La delfina, il lobbista, il provocatore. In ogni caso, Angela ci mancherà

L'annunciato addio della Cancelliera chiude un'epoca. I tre principali candidati alla successione nascondono parecchie incognite. Per la Germania e l'Europa

Di Mauro Meggiolaro
Un murale di Angela Merkel al Demeure du Chaos - Musée d'Art Contemporain di St Romain au Mont d'Or vicino Lione. FOTO: thierry ehrmann.

«Non sono nata cancelliera», ha ricordato Angela Merkel il 29 ottobre scorso, quando ha annunciato che non si ricandiderà alla guida del suo partito, al congresso di dicembre, e nemmeno alle politiche del 2021, né come cancelliera né come parlamentare e non vorrà più ricoprire alcuna carica politica. Nel 2021, alla fine del suo quarto mandato, dopo sedici anni alla guida del Paese, si ritirerà a vita privata.

Angela Merkel annuncia l’addio alla politica nel 2021L’ha detto in modo protocollare, senza tradire alcuna emozione, affidando la contrizione quaresimale del suo spirito al solo colore del tailleur, un pantone 2353 C che fa molto paramento liturgico prepasquale.

Tre candidati per la successione

Dal prossimo 8 dicembre, data del congresso, al 2021 si prepara quindi una difficile coabitazione tra Merkel e il nuovo/nuova presidente della CDU che durerà, nella migliore delle ipotesi, poco meno di tre anni.

I candidati alla presidenza sono tre:

  • l’attuale segretaria generale del partito, Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), ex governatrice della regione Saarland,
  • il redivivo Friedrich Merz, ex capogruppo parlamentare CDU-CSU scomparso dalla scena politica nel 2009
  • e il trentottenne ministro della salute Jens Spahn.

AKK è il cavallo su cui punta la cancelliera, che si assicurerebbe così una transizione senza scosse, tenendo la barra saldamente al centro.

Annegret Kramp-Karrenbauer
Annegret Kramp-Karrenbauer, la “delfina” designata da Angela Merkel per la sua successione alla guida della CDU.

Merz cerca invece la vendetta: era stata proprio Merkel a soffiargli la direzione del gruppo parlamentare nel 2002 nella sua ascesa irresistibile verso il seggio più alto. Carismatico, liberista convinto, negli anni di assenza dalla politica ha collezionato poltrone nei consigli di supervisione di banche e holding industriali fino a diventare, nel 2016, presidente e lobbista del ramo tedesco di BlackRock, la società di investimenti più grande del mondo.

Friedrich Merz CDU
Friedrich Merz, l’uomo delle banche e dei fondi d’investimento.

Spahn rappresenta invece la speranza della destra del partito: «cattolico, solidamente conservatore e gay. Sono aspetti che stanno bene insieme», ama ripetere quando si presenta in pubblico. Critico dell’apertura ai rifugiati, pupillo dall’ex ministro delle finanze Schäuble (paladino dell’austerity), Spahn è un animale da talk show, dove ama provocare i moderatori e il pubblico con le sue uscite sfrontate.

Jens Spahn CDU
Jens Spahn, la “speranza” della destra della CDU

La “letargocrazia” sconfitta dall’era della realtà “post-fattuale”

Se Kramp-Karrenbauer non riuscirà a spuntarla non è da escludere che la cancelliera esca di scena prima del 2021: la convivenza con Merz o Spahn sarebbe un campo minato con ordigni pronti a scoppiare in ogni angolo.

Un contrappasso naturale per una politica navigata che, in trent’anni di carriera, si è fatta strada a forti sgomitate in un mondo di soli maschi, mettendo in condizione di non nuocere tutti i possibili concorrenti e successori.

Comunque vada finire, e anche se adesso forse facciamo fatica ad ammetterlo, Angela ci mancherà. Ci mancherà la sua odiosa “letargocrazia“, come l’ha chiamata il filosofo tedesco Peter Sloterdijk: uno stile di governo «basato sulla consapevolezza che il potere oggi si fonda, in larga misura, sul fatto di non esercitarlo, che “cova” i problemi finché non si risolvono».

Uno stile attendista, con una politica che non modella ma si lascia modellare, che non agisce ma reagisce, che aspetta «fino a quando un problema viene percepito così urgentemente dall’opinione pubblica che una qualche azione da parte delle élite diventa inevitabile».

Tutto questo ci mancherà perché, per un lungo periodo di tempo ha funzionato e ora non funziona più. Ora siamo nudi di fronte a un mondo nel quale i fatti non hanno più importanza.

La stessa cancelliera, nel 2016, ha dovuto riconoscere l’esistenza di una realtà “post-fattuale” per spiegare l’altrimenti inspiegabile ascesa del partito populista di estrema destra AfD.

La “letargocrazia”, esercizio post-moderno del potere inaugurato già dal colosso cristiano-democratico Helmut Kohl, non ha retto alla scomparsa dei fatti che ha travolto inesorabilmente anche la politica tedesca, seppure con qualche anno di ritardo rispetto al resto d’Europa.

La scelta pro-immigrati ha segnato l’inizio della fine

L’apertura delle porte ai profughi siriani nell’agosto del 2015, unica grande decisione non “letargocratica” dell’era Merkel, è stata l’inizio della fine della sua carriera politica.

In un mondo in cui la sobria e ponderata analisi dei fatti contasse ancora qualcosa, una scelta del genere avrebbe proiettato la cancelliera verso l’immortalità politica.

Un mondo del genere, però, non esiste più. E ce la dovremo vedere da soli, perché alla prossima crisi Angela Merkel, la regina d’Europa, sarà a godersi il meritato riposo da qualche parte sulle Alpi. O in qualche hotel sulla scogliera della sua amatissima Ischia.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile