Il Pakistan cerca giustizia per i danni ambientali attraverso le climate litigation

Le climate litigation in Pakistan crescono, ma costi, lentezze giudiziarie e pochi specialisti rendono difficile raggiungere risultati reali

Mariam Waqar Khattak
Alluvioni in Pakistan ad agosto 2025 © Kamran Khan/iStockPhoto
Mariam Waqar Khattak
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«Mi hanno detto di non farlo». Muhammad (uno pseudonimo) parla a bassa voce durante un’intervista telefonica il 10 dicembre 2025. La frustrazione è evidente mentre spiega che deve comparire ancora una volta in tribunale per una petizione che ha presentato quasi dieci anni fa contro la deforestazione illegale nel suo villaggio. Alla domanda se pensa che i giudici si pronunceranno a suo favore, esita. «Voglio solo che si pronuncino mentre sono ancora vivo».

Muhammad si è rivolto alla magistratura pakistana con la speranza di proteggere il suo diritto costituzionale a un ambiente pulito e sano — un diritto che ha ottenuto un riconoscimento crescente nei tribunali del Paese, mentre i disastri climatici si intensificano su scala nazionale.

Le sentenze che hanno che hanno dato forma alla giurisprudenza climatica in Pakistan

Negli ultimi due decenni, le corti superiori del Pakistan hanno sviluppato una giurisprudenza sui cambiamenti climatici che oggi viene citata a livello globale. Questo percorso è iniziato con la storica sentenza Shehla Zia, in cui la Corte Suprema ha interpretato l’articolo 9 della Costituzione del Pakistan come comprensivo del diritto a un ambiente salubre. Un decennio più tardi, questa base è stata rafforzata nel caso Asghar Leghari v. Federation of Pakistan, quando l’Alta Corte di Lahore ha stabilito che «l’ambiente e la sua protezione hanno assunto un ruolo centrale nell’impianto dei nostri diritti costituzionali».

Più di recente, nel maggio 2025, la sezione di Abbottabad dell’Alta Corte di Peshawar ha emesso una sentenza dai toni molto duri, criticando sia il governo sia l’Agenzia per la protezione dell’ambiente per non aver tutelato ecosistemi montani fragili. In modo significativo, la corte è andata oltre le tradizionali preoccupazioni legate all’inquinamento dell’aria e al rumore, sottolineando la necessità di una conservazione più ampia dell’ambiente naturale.

Accanto a questi sviluppi giudiziari, il Parlamento ha adottato misure per radicare la protezione ambientale nella legge in senso stretto, anche attraverso l’articolo 9A, introdotto dal 26° Emendamento costituzionale. Nel loro insieme, questi cambiamenti offrono un quadro cautamente speranzoso in una realtà climatica altrimenti cupa.

Perché avviare una climate litigation in Pakistan è così difficile

Eppure sarebbe un errore considerare i tribunali come motori onnipotenti della giustizia climatica. Per capire che cosa la magistratura pakistana possa e non possa ottenere, è necessario collocare i tribunali nel contesto dei più ampi vincoli sociali, finanziari e istituzionali del Paese. Farlo mette in luce gravi lacune che continuano a limitare la capacità delle corti di garantire una giustizia climatica significativa.

Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) pubblicato nell’ottobre 2025, il contenzioso climatico nel mondo affronta barriere strutturali, procedurali e finanziarie. Di conseguenza, dipende fortemente da reti solide di società civile, da una cultura del contenzioso di interesse pubblico (Public Interest Litigation, Pil) e dall’accesso a competenze legali specialistiche. In Pakistan, questi prerequisiti risultano in larga parte assenti.

Costi, tempi e pochi avvocati specializzati: gli ostacoli alle azioni legali per il clima

In un’intervista telefonica con Global Voices, Abira Ashfaq, avvocata e professoressa associata di pratica presso la Habib University, osserva che la riduzione dei finanziamenti alle Ong e la mancanza di un sostegno finanziario continuativo per la Public Interest Litigation fanno sì che pochissime rivendicazioni ambientali arrivino effettivamente davanti ai Tribunali ambientali istituiti per giudicare queste questioni.

Anche quando i casi arrivano fin lì, spesso faticano a reggere i tempi lenti dei procedimenti giudiziari. Muhammad riconosce che solo grazie al supporto di una Ong locale — che ha coperto gli alti costi del contenzioso — è riuscito a portare il suo caso in tribunale. Tuttavia teme che le risorse limitate dell’organizzazione non possano competere con la portata degli interessi contrapposti, soprattutto mentre i finanziamenti alla società civile continuano a diminuire.

