Le proposte di Banca Etica per facilitare il credito all’economia sociale
L'economia sociale in Europa vale quanto l’automotive. Eppure, per ottenere credito, si scontra con strumenti pensati per altri tipi di imprese
L’Europa ha un settore dell’economia sociale con un fatturato vicino a quello dell’automotive, e un sistema di banche etiche in salute che lo finanzia. Su raccomandazione delle istituzioni europee, l’Italia si è dotata di un Piano nazionale per l’economia sociale che il Consiglio dei ministri ha esaminato il 2 luglio 2026, aprendo la fase dell’attuazione. Manca però un tassello. Gli strumenti di garanzia che dovrebbero agevolare il credito all’economia sociale sono discontinui e poco coordinati. Soprattutto, sono pensati per le piccole e medie imprese; non per mutue, cooperative e imprese sociali.
Proprio dal sistema delle banche etiche arriva un pacchetto di proposte per renderli più efficaci. Banca Etica le ha dettagliate in un documento (“Garanzie pubbliche per l’economia sociale. Stabilità, adeguatezza e continuità tra Italia ed Europa”) presentato il 16 luglio a Roma. Il testo è già stato sottoscritto da Acli, Altromercato, Arci, Caritas, Cnca, Cgm, Cooperfidi, Corpe, Emergency, First Cisl, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam, Ritmi.
L’economia sociale funziona, le banche etiche anche
Nella definizione di economia sociale rientrano cooperative, imprese sociali, società di mutuo soccorso, fondazioni. Soggetti che svolgono un’attività economica ponendosi un obiettivo di interesse generale o collettivo, non di massimizzazione del profitto. Ed è per questo che tengono in piedi quella larga parte del welfare che il settore pubblico non riuscirebbe a sostenere da solo e, al tempo stesso, non sarebbe remunerativa per il privato. Anche sotto il profilo economico, è un comparto tutt’altro che marginale. Nei 19 Stati membri dell’Unione per cui il dato è disponibile, dà lavoro a 11,5 milioni di persone. Il suo fatturato supera i 912 miliardi di euro l’anno, un valore non lontano a quello dell’automotive.
Nel 2023 il Consiglio dell’Unione europea ha raccomandato agli Stati membri di valorizzare questo settore. L’Italia ha risposto con il Piano nazionale dell’economia sociale, un documento con orizzonte decennale che individua una serie di interventi, tra cui un più facile accesso al credito. Finora il sostegno è arrivato in buona parte dalle banche etiche. Banca Etica, ad esempio, destina al no profit il 18,1% dei propri finanziamenti a imprese e organizzazioni. Includendo le cooperative sociali, la percentuale sale al 44,7%. Allargando a tutte le cooperative, raggiunge il 60%.
Nel loro insieme, le banche etiche europee destinano più del 70% dei loro crediti all’economia sociale, contro il 19% delle grandi banche. Una scelta che non compromette nulla in termini di stabilità. L’ottavo Rapporto sulla finanza etica in Europa mette a confronto banche etiche e banche significative (le più grandi, sottoposte alla vigilanza delle Banca centrale europea). Le prime hanno una quota di credito sugli attivi più elevata, un’incidenza dei crediti deteriorati più bassa e una redditività degli attivi leggermente superiore.
Le idee per rafforzare l’accesso al credito dell’economia sociale
Per fare credito all’economia sociale, però, servono le garanzie pubbliche. Sono meccanismi per cui lo Stato, in caso di insolvenza del beneficiario, copre parte della perdita riducendo il rischio per le banche. Ad oggi, però, scontano diversi limiti. Il documento di Banca Etica non ne fa una questione di risorse: non chiede nuovi fondi, bensì strumenti più stabili, meglio coordinati tra Italia ed Europa e costruiti sulle caratteristiche di cooperative, mutue, imprese sociali ed enti del Terzo settore, inevitabilmente diverse da quelle delle imprese tradizionali.
Al centro dell’attenzione è il Fondo di garanzia per le Pmi, il principale strumento italiano di garanzia per le piccole e medie imprese. Oggi la misura viene prorogata di anno in anno: renderla strutturale darebbe molte più certezze sia alle banche sia ai beneficiari. In più, alcune misure sono riservate al Terzo settore; Banca Etica propone invece di includere anche cooperative e mutue.
La sezione dedicata agli enti del Terzo settore, inoltre, vale solo per finanziamenti di importo massimo di 60mila euro. Con una soglia così bassa, molti enti che potrebbero beneficiarne continuano a ricorrere alle garanzie ordinarie per le Pmi, rinunciando alle agevolazioni specificamente pensate per loro. Sulla carta c’è anche una sezione speciale per gli enti non iscritti al Registro delle imprese e gli enti religiosi, con una dotazione pari a 10 milioni di euro, ma mancano alcuni passaggi attuativi per farla entrare in funzione.
Fin qui l’Italia. Il documento guarda anche all’Europa, dove il principale strumento di garanzia pubblica che sostiene il credito all’economia sociale è InvestEU. L’esperienza dimostra che funziona bene, ed è per questo che Banca Etica chiede di rifinanziarlo nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034, semplificarne le procedure e coinvolgere maggiormente gli intermediari specializzati (come le banche etiche e i confidi dell’economia sociale) già in fase di progettazione.




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