First Manhattan, then Berlin
14:58
Dal primo gennaio New York ha il suo primo sindaco socialista, Zohran Mamdani. Il 20 settembre Die Linke ha vinto le elezioni a Berlino con Elif Eralp, avvocata di origini turche. I due hanno vinto sullo stesso tema: la casa, contro i fondi finanziari che si sono presi le città.
In questo episodio di Unchained raccontiamo come i fondi hanno cambiato il volto di Berlino. Raccontiamo anche il referendum del 2021 sulla socializzazione di oltre 200mila appartamenti, che Eralp ha promesso di rispettare. E poi guardiamo all’Italia. Da Roma a Milano, fino allo sgombero di Spin Time, dove la politica si limita a chiedere ai fondi di avere un cuore.
In questo episodio
- Un intervento di Elif Eralp, avvocata e candidata di Die Linke alla guida di Berlino
- Un intervento di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma
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«First we take Manhattan, then we take Berlin». Prima ci prendiamo Manhattan e poi ci prendiamo Berlino, prometteva il sommo poeta. E, finalmente, sono riusciti a mettere in pratica il suo piano.
Dal primo gennaio di quest’anno la sinistra si è presa non solo Manhattan, ma tutta New York, grazie al primo sindaco socialista della sua storia: Zohran Kwame Mamdani – ne abbiamo parlato molto qui su Unchained. E dal 20 settembre si è presa anche Berlino, con la vittoria nelle elezioni regionali della candidata socialista Elif Eralp: un’avvocata e militante di origini turche.
Ora, non è ancora detto che Eralp riesca a diventare sindaca, nonostante il suo partito, Die Linke, sia arrivato primo con quasi il 26% delle preferenze. Per farlo servono i voti dei Verdi, al 14%, e soprattutto dei socialdemocratici, al 12%, che però hanno già fatto sapere che il programma della Linke sul lavoro, sulle politiche sociali, sui trasporti, sul clima, sulla Palestina, sulla sanità e – soprattutto – sul tema della casa, non gli piace proprio.
Il tema dell’abitare, o meglio del diritto all’abitare, e quindi della resistenza ai fondi finanziari che si stanno mangiando le città e i loro abitanti, è stato infatti il cuore delle campagne elettorali, e poi dei trionfi, di Mamdani a New York e di Eralp a Berlino.
«First we take Manhattan, then we take Berlin», cantava Leonard Cohen. E adesso finalmente ce le stiamo prendendo, prima New York e poi Berlino. E lo stanno facendo andando a prendere per prima cosa le case. Le case di cui le persone hanno bisogno, e diritto.
Due figli dei nostri tempi
Come Mamdani, figlio di genitori indiani ma cresciuto in Uganda, anche Elif Eralp è una figlia dei nostri tempi: i suoi genitori sono medici e militanti comunisti turchi, scappati da Istanbul nel 1980 dopo il golpe dei generali. Lei è appunto avvocata, militante comunista, nella Linke dal 2017, e come Mamdani anche Eralp ha sempre rivendicato le sue origini meticce.
I suoi comizi in campagna elettorale sono stati conditi da cibo di strada e musiche popolari turche, mentre gli slogan erano in tedesco: come quello di rendere Berlino «bezahlbar», accessibile, sostenibile, sia dal punto di vista economico che da quello della qualità della vita.
Ma né Mamdani né Eralp hanno insistito più di tanto sulle questioni identitarie, durante le loro campagne elettorali, quanto su quelle concrete. A partire dal tema della casa. Tanto che lo stratega di Mamdani, Morris Katz, in primavera è stato a Berlino per dare una mano a impostare la campagna di Eralp. E in un comizio a Neukölln la scorsa settimana Eralp ha detto che «il successo di un socialista democratico a New York, il cuore pulsante del capitalismo, è un risultato gigantesco».
Poi, si legge sulla stampa, lei e Mamdani si sono scambiati continuamente idee e messaggi.
Le affinità tra i due sono molte. Ma ci sono anche, se non proprio delle divergenze, delle sostanziali differenze. Intanto tra di loro come persone. Mamdani è più giovane, con meno esperienza e più abile sui social e nella comunicazione, mentre Eralp è una raffinata giurista. E poi sui programmi, perché quello della Linke è più lungo, più dettagliato e, nell’insieme, più radicale. Più di trecento pagine divise in 17 sezioni tematiche: dall’urbanistica ai trasporti gratuiti, dalle politiche femministe e queer a quelle sociali e sanitarie, dalla Palestina alle politiche per l’inclusione e la diversità.
