Il colosso della finanza KKR apre a Milano, ma ci ha già comprati da tempo

Il fondo statunitense rafforza la presenza in Italia con un ufficio dedicato e un portafoglio che sfiora i 35 miliardi tra telecomunicazioni, energia e lusso

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

L’apertura di una sede a Milano rappresenta per il fondo KKR un importante salto di qualità nella sua presenza italiana, testimoniando quanto l’ormai noto fondo “avvoltoio” abbia acquisito un peso cruciale nella proprietà delle società del nostro Paese, secondo una schema già adottato da altri gestori statunitensi.

Sebbene KKR abbia operato per anni tramite la sua piattaforma di turnaround Pillarstone Italy, stabilmente insediata a Piazza Affari, la nuova “presenza dedicata” si inserisce, infatti, nella strategia di localizzazione dei grandi colossi finanziari, a partire da BlackRock. L’ufficio milanese è guidato da Marco Fontana e Niccolò Della Casa, due figure chiave di KKR che si trasferiscono da Londra. Lo spostamento è rilevante dal punto di vista fiscale perché, con l’apertura della sede milanese, la società americana crea una “stabile organizzazione” in Italia anche per la sua attività di consulenza e gestione.

Ciò significa che i profitti generati dall’attività dell’ufficio di Milano (commissioni di gestione e performance fees imputabili al team italiano) sono ora soggetti a tassazione ordinaria in Italia. L’ingresso di KKR nel nostro pPaese risale al 2005, con l’acquisizione di Selenia. Per quasi quindici anni, la presenza del fondo è stata quella tipica del private equity: acquisire aziende (come Argenta o Sirti), “alleggerirle”, soprattutto sul versante degli occupati, e rivenderle.

La svolta nel 2020: dagli investimenti speculativi alle infrastrutture nelle telecomunicazioni

Tuttavia, la vera svolta avviene dopo il 2020. Con la creazione di FiberCop e la successiva scalata alla rete fissa di Tim, KKR ha modificato, almeno parzialmente la sua strategia, passando da investimenti speculativi a breve termine a una visione infrastrutturale di lungo periodo con una relazione molto stretta con i poteri pubblici.

Il valore complessivo delle attività che gravitano nell’orbita del fondo supera ormai i 35 miliardi di euro, con un portafoglio che fattura complessivamente oltre 20 miliardi di euro (sommando le quote delle partecipate). La ripartizione delle attività vede il fondo americano presente in settori ad altissima barriera d’ingresso.

Nel campo delle telecomunicazioni attraverso la già ricordata operazione NetCo (FiberCop), compiuta adoperando la società veicolo Optics BidCo, KKR guida la cordata che include il ministero dell’Economia e delle Finanze, il fondo F2i e i fondi sovrani Adia e Cppib e controlla la rete fissa nazionale. Parliamo diun asset valutato circa 22 miliardi di euro in grado di mettere il fondo in contatto direttamente con i poteri pubblici.

L’ingresso di KKR in Enilive e gli asset nella generazione elettrica

Nello stesso settore, KKR è presente in Inwit, il principale operatore italiano di torri di telecomunicazione, mediante la joint venture in Vantage Towers (controllata insieme a Vodafone e GIP). Assai rilevante è anche la presenza nel settore dell’energia dove, con l’ingresso in Enilive (30% per circa 3,6 miliardi di euro), KKR si è affiancato a Eni nella gestione dei biocarburanti e della mobilità sostenibile, scommettendo su una società che genera oltre 1 miliardo di euro di Ebitda annuo.

Utilizzando le holding ContourGlobal, Encavis e Greenvolt, KKR gestisce poi numerosi asset di generazione elettrica (rinnovabile e tradizionale) presenti sul territorio italiano.

Alla luce di simili dati appare chiaro quanto KKR sia diventato un soggetto decisivo in settori strategici, nei quali è davvero difficile prendere qualsiasi decisione senza il suo coinvolgimento. Resta peraltro non trascurabile la presenza nel settore della manifattura e del lusso. Il gruppo Fedrigoni, leader mondiale nelle carte speciali, rappresenta la punta di diamante industriale, con un fatturato che ha superato i 2 miliardi di euro e margini in costante crescita. Si aggiungono Cmc, Marelli (ex Magneti Marelli) e Industria Chimica Emiliana.

Chi possiede KKR: emergono i soliti nomi noti dei colossi della finanza

KKR è presente inoltre nel settore farmaceutico/chimico attraverso ICE Group, leader mondiale nella produzione di acido colico, e in Coima Sgr, la società di Manfredi Catella per investimenti immobiliari di rilievo, in particolare a Milano.

In termini di capitale netto effettivamente iniettato nel Paese, KKR ha investito circa 11 miliardi di euro di equity, rendendo l’Italia uno dei mercati più rilevanti del fondo a livello globale, secondo solo agli Stati Uniti in alcune categorie di investimento infrastrutturale. Come è noto la forma giuridica di KKR è quella della società quotata al Nyse con una proprietà in cui circa il 75% delle azioni è in mano a grandi gestori di fondi, in particolare Vanguard Group, BlackRock e State Street, ed il restante 25% è posseduto dai fondatori storici, Henry Kravis e George Roberts.

Questa struttura garantisce a KKR una capacità di fuoco finanziaria quasi illimitata, attingendo a fondi pensione e fondi sovrani globali. In tale ottica l’apertura della sede a Milano assume il duplice aspetto della gestione più diretta di un portafoglio decisamente pesante e della volontà di aggredire in maniera ancora più frontale la raccolta del risparmio gestito italiano.

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