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Il lavoro, i diritti e l’algoritmo di Deliveroo

Ogni settimana il commento di Marta Fana su lavoro, diseguaglianze, diritti

Una sentenza storica quella del Tribunale di Bologna che dichiara l’algoritmo di Deliveroo discriminatorio e lesivo dei diritti fondamentali del lavoratore: lo sciopero e il diritto alla malattia. L’algoritmo reputazionale, ovvero il meccanismo utilizzato da Deliveroo per classificare i fattorini in base alla loro performance, punisce chi per un qualsiasi motivo non ha potuto portare a termine la consegna per la quale si era precedentemente registrato. Se ti ammali, punito. Se scioperi, punito. Se si rompe la bici, punito. Un meccanismo spersonalizzato che incorpora in sé i processi di controllo e disciplina propri delle organizzazioni verticali e gerarchiche come i luoghi di lavoro. L’unica novità dell’algoritmo è farlo in modo impersonale, spostando quei processi dall’umano alla macchina e ai dispositivi digitali. Conferme di quel che per anni si è detto e scritto in proposito: l’algoritmo e i dispositivi digitali, quindi la tecnologia applicata ai luoghi di lavoro, non sono neutrali, hanno un indirizzo politico, funzionando a favore di interessi ben precisi: finora quelli del padrone. Un discorso che vale ben oltre le piattaforme di delivery e investe anche il lavoro non mediato dalle piattaforme. Su questo bisognerebbe riflettere, come del resto tanti fanno. A che servono tutti i dispositivi digitali imposti ai lavoratori? Quanto l’innovazione organizzativa è spinta dalla volontà di imporre meccanismi di controllo sempre più invasivi che cottimizzano dall’interno il lavoro quotidiano?