E poi, il tema che ha determinato l’esito del voto: la casa.
Dalla Ddr alla Berlino meticcia
Die Linke è un partito nato dalla dissoluzione del partito comunista della Ddr, la Repubblica democratica tedesca. E se una volta era votato soprattutto da pensionati che rimpiangevano il centralismo sovietico, nell’ultimo decennio si è trasformato in un partito più simile agli altri della sinistra europea: fatto da giovani, soprattutto, urbani, soprattutto, che si identificano come antifascisti, antisessisti, antimilitaristi, libertari e meticci. Tutto il contrario del grigio immaginario della Berlino Est di una volta. Per questo va peggio di prima nelle regioni dell’Est, ma molto meglio di prima in posti come Berlino. E se la Ddr ha avuto tanti difetti, probabilmente troppi, almeno una cosa buona l’aveva. La sua costituzione, che recitava:
«Ogni cittadino ha diritto a uno spazio abitativo per sé e per la sua famiglia, in base alle possibilità economiche e alle condizioni locali. Lo Stato è tenuto a garantire tale diritto promuovendo la costruzione di alloggi, la manutenzione di quelli esistenti e il controllo pubblico sull’equa distribuzione dello spazio abitativo».
E la casa è il cuore del trionfo di Elif Eralp a Berlino.
Come i fondi si sono presi Berlino
Tanto il diritto alla casa fa vincere i Mamdani e le Eralp, tanto non piace a chi, di mestiere, possiede centinaia o migliaia di appartamenti. «Rossetto rosso ed espropriazioni: un esponente anticapitalista punta al potere a Berlino», ha titolato il Financial Times. «Le case di Berlino con affitti calmierati ed espropri ai fondi esteri: cosa c’è dietro la socializzazione che ha fatto vincere la sinistra», questo è invece il Corriere della Sera.
Dietro c’è un fatto molto semplice. Negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, Berlino era una città di spazi vuoti e affitti calmierati. È l’epoca degli squat e dei capannoni occupati dove nasce e fiorisce uno dei movimenti underground più interessanti del Novecento. Poi gli investimenti privati, che approfittano di questa rigenerazione cittadina nata dal basso e se ne appropriano per metterla a profitto, cambiano radicalmente il volto della città.
Dall’inizio del nuovo millennio a oggi il costo degli affitti è più che triplicato, ma non solo. Entrano in gioco i fondi finanziari – un tipo molto particolare di azienda che abbiamo descritto in uno dei primissimi episodi di Unchained, il numero 2, parlando proprio di Germania. I fondi agiscono sulla città con una morsa a tenaglia: prima acquistano palazzi e terreni dalle dismissioni pubbliche, o approfittano del capitale in loro possesso per proporsi come costruttori di edifici destinati all’edilizia al posto delle imprese pubbliche. In cambio, negli stessi quartieri, ottengono come compensazione la possibilità di costruire edilizia commerciale: alberghi, ristoranti, negozi, parchi a tema e così via.
In questo modo, una volta che le case sono pronte, queste si trovano a essere messe in affitto in quartieri in cui è profondamente mutata la composizione sociale, grazie all’edilizia commerciale che ha reso il quartiere più attrattivo (o presuntamente tale) e ha alzato i prezzi di ogni cosa. Ecco quindi che gli stessi fondi d’investimento che posseggono gli edifici destinati alle abitazioni possono permettersi di proporre prezzi esorbitanti per l’acquisto o – sempre più spesso – l’affitto.
Il risultato è che l’edilizia pubblica e popolare è completamente tagliata fuori. Le case – così come gli edifici destinati al commercio – sono tutte in mano ai fondi.
A Berlino si stima che circa 200-250mila unità immobiliari, poco meno di un appartamento su cinque, siano controllate da fondi finanziari. A fronte di questo, oltre l’85% degli abitanti di Berlino è costretto a vivere in affitto perché non può permettersi di comprare la casa, di proprietà dei fondi. L’85% non significa solo i poveri, e nemmeno i poveri più la classe media impoverita, e nemmeno i poveri più la classe media impoverita più la classe media non ancora impoverita.
