Il Milan non è più un club, è un veicolo finanziario per investimenti immobiliari
La vendita del debito di Elliott dopo il via libera per San Siro, mostra che il Milan è un veicolo finanziario usato per fare investimenti
Di chi è il Milan? È una delle domande che ci ponemmo cinque anni fa, agli albori di questa rubrichetta. E ancora non siamo riusciti a darci risposta. Ma adesso è più opportuno cambiare la domanda, e chiederci che cosa sia il Milan. La settimana scorsa RedBird ha annunciato «il completamento con successo di un rifinanziamento […] L’operazione rifinanzia il finanziamento del fornitore, originariamente fornito da entità assistite da Elliott Advisors UK Limited (“Elliott”) in relazione all’acquisizione dell’AC Milan da parte di RedBird, e lo sostituisce con un nuovo finanziamento di debito istituzionale organizzato da Comvest Credit Partners».
In buona sostanza, scrive RedBird, il fondo di private equity dal 2022 proprietario al 99,3% del Milan, il debito che aveva nei confronti di Elliott è stato rilevato da Comcast. E questa vendita del debito è paradigmatica del buco nero in cui è precipitato il calcio finanziario, dove fondi e società d’investimento guadagnano centinaia di milioni senza produrre nulla, ma solo gonfiando la bolla speculativa da loro stessi alimentata. Oppure utilizzando le squadre di calcio per altri investimenti speculativi, finanziari o immobiliari. Ecco dunque che la domanda diventa: cosa è il Milan?
L’elefante nella stanza: lo stadio di San Siro
Senza fare tutta la lunga e curiosa storia degli investimenti di Elliott nel Milan, che potete leggere qua, possiamo cominciare a stabilire che cosa Elliott ci abbia guadagnato. Tra prestiti, vendor loan, rifinanziamenti, interessi e via dicendo, Elliott aveva ancora un credito da esigere da Red Bird nell’ordine dei 550 milioni di euro. Non è ufficiale, ma lo scrive anche il Financial Times. E questa cifra, secondo i calcoli di Calcio e Finanza, è più o meno il guadagno del fondo americano in questi dieci anni, al netto degli investimenti. Per la precisione sono 570 milioni, ma forse di più.
Le domande sono molte. Perché RedBird ha fatto guadagnare a Elliott quasi mezzo miliardo di euro? E perché ha risolto il suo accordo con Elliott proprio adesso? La risposta è una sola. E ha a che fare con l’elefante nella stanza. Qualche mese fa è arrivato il via libera alla costruzione del nuovo stadio di San Siro. E lo stadio sta diventando la maggior fonte di ricavo dei club calcistici. Ecco perché adesso tutti gli attori in campo, vecchi e nuovi, possono modificare le tipologie dei loro investimenti. La missione è stata compiuta.
San Siro è un affare solo per la proprietà finanziaria del Milan, non per tifosi e città
Costruire un nuovo stadio, come scritto più volte su Valori, permette infatti tutta una serie di guadagni correlati. E soprattutto tutta una serie di investimenti immobiliari a cascata nelle città in cui sono costruiti. Tanto che, se qualcuno avesse sostenuto anni fa che lo scopo di Elliott era traghettare a sue spese un fondo speculativo (nel caso RedBird) fino allo stadio, non avrebbe avuto tutti i torti. E se qualcuno avesse scritto che lo scopo dell’investimento di RedBird nel Milan era arrivare fino allo stadio, e poi modificare il senso dei propri investimenti, avrebbe avuto tutte le ragioni.
La missione di Elliott è quindi conclusa, perché grazie al via libera allo stadio il valore (ipotetico) del Milan è lievitato fino al punto che è stato facile trovare un nuovo investitore. Ovvero qualcuno che si accollasse il debito. Anche per Comvest comprare il debito del Milan è interessante. Grazie al nuovo stadio di San Siro tutto è destinato a crescere e lievitare: oltre al valore del Milan, anche quello del suo debito, degli interessi e degli eventuali rifinanziamenti. E soprattutto, anche la vera missione di RedBird comincia adesso. Quando partiranno le operazioni speculative sullo stadio – che, è bene ricordare, sarà di proprietà di RedBird e di Brookfield, i due fondi che controllano i club, e non certo di Milan e Inter – e gli investimenti immobiliari sul quartiere di San Siro. E oltre.
Il Milan è més que un club, è un veicolo d’investimento finanziario
Se tutto è andato così per le lunghe è solo per le lentezze burocratiche che in Italia rallentano la costruzione di stadi di proprietà. Se tutto è andato così bene è perché lo sviluppo urbano di Milano è in mano ai fondi finanziari. Quindi non è difficile immaginare che già da anni Elliott e RedBird sapessero che prima o poi uno stadio, da qualche parte, si sarebbe fatto. Per loro tutto bene, quindi. Per i cittadini milanesi e per i tifosi del Milan molto meno. Eventuali guadagni da San Siro e dagli investimenti correlati non saranno del Milan, o di Milano. Ma solo di chi partecipa alla struttura finanziaria che controlla il club. Anche attraverso il debito.
Di chi è il Milan quindi lo sappiamo: è di una serie di holding registrate nei paradisi fiscali, di debiti che vengono scambiati e rifinanziati, di interessi che maturano e di cedole che vengono staccate. Poi che il nome sia quello di un fondo o di un altro cambia davvero poco. Sappiamo anche che da tempo il Milan non è più dei suoi tifosi, che a breve saranno anche cacciati dal nuovo stadio. Uno stadio che non è e non sarà mai di proprietà del Milan. E purtroppo adesso sappiamo anche cosa non è più il Milan: una squadra di calcio. Come il celebre motto del Barcellona, il Milan è diventato més que un club, più di un club. È diventato un veicolo finanziario utilizzato per altri tipi di investimenti.




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