Laghi, capre, passione e buone idee: c’è un’Italia che difende le montagne

In un'Italia che abbandona le aree interne, due lezioni d'amore di persone che proteggono il territorio e la biodiversità. Anche grazie alla finanza etica

Di Corrado Fontana
Agitu Ideo Gudeta, dall'Etiopia all'azienda agricola La capra felice in Trentino. Foto: Luca Bolli - Provincia Autonoma di Trento

Parole di una teoria largamente condivisibile, ma che si trova ad affrontare fenomeni insidiosi nel nostro Paese. A cominciare dall’abbandono di campagne, montagne e provincia. Il fenomeno è di particolare gravità nelle cosiddette “aree interne” (di cui si occupa una strategia nazionale ad hoc), alcune delle quali hanno già superato la soglia critica indicata dagli esperti, con oltre il 30% dei loro abitanti ormai ultrasessantenne.

Contraltare inevitabile della denatalità, che ci ha portato, per la prima volta da 90 anni, a non superare i 55milioni di individui. Prova di un declino demografico che trova l’unico freno nell’apporto che offrono gli immigrati e le loro famiglie, benché scelleratamente contrastato a livello politico.

GRAFICO struttura della popolazione italiana per età 2002-2018 – fonte Tuttitalia.it su dati Istat

Ecco allora che gli esempi concreti, grandi e piccoli, di resistenza e di impegno in controtendenza, appaiono come strade virtuose da seguire e promuovere. E non sono poche. Dalle pendici del Trentino ai borghi calabresi ai vigneti del beneventano. Talvolta nate o rafforzate grazie al sostegno della finanza etica, disposta a guardare un po’ oltre il profitto immediato.

Con Agitu Ideo Gudeta rivive la montagna

Emblematica della resistenza e di un’Italia che sa rinnovarsi è la storia di Agitu Ideo Gudeta, donna etiope giunta in Italia nel 2010 e laureatasi in sociologia a Trento. Esempio di integrazione perfettamente riuscita nella comunità, Agitu alleva capre e produce formaggi e ricotte su in montagna. Ma l’attività di La capra felice, questo il nome scelto per la sua azienda agricola, rappresenta molto più di questo. Ogni giorno, portando le sue capre al pascolo, Agitu riporta la vita attiva nelle montagne spesso abbandonate d’Italia.

Dall’Etiopia al Trentino, la battaglia di Agi per la capra localeUn lavoro duro svolto con energia e sorriso prima in Val di Gresta e ora nella Valle dei Mocheni. Grazie al quale valorizza la biodiversità (allevando la capra mochena, varietà a rischio, ha ricevuto il Premio resistenza casearia 2017 di Slow Food); pratica il recupero dei beni comuni (la sua azienda ha trovato “casa” negli edifici di un ex asilo); e offre lavoro, restituendo integrazione (con lei lavorano due richiedenti asilo).

Un esempio virtuoso, portato avanti da una donna indipendente e solida. Che non si è piegato né davanti agli incontri con gli orsi (è arrivata a dormire in macchina per proteggere il gregge da eventuali “incursioni” dell’ungulato) né dall’idiozia razzista (è stata minacciata più volte di morte).

Una Carezza sulla montagna

Lo spirito d’iniziativa di Agitu lo troviamo replicato altrove, su nell’arco alpino. Come nella comunità – piccola ma neanche troppo – che per generazioni ha frequentato la casa vacanze Villa San Pio X di Carezza (Bz), e che ha deciso di tenerla in vita direttamente nel momento in cui la struttura è stata messa in vendita e ha rischiato di chiudere. Una decisione che ha richiesto investimenti cospicui, sostenuti non dalle previsioni sugli utili potenziali bensì dall’attaccamento sentimentale a questo luogo.

turismo in montagna estate, Villa San Pio X (Bz) – 2

Come dimostrano le parole di Michela Toffanin, tra le principali fautrici dell’iniziativa: «A giugno 2017 abbiamo inviato una e-mail in cui avvisavamo che la villa sarebbe stata messa in vendita, e in una ventina di giorni abbiamo ricevuto promesse di un sostegno all’acquisto per 200mila euro. Questo ci ha fatto capire che non eravamo soli. Adesso siamo 36 soci, perlopiù di Padova, ma anche da Genova, Brescia, Milano, Bologna, Ravenna, Vicenza».

E così questa casa per ferie aperta negli anni ’50, quando i padri gesuiti cominciarono a portarvi i ragazzi alla scoperta della montagna,come luogo di esperienza di valori («condivisione, fede, rispetto, libertà, fatica, amicizia»), dal rischio d’abbandono è passata alla rinascita. Quei giovani poi diventati genitori e nonni, si sono stretti in una rete. E oggi hanno costituito una SRL che è stata capace di rilevare la struttura e continuare l’attività. Esattamente come prima. Gestita da volontari e i cui utili saranno reinvestiti interamente nella villa. In questa terra patrimonio naturale Unesco a novembre 2018 duramente colpita dal ciclone Vaia, che abbatté migliaia di abeti rossi.

Una mano dalla finanza etica, senza guardare solo al profitto

Per partire c’è stato bisogno di elaborare un business plan e richiedere un mutuo ipotecario ventennale da 600mila euro. Una cifra ottenuta tramite Banca Etica, che ha investito esplicitamente più sulla forza d’attrazione della comunità che sulle proiezioni di fatturato.

Lago di Carezza, turismo in montagna estate, Villa San Pio X (Bz)

Garantendo perciò una fiducia che parrebbe comunque avere basi imprenditoriali solide. «Il rogito – conclude Toffanin  – è stato il 22 novembre 2018, abbiamo svolto 2 mesi di lavori intensi di ripristino. Il 5 gennaio è stata diffusa la notizia che la struttura era tornata operativa. Per la prima settimana di marzo avevo già ricevuto 150 richieste. La casa vacanze è infatti attiva dal 2 gennaio, con una continua alternanza di gruppi e di famiglie».

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile