I gilet gialli? Figli della Francia che perde potere d’acquisto

L'Osservatorio francese delle Congiunture economiche: due le cause delle proteste dei gilets jaunes. Il crollo del potere d’acquisto e l'abolizione della tassa sui ricchi

Di Andrea Barolini
Una manifestazione dei “gilets jaunes” in Francia © Olivier Ortelpa/Wikimedia Commons

Per quale ragione i “gilets jaunes” stanno bloccando da settimane le autostrade della Francia? Mettendo a ferro e fuoco, in alcuni casi, le città? E per quale motivo sono così numerosi? Una risposta a queste domande arriva direttamente dall’analisi dei dati economici della nazione europea. Ed in particolare da uno studio realizzato dall’Osservatorio Francese delle Congiunture Economiche, pubblicato nello scorso mese di novembre.

Gilet gialli: il potere d’acquisto al centro della protestaPersi in media 440 euro a persona dal 2008 al 2016

Secondo l’istituto di ricerca, infatti, il reddito disponibile per i cittadini francesi è sceso in media di 440 euro tra il 2008 ed il 2016. Senza risparmiare neppure i più poveri: il 5% meno abbiente ha perso 160 euro a testa. Un lento declino, che ha fatto insorgere la popolazione al momento dell’annuncio da parte del governo di voler aumentare le tasse sui carburanti. Ma la presentazione di 42 “direttive del popolo” spiega che quella non è stata altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il quotidiano Le Monde ha analizzato tali proposte, concludendo che in due terzi dei casi, si tratta di temi cari alla sinistra radicale. Attenzione però: ciò non significa affatto che il movimento dei “gilets jaunes” sia orientato in quel senso. Al contrario, per le strade delle città francesi nessuno ha portato con sé bandiere di partito. E l’ampiezza della protesta sta spingendo tutto l’arco parlamentare – da sinistra a destra – ad “accarezzare” i manifestanti.

La questione del prezzo dei carburanti è solo la punta dell’iceberg

Così, dalla sinistra radicale de La France insoumise, al Partito socialista, fino ai conservatori Républicains, le voci “comprensive” si moltiplicano. «La sinistra e la destra hanno ricordato ad esempio che, nell’ottobre del 2017, si erano opposte all’aumento del prezzo del diesel di 2,6 centesimi al litro su quattro anni», ha ricordato la stampa francese. E pazienza se quella adottata dal governo del conservatore Edouard Philippe era una delle poche manovre realmente ecologiste dell’era-Macron (talmente poche da aver provocato le dimissioni rabbiose del ministro per la Transizione ecologica, François Hulot).

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Prioritario cavalcare il malcontento. Ma come si è generata tanta acredine nei confronti delle istituzioni? Lo studio dell’Ofce è allegato ad un “Ritratto sociale della Francia” realizzato dall’Insee, l’istituto nazionale di statistica. Che evoca numerose potenziali cause. Dall’impatto «delle riforme sociali e fiscali degli ultimi due quinquennati precedenti a quello attuale» all’evoluzione demografica.

“Mancano strumenti statistici adattati alle evoluzioni recenti del mercato del lavoro”

«Queste misure – sottolinea Le Monde – bastano effettivamente a spiegare la perdita di potere d’acquisto in Francia». Un calcolo piuttosto semplice giunge infatti alle stesse conclusioni del rapporto Ofce: «Contributi e prelievi sociali sono aumentati in media di 750 euro. Mentre l’aumento dei trasferimenti alle famiglie e degli altri aiuti ai lavoratori è stato di soli 250 euro».

Secondo questo ragionamento, però, i più poveri – avendo ottenuto maggiori aiuti – non dovrebbero aver perso potere d’acquisto. Come si arriva perciò ai -160 euro indicati nel rapporto? A pesare è stato un altro effetto: l’aumento delle persone che vivono da sole e delle famiglie monoparentali. Che beneficiano di meno agevolazioni. Inoltre, Le Monde osserva che «ciò che insegna lo studio dell’Ofce è che esiste una grave mancanza. Quella di modelli statistici adattati alle recenti evoluzioni del mercato del lavoro». La precarietà, ad esempio, «non è ancora presa in considerazione nel modo dovuto».

Come se non bastasse, altre due misure preparate dal governo di Parigi rischiano di incidere sul potere d’acquisto. Come riferito dal quotidiano Novethic, infatti, due ordinanze puntano ad aumentare i margini sui prodotti agricoli. Secondo l’associazione di consumatori UFC-Que Choisir, ciò si tradurrebbe in un esborso di 177 euro a famiglia. Ovvero di 5 miliardi in tutta la Francia.

Parigi non vuole ripristinare l’Imposta di solidarietà sui più ricchi

Inoltre, a suscitare la collera dei “gilets jaunes” c’è la vicenda dell’Imposta di solidarietà sulla fortuna (ISF). Si tratta di un prelievo sui grandi patrimoni – definito “solidale”, appunto – che Macron ha deciso di cancellare. Il che ha consentito alla fascia più ricca della popolazione, secondo un’analisi di Alternatives Economiques, di aumentare dell’1% i propri redditi.

Eppure, come riferito dal quotidiano Mediapart, il governo «si è mostrato inamovibile». «Non torneremo indietro», ha affermato il ministro del Bilancio Gérald Darmanin. L’abolizione della tassa – prosegue il giornale – «è d’altra parte il cuore del macronismo. La priorità resta la defiscalizzazione del capitale: il patrimonio mobiliare è diventato intoccabile, sacro. E su questo non ci saranno concessioni». La vecchia ricetta liberista, insomma.

La politica del governo è inoltre ben espressa dall’aumento del 18% della Tassa interna sul consumo di prodotti energetici (TIPCE). E dal calo quasi identico delle imposte sulle imprese: -19%, ovvero -3,4 miliardi di euro. Aggiungendo all’ISF anche i cali delle tasse di successione e delle imposte sulle rendite da capitale, il pacchetto-regalo arriva a 7,1 miliardi. «Quanto basta – osserva Alternatives Economiques – per nutrire i sospetti di ingiustizia fiscale».

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