalla volatilità dei mercati creata dalla presidenza americana, ma anzi ne è stata aiutata. E guarda caso questi fondi sono (quasi) tutti americani. E adesso, con l’aumento del prezzo del petrolio dovuta alla guerra, non prevedibile da nessuno tranne che da loro, la loro ricchezza è destinata a aumentare ancora di più.

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