«Missione compiuta» per le banche statunitensi: la Fed vuole alleggerire i loro requisiti patrimoniali
Nel recepimento di Basilea III, la Federal Reserve propone di ridurre i requisiti patrimoniali pensati per rendere più solide le banche
La crisi finanziaria globale del 2008 sembrava aver lasciato in eredità un messaggio ben chiaro: il sistema bancario è più solido se le banche sono tenute a detenere più capitale proprio, così da assorbire eventuali perdite senza scaricarle sull’economia reale e sui contribuenti. Nel 2023 gli Stati Uniti hanno attraversato un’altra crisi, più circoscritta, legata al fallimento di Silicon Valley Bank. Ma sembra già tutto dimenticato. Il 19 marzo 2026, infatti, la Federal Reserve ha reso note le sue proposte per alleggerire i requisiti patrimoniali delle banche. L’idea è quella di liberare capitale per prestiti, riacquisti di azioni (buyback) e dividendi. Poco importa se, al tempo stesso, si rende il sistema più fragile di fronte a eventuali shock.
Gli Stati Uniti verso l’introduzione del pacchetto di Basilea III
Michelle Bowman, vicepresidente della Federal Reserve per la supervisione bancaria, aveva anticipato nei giorni precedenti che a breve la banca centrale statunitense avrebbe proposto le nuove regole necessarie per recepire Basilea III. Si tratta di un articolato pacchetto di standard internazionali volti a irrobustire il sistema bancario per scongiurare nuove crisi. Nonostante se ne discuta da più di 15 anni, le nuove norme devono ancora essere adottate pienamente. A complicare le cose c’è anche il fatto che ogni Stato (o area economica, nel caso dell’Unione europea) debba introdurle in autonomia. Soprattutto da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, è parso evidente che gli Stati Uniti volessero ammorbidirle. Il che ha spinto anche Unione europea e Regno Unito a optare per un atteggiamento più attendista.
Bowman aveva proprio anticipato che l’intenzione era quella di «eliminare sovrapposizioni normative» e «calibrare meglio i requisiti in base al rischio effettivo». Parole che le principali lobby bancarie d’Oltreoceano avevano subito accolto con grande favore, perché facevano presagire un allentamento delle regole. Il pacchetto ufficiale di proposte lo conferma. Lo hanno elaborato i funzionari della Fed insieme a due regolatori bancari, la Federal Deposit Insurance Corp (Fdic) e l’Office of the Comptroller of the Currency (Occ). Dopo il voto dei board, il pacchetto sarà soggetto a una consultazione pubblica di 90 giorni prima di essere finalizzato. In questa forma, conterrebbe le modifiche più importanti alle regole sui requisiti patrimoniali delle banche dal post-crisi finanziaria del 2008.
Cosa prevede il piano della Fed per alleggerire i requisiti patrimoniali delle banche
Le proposte sui requisiti patrimoniali variano a seconda della dimensione delle banche. Per gli istituti più grandi, il cuscinetto di capitale di migliore qualità (il cosiddetto common equity tier 1) scenderebbe in media del 4,8%. Per quelli di medie dimensioni la riduzione prevista è del 5,2%, mentre per i più piccoli (con meno di 100 miliardi di dollari di attivi) arriverebbe al 7,8%.
Nell’applicazione di Basilea III, le proposte della Federal Reserve eliminano metodologie «duplicative» per il calcolo dei requisiti e ridefiniscono il calcolo dei