Il premio Nobel Joseph Stiglitz lancia il primo rapporto del G20 sulle disuguaglianze globali

Presentato al G20 il rapporto che, secondo Oxfam, segna una svolta nel riconoscimento delle disuguaglianze che minacciano le democrazie

La disuguaglianza sociale mette a rischio la democrazia © claffra/iStockPhoto

Il Comitato straordinario di esperti indipendenti sulle disuguaglianze globali ha presentato al G20 il primo rapporto mai realizzato su questo tema. Istituito dal presidente Cyril Ramaphosa per la presidenza sudafricana del G20, il Comitato è nato da una consultazione con alcuni dei più autorevoli economisti ed esperti di disuguaglianze a livello mondiale. È presieduto dal premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e comprende altri cinque eminenti studiosi: Adriana E. Abdenur (Brasile), Winnie Byanyima (Uganda), Jayati Ghosh (India), Imraan Valodia e Wanga Zembe-Mkabile (entrambi dal Sudafrica).

«È un onore presentare questo rapporto al presidente Ramaphosa e al G20. Le evidenze sulle disuguaglianze dovrebbero preoccupare i leader di tutto il mondo. Sappiamo di trovarci in un’emergenza climatica: è tempo di riconoscere che affrontiamo anche un’emergenza di disuguaglianze. Non si tratta solo di un’ingiustizia che mina la coesione sociale, ma di un problema che incide profondamente anche sull’economia e sulla politica. Il nostro comitato è convinto che alcuni degli effetti più gravi delle disuguaglianze si ripercuotano direttamente sulla salute della democrazia», ha dichiarato il professor Joseph Stiglitz durante la conferenza stampa di presentazione.

«Tra il 2000 e il 2024 l’1% più ricco del mondo ha catturato il 41% di tutta la nuova ricchezza»

«Il lavoro del Comitato ci ha mostrato che le disuguaglianze costituiscono una crisi che richiede un’azione coordinata. Per agire, è fondamentale che decisori politici, leader, settore privato, giornalisti e mondo accademico dispongano di dati e analisi accurati e aggiornati sulla portata di questa crisi. Per questo raccomandiamo la creazione di un nuovo Gruppo internazionale sulle disuguaglianze, ispirato al modello dell’Ipcc per il clima: un organismo che riunisca competenze da tutto il mondo per monitorare le disuguaglianze e analizzarne le cause», ha aggiunto Stiglitz.

Il rapporto arriva in un momento di forte preoccupazione per «la crescita dei redditi e della ricchezza concentrata nelle fasce più alte» e per «le difficoltà sempre maggiori che ampie parti della popolazione incontrano nel riuscire ad arrivare a fine mese». L’analisi mostra che, tra il 2000 e il 2024, l’1% più ricco del Pianeta ha accumulato il 41% di tutta la nuova ricchezza, mentre al 50% più povero è andato appena l’1%. In termini concreti, ciò significa che l’1% più ricco ha visto crescere la propria ricchezza media di 1,3 milioni di dollari, contro soli 585 dollari per metà della popolazione mondiale – valori espressi in dollari costanti del 2024. Una disparità che alimenta, inevitabilmente, il timore per la tenuta democratica in un contesto di ricchezza sempre più concentrata.

Il traino della crescita del reddito in Cina non basta più

Dal rapporto emerge anche che l’83% dei Paesi – dove vive il 90% della popolazione mondiale – rientra nella categoria di «elevate disuguaglianze» secondo la definizione della Banca Mondiale. Nei Paesi più diseguali, il rischio di un declino democratico è sette volte superiore rispetto a quelli più equi. Sebbene le disuguaglianze globali tra individui si siano ridotte negli ultimi decenni, questo progresso è dovuto quasi esclusivamente alla crescita dei redditi in Cina.

Le prospettive per ulteriori riduzioni restano però incerte: il divario di reddito tra Nord e Sud del mondo rimane molto ampio, e la crescente concentrazione della ricchezza ereditaria rischia di aggravarlo. Nei prossimi dieci anni si prevede infatti che circa 70mila miliardi di dollari passeranno in eredità, mettendo a dura prova la mobilità sociale, l’equità e le pari opportunità.

Le raccomandazioni del Comitato straordinario di esperti indipendenti sulle disuguaglianze globali

Nelle sue conclusioni, il rapporto del Comitato straordinario di esperti indipendenti sulle disuguaglianze globali sottolinea come una serie di politiche mirate possa contribuire a ridurre le disuguaglianze, sia a livello nazionale che internazionale. A livello globale, il documento evidenzia la necessità di riformare le regole economiche internazionali, ripensando in particolare quelle sulla proprietà intellettuale – soprattutto in relazione a pandemie e cambiamenti climatici – e di riscrivere le norme fiscali per assicurare una tassazione equa delle multinazionali e degli ultra-ricchi, in linea con la Convenzione fiscale delle Nazioni Unite.

Sul piano nazionale, il Comitato invita a rafforzare la regolamentazione a tutela dei lavoratori, a ridurre la concentrazione del potere economico, a tassare le grandi plusvalenze e a investire nei servizi pubblici, accompagnando queste misure con politiche fiscali e di spesa più progressive. Il rapporto incoraggia inoltre nuove forme di cooperazione tra Paesi, fondamentali in un contesto di crescente instabilità geopolitica, ad esempio in ambiti come la tassazione, il commercio e la transizione verde. In tutto ciò, viene ribadito il ruolo chiave del G20 nel favorire il coordinamento internazionale necessario per rendere possibili questi cambiamenti.

«Una pietra miliare nel riconoscimento delle crisi dovute alle disuguaglianze»

«Questo rapporto non poteva arrivare in un momento più opportuno. Rappresenta una pietra miliare nel riconoscimento internazionale della crisi delle disuguaglianze che danneggiano le nostre economie, corrodono le nostre società e minacciano le nostre democrazie. È una proposta eccellente e attesa da tempo che ci auguriamo i governi del G20, tra cui quello italiano, vogliano sostenere. Il Comitato porterebbe lo stesso rigore scientifico e lo stesso impegno nell’affrontare i crescenti divari economico-sociali che il Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) applica al contrasto alla crisi climatica», ha affermato Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia. Tra i soggetti con cui la task force si è consultata nella fase di preparazione dello stesso rapporto.

«I lavori del G20 si stanno svolgendo sullo sfondo di tensioni geopolitiche senza precedenti. E con gli Stati Uniti che continuano ad alimentare le disuguaglianze sia in patria che nel resto del mondo attraverso sgravi fiscali per i più ricchi, tagli draconiani a programmi di welfare e dazi sconsiderati. È evidente quindi che i governi si trovano a dover compiere una scelta di fondamentale importanza: tra un ordine internazionale concepito per servire le persone comuni di ogni Paese o uno controllato dagli oligarchi», ha concluso Maslennikov.

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