Nei portafogli degli indici cattolici dello Ior spuntano Big Tech e fondi globali
Lo Ior lancia con Morningstar due indici di riferimento per la finanza cattolica. Tra le società prescelte, banche e Big Tech
L’Istituto per le opere religiose (Ior), l’istituto finanziario della Santa Sede, col sostegno di Morningstar ha lanciato due strumenti per indirizzare i “risparmi dei cattolici”. Si tratta di Morningstar Ior Eurozone Catholic Principles Index, focalizzato su società a media e grande capitalizzazione dell’area euro, e di Morningstar Ior Us Catholic Principles Index, centrato invece su società a media e grande capitalizzazione degli Stati Uniti.
L’obiettivo dichiarato è quello di indicare, in primo luogo alle istituzioni e agli enti religiosi e poi ai milioni di cattolici, un elenco di società coerenti con la dottrina della Chiesa e porle come sottostante di due indici. Vale la pena di ricordare che i principali investitori istituzionali nel capitale di Morningstar sono BlackRock, Vanguard, T.Rowe Price e Baron Capital Management, dell’omonimo “leggendario” competitor di Warren Buffett.
Big Tech (e non solo) negli indici cattolici voluti dallo Ior
Ma la cosa ancora più significativa è rappresentata proprio dall’elenco delle società prescelte dagli indici cattolici dello Ior. Si tratta di Meta, Amazon, Nvidia, Tesla, Apple, JP Morgan, Broadcom, Visa, Microsoft e Alphabet (Google) per l’indice statunitense. E di Asml, Deutsche Telekom, Sap, Banco Santander, Hermes, Bbva, Prosus, Vinci, UniCredit e Allianz per quello europeo.
Dunque la coscienza dei risparmiatori cattolici è protetta, in tutti i sensi, dalle Big Tech con annesso sfruttamento del lavoro e remunerativa bolla speculativa. Larry Fink, Jeff Bezos, Jamie Dimon diventano così i migliori interpreti della dottrina sociale della Chiesa, secondo i principi del documento Mensuram Bonam, garantendo rendimenti finanziari assai cospicui. In Europa, invece, i risparmiatori di fede sono chiamati ad amare istituti votati al culto del dividendo. Tra le realtà presenti c’è anche Prosus, che investe in piattaforme di consegna fondate sul lavoro dei rider, che troppo spesso sconfina nello sfruttamento.
Occorre specificare che, al momento del lancio, questi indici sono strumenti di riferimento (benchmark) e non prodotti di investimento diretto acquistabili da chiunque sul mercato retail. Gli indici vengono utilizzati come riferimento nella gestione patrimoniale dello Ior, un servizio riservato a ordini religiosi, istituzioni cattoliche, membri del clero e dipendenti vaticani. Gli indici, tuttavia, sono concepiti per essere un punto di riferimento globale per la finanza cattolica. In un futuro molto ravvicinato, potrebbero essere utilizzati come base per la creazione di exchange-traded fund (Etf) o altri prodotti strutturati accessibili a un pubblico più ampio attraverso gestori terzi.
Dai fondi a Santander: chi siede nel Consiglio dello Ior
In quest’ottica una considerazione specifica merita la composizione del Consiglio di sovrintendenza dello Ior. Il presidente è Jean-Baptiste de Franssu che, prima del suo incarico in Vaticano, è stato Ceo di Invesco Europe, società dove i principali azionisti sono BlackRock, Vanguard e State Street. Poi c’è Elizabeth McCaul, con un passato nella società di consulenza Promontory Financial Group (di proprietà di Ibm), specializzata in compliance e gestione del rischio. Javier Marín Romano è già stato Ceo del Gruppo Santander, mentre Scott C. Malpas per oltre trent’anni è stato il chief investment officer dell’Università di Notre Dame negli Stati Uniti, dove ha gestito uno dei fondi di dotazione più performanti al mondo.
Gli immobiliaristi nel cda della Papal Foundation
Tra i grandi clienti dello Ior figura soprattutto The Papal Foundation, fondata nel 1988 negli Stati Uniti. È l’unica organizzazione al mondo dedicata esclusivamente a rispondere alle richieste personali del Papa per progetti di beneficenza globali. È formata principalmente da laici cattolici statunitensi molto facoltosi, chiamati “Stewards of Saint Peter”, che si impegnano a donare cifre superiori al milione di dollari. Nel board siedono anche i cardinali residenti negli Stati Uniti.
Il presidente “laico” della Papal Foundation è Edward “Ward” Fitzgerald III, grande immobiliarista che ha interessi economici assai vasti in Italia attraverso la sua società, EQT Exeter. Ha infatti acquisito e sviluppato enormi poli logistici strategicamente situati vicino a Milano, nell’hinterland torinese e lungo l’asse del Brennero. Questi spazi sono spesso affittati a giganti del calibro di Amazon o operatori della grande distribuzione.
Poiché la sua Exeter si è fusa con il colosso svedese EQT, Fitzgerald è parte della leadership di un gruppo che in Italia ha mani ovunque. EQT ha infatti investito in aziende italiane come Wind Tre, il portale immobiliare Idealista e Facile.it. Recentemente, EQT Exeter ha iniziato a guardare al mercato del built-to-rent (palazzi costruiti appositamente per essere affittati) nelle principali città italiane. Anche altri membri del board della Papal Foundation sono grandi immobiliaristi. È il caso di Eustace Mita, titolare di Achristavest, e Tim Ristoff, gestore di fondi private equity molto legati al settore immobiliare.
Anche BlackRock e Vanguard tra i gestori del patrimonio dello Ior
Tornando alla gestione patrimoniale dello Ior, che come è noto nel corso degli ultimi anni è incorsa in numerose traversie, i dati del 2024 indicano un patrimonio di 5,7 miliardi di euro. Circa il 30% è affidato a pochissimi gestori, tra cui BlackRock e Vanguard.
Vale la pena ricordare che esistono anche Etf “cattolici”. Come iShares Mcsi Acwi Etf, marchio della piattaforma iShares di BlackRock e osservato con attenzione da istituzioni legate al mondo cattolico. E Global X S&P 500 Catholic Values Etf creato da Global X ETFs, società di gestione newyorkese parte del colosso coreano Mirae Asset Financial Group.
Si tratta di un fondo che replica l’indice S&P 500 Catholic Values Index, prendendo le cinquecento aziende più grandi degli Stati Uniti (l’indice S&P 500) ed escludendo tutte quelle che non rispettano le linee guida della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti. Nella corsa globale della finanza al risparmio diffuso ormai esiste un nuovo competitor.




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