Il mondo religioso chiede un’“energia di pace”. Senza combustibili fossili

Decine di istituzioni religiose, cattoliche ma non solo, aderiscono oggi al disinvestimento dalle fonti fossili di energia

Le istituzioni religiose si uniscono al movimento per disinvestire dai combustibili fossili © Christian Climate Action

Hanno scelto i giorni della Cop30 per far arrivare il messaggio forte e chiaro alle orecchie dei negoziatori. Sono le istituzioni religiose che hanno annunciato il 18 novembre 2025 l’adesione al fossil fuel divestment, la campagna per il disinvestimento dalle fonti fossili nella prospettiva della lotta alla crisi climatica.

Il “no” delle istituzioni religiose ai combustibili fossili

In quello che è uno dei più grandi annunci congiunti del mondo religioso mai organizzati, 60 istituzioni si sono unite per dire “no” agli investimenti nelle fonti fossili, in virtù dei danni ormai acclarati che generano su clima, biodiversità e diritti umani.

Nell’elenco si trovano cinque diocesi cattoliche (quattro in Italia, una in Canada) e ordini religiosi cattolici di Europa (Austria, Belgio, Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera) e Stati Uniti. In più, diverse banche cattoliche e protestanti tedesche. Più di quaranta di membri dell’Arbeitskreis Kirchlicher Investoren (Aki), una rete di investitori istituzionali della Chiesa protestante tedesca. C’è anche la sezione in Ecuador di Iglesias y Mineria, spazio ecumenico costituito da religiosi e laici per contrastare l’impatto socio-ambientale del settore minerario.

Storica la decisione dell’arcidiocesi di Gatineau, in Québec, prima adesione di una diocesi cattolica in Canada. Paese che insieme a Stati Uniti, Australia e Norvegia è fra i principali responsabili dell’espansione del business fossile dopo l’Accordo di Parigi. Tra il 2015 e il 2024 questi Stati, nel loro insieme, hanno aumentato la produzione di combustibili fossili di quasi il 40%. Nel frattempo, nel resto del mondo diminuiva del 2%.

Le istituzioni religiose tedesche e italiane in testa al movimento per disinvestire dalle fossili

I Paesi più rappresentati nell’annuncio di oggi sono Germania e Italia. Le istituzioni religiose tedesche sono state sostenute da Christians for Future, una rete nazionale di cristiani per la giustizia climatica. Fra i 42 membri della citata rete Aki figurano ad esempio la Chiesa protestante in Germania e le banche cooperative ecclesiastiche Evangelische Bank e Bank für Kirche und Diakonie. Queste ultime si basano sulle Linee guida per investimenti eticamente sostenibili della Chiesa protestante tedesca. Per parte cattolica, hanno aderito la Provincia gesuita dell’Europa centrale (che comprende Germania, Austria, Svizzera, Lituania e Lettonia) e la Steyler Bank.

In Italia hanno aderito sette realtà: l’arcidiocesi di Lucca e quella di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, le diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza e di Cremona, la Comunità del diaconato in Italia, l’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs) e il Movimento rinascita cristiana.

Il legame di carbone, petrolio e gas con conflitti e migrazioni

Particolarmente significativo il fatto che alcuni religiosi, annunciando il disinvestimento, abbiano esplicitato il legame tra fonti fossili e cambiamenti climatici da una parte, conflitti e migrazioni dall’altra. «La decarbonizzazione – ha detto il cardinale Augusto Paolo Lojudice – è un atto di giustizia, di amore per i poveri e di speranza per le generazioni future. Questo impegno esprime anche la nostra solidarietà con coloro che subiscono le conseguenze di conflitti spesso alimentati dalla dipendenza dai combustibili fossili».

Il direttore esecutivo di Ascs, Emanuele Selleri, ha affermato: «Crediamo, come associazione che lavora e vive al fianco di migranti e rifugiati, che i cambiamenti climatici siano una delle cause più tragiche delle migrazioni forzate e non possiamo girarci dall’altra parte in questo momento così delicato».

La spinta sulle comunità energetiche rinnovabili

Per numerosi enti religiosi il “no” alle fossili si combina con un “sì” alle rinnovabili. E in particolare alle comunità energetiche rinnovabili (Cer), in cui sono impegnate sempre più realtà.

Molte dichiarazioni hanno sottolineato la necessità di unire l’abbandono delle fossili con la spinta sulle rinnovabili. Eugenio Bignardi, direttore dell’ufficio pastorale Sociale e lavoro della Diocesi di Cremona, ha dichiarato: «Il nostro impegno al disinvestimento dal fossile si è concretizzato anche in un lavoro capillare di coordinamento per la realizzazione di Cer che vedono le parrocchie promotrici, assieme a Comuni, enti del Terzo settore e Fondazioni».

Sono più di 70 gli enti coinvolti nel progetto Cer promosso dalla Diocesi di Cremona, che a fine 2024 ne ha costituite sei sul territorio diocesano, in 27 Comuni delle province di Cremona, Bergamo e Mantova. Sta per aggiungersi una settima Cer “Città di Cremona”.

Il ruolo del Movimento Laudato Si’

Con le adesioni di oggi sono oltre 600 le istituzioni religiose nel mondo che si sono impegnate a disinvestire dalle fonti fossili. A coordinarle è stato il Movimento Laudato Si’, basandosi sugli insegnamenti dell’omonima enciclica di Papa Francesco. Il movimento è anche un forte sostenitore del Fossil fuel Treaty, l’iniziativa per un Trattato di non-proliferazione dei combustibili fossili.

«Sono colpita dal messaggio che emerge nelle diverse dichiarazioni sulla necessità della “coerenza” della scelta di disinvestimento con l’impegno per porre fine ai conflitti alimentati anche dalla dipendenza dai combustibili fossili, con la transizione energetica e con le migrazioni forzate causate dai cambiamenti climatici», ha detto Cecilia Dall’Oglio, responsabile dei programmi in Italia del Movimento Laudato Si’. «Tre anni fa insieme ad altre realtà lanciammo l’appello della Campagna italiana di disinvestimento cattolico dalle fonti fossili per un’economia di pace. Oggi rilanciamo con quest’annuncio per un’energia di pace».

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