L’85% significa che a Berlino quasi nessuno può permettersi di comprare una casa.
Il referendum del 2021 e la socializzazione
E dunque, cosa propone la Linke di Eralp? Le espropriazioni anticapitaliste dei titoli di giornale di cui sopra, quelli sui cosacchi che si abbeverano alla fontana di Brandeburgo o giù di lì, hanno una storia che nasce prima di queste elezioni.
Precisamente nel 2021, quando un referendum di iniziativa popolare chiede di socializzare (cioè rendere di proprietà pubblica) gli appartamenti delle grandi società immobiliari che possiedono più di 3mila unità abitative nella capitale tedesca. Il 58% dei cittadini vota a favore.
L’allora sindaca, una socialdemocratica della Spd, aveva fatto di tutto per ostacolare il referendum. Nonostante la commissione da lei stessa nominata per bloccarlo avesse poi detto che quanto chiesto dal referendum era costituzionalmente corretto. Questo per dire anche di come succede che la socialdemocrazia europea crolli e i partiti di ultradestra avanzino. Berlino aveva, e ha, la facoltà, a fronte di un indennizzo, di riprendersi le case gestite dai fondi, il cui scopo è far guadagnare i loro azionisti e non garantire il diritto basilare alla casa.
Cinque anni dopo Elif Eralp ha trionfato alle elezioni semplicemente promettendo che rispetterà il voto popolare di quel referendum.
Il programma della Linke prevede quindi che i fondi potranno possedere e gestire fino a tremila unità immobiliari abitative. Tutti gli altri immobili in loro possesso saranno quindi socializzati (una misura che rispetto all’esproprio costerebbe di meno alla città) e trasferiti all’interno di una “proprietà collettiva cittadina” dopo il pagamento di un indennizzo.
Gli appartamenti che diventerebbero di pubblica proprietà sarebbero poco più di 200mila. I costi di questa operazione variano dai 3 ai 25 miliardi di euro. Una spesa che verrebbe gradualmente recuperata grazie ai proventi degli affitti che la città incasserebbe.
Proprio a partire dalla casa, il tema più urgente e più sottovalutato dei giorni nostri, la sinistra si è presa Manhattan e si sta prendendo Berlino.
E in Italia?
In Italia la situazione non è migliore, anzi. Nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo il patrimonio edilizio è sempre più in mano ai fondi immobiliari. A cui sono continuamente regalati nuovi spazi di agibilità per costruire qualsiasi cosa, mentre i cittadini non hanno i soldi non solo per comprarsi la casa, ma neppure per prenderla in affitto.
E val la pena far notare che, tolta Palermo, le città che ho nominato sono tutte governate dal Partito Democratico o da persone d’area. Ma come nel caso della Spd tedesca, la socialdemocrazia non ha risposte a questo tema.
Recentemente su Valori.it abbiamo raccontato la vicenda di Spin Time, abbastanza emblematica, andatevela a leggere. Un palazzo nel pieno centro di Roma è stato regalato a un fondo finanziario, che l’ha lasciato vuoto e abbandonato per anni. Un gruppo di cittadini lo ha occupato per farne un luogo abitativo per persone che non avrebbero potuto permettersi una casa, aggiungendo anche tutta una serie di attività sociali per aiutare con le cure, l’istruzione, la cultura. E perché no, il divertimento.
A Spin Time si è formata una comunità che quest’estate, non appena il fondo ha intravisto una nuova possibilità di guadagno, è stata sgomberata. Bambini gettati per strada, sull’asfalto bollente, per settimane.
Quello che il sindaco Roberto Gualtieri è riuscito a fare è stato sparpagliare la comunità in abitazioni di fortuna nelle varie periferie della capitale. E poi fare appello al «cuore» dei fondi immobiliari, che avrebbero dovuto commuoversi e vendere l’immobile al Comune. Si nota la differenza con Eralp?
Altro che esproprio, altro che socializzazione. In Italia puntiamo a commuovere i flussi immateriali di denaro.
Ci siamo presi Manhattan, ci prenderemo Berlino. Ma adesso dobbiamo prenderci anche Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e tutte le città che in Italia sono devastate dalla voracità dei fondi immobiliari che privano i cittadini del diritto alla casa.



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