Un altro ostacolo strutturale è la scarsa diffusione del diritto ambientale e climatico all’interno della professione legale pakistana. In un’intervista su Zoom con Global Voices, Rafay Alam, uno dei principali avvocati ambientalisti del Paese, spiega come il diritto climatico resti confinato a un piccolo circolo di professionisti. «Qualunque diritto climatico sia emerso dai tribunali negli ultimi 20 o 25 anni è stato prodotto da una sorta di piccola famiglia», dice Alam. «Non si è esteso oltre individui che vi si sono interessati a titolo personale».

Di conseguenza, il numero di avvocati disposti ad assumere casi climatici — così come di giudici che hanno scritto sentenze in materia — resta ridotto. Anche la formazione giuridica riflette questo divario. Il diritto ambientale viene insegnato solo in poche università, molte delle quali applicano tasse elevate che rendono questi programmi fuori portata per molti studenti di reddito medio o basso. Questo ha ulteriormente concentrato le competenze sul diritto climatico in un gruppo ristretto e coeso.

Grandi progetti infrastrutturali e banche multilaterali: quando le Corti incidono meno

Le conseguenze sono visibili negli stessi Tribunali ambientali. Sebbene i giudici conoscano in genere le norme pertinenti — come il Khyber Pakhtunkhwa Environmental Protection Act 2014 — molti non hanno un’esposizione continuativa alla scienza del clima e ai principi in evoluzione del diritto ambientale. Questo, a sua volta, limita la capacità istituzionale della magistratura di sviluppare una giurisprudenza climatica più orientata al futuro.

Queste difficoltà si aggravano ulteriormente nei casi che coinvolgono grandi progetti infrastrutturali finanziati da banche multilaterali di sviluppo (Multilateral Development Banks, Mdb). Ashfaq osserva che i quadri di salvaguardia ambientale e sociale imposti da finanziatori come la Banca asiatica di sviluppo e la Banca mondiale sono, per certi versi, più dettagliati delle leggi ambientali nazionali del Pakistan.

«Tuttavia, anche se le banche affermano di mantenere standard elevati, alla fine sono concentrate sull’approvazione dei progetti e non accolgono favorevolmente gli ostacoli che un Tribunale ambientale pienamente funzionante potrebbe rappresentare», spiega. Di conseguenza, nei progetti finanziati dalle Mdb, la capacità dei tribunali di intervenire è spesso ridotta, e questo indebolisce a sua volta la loro possibilità di produrre una giurisprudenza climatica significativa.

I contenziosi climatici nel Sud del mondo sono ancora una rarità

A livello globale, il contenzioso climatico è in crescita. Tra il 1986 e il 2025, i casi originati nel Sud del mondo hanno rappresentato meno del 10% di tutte le cause climatiche nel mondo, anche se questa quota sta aumentando in modo costante. Per il Pakistan, che è uno dei Paesi più vulnerabili al clima a livello globale, la necessità di una magistratura capace di rispondere a danni climatici complessi è particolarmente urgente.

I cambiamenti climatici hanno creato un bisogno impellente che i tribunali nazionali vadano oltre il loro ruolo tradizionale di giudicare controversie tra due parti identificabili. Rafay Alam lo sottolinea quando parla delle sfide di realizzare la giustizia climatica attraverso le corti. «In definitiva, che cosa può fare un tribunale contro i cambiamenti climatici?», chiede Alam. «Posso presentare un ricorso contro il monsone?».

Il futuro delle climate litigation in Pakistan

Il sistema legale pakistano è progettato per risolvere controversie tra parti identificabili, un impianto poco adatto alla natura diffusa e sistemica del cambiamento climatico. La recente introduzione del 27° Emendamento alla Costituzione ha complicato ulteriormente l’accesso alla giustizia climatica per i cittadini pakistani. L’Emendamento ha istituito una Corte costituzionale federale (Federal Constitutional Court, Fcc) con il compito di giudicare questioni di interesse pubblico, una funzione che prima era riservata alla Corte Suprema. Che cosa significhi questo emendamento per la giustizia climatica in Pakistan è ancora da determinare; tuttavia, i critici dell’emendamento osservano che la creazione della Fcc e la crescente influenza dell’esecutivo sulla magistratura hanno compromesso gravemente i controlli e contrappesi giudiziari nel Paese. Se oggi il caso Leghari v. Federation venisse portato davanti alla Fcc, è probabile che il risultato sarebbe molto diverso.

Affrontare la crisi climatica, dunque, richiede non solo un ripensamento dei modelli economici e di sviluppo, ma anche una riforma istituzionale, anche all’interno della magistratura stessa. Se i tribunali pakistani devono svolgere un ruolo significativo nel promuovere la giustizia climatica, devono contribuire a smantellare le barriere finanziarie e strutturali che impediscono alle comunità vulnerabili di accedere alla giustizia e rafforzare la propria capacità di fungere da efficace controllo costituzionale in un’epoca di rischio climatico in rapida escalation.


L’articolo è stato pubblicato in inglese da Global Voices e tradotto dalla redazione di Valori.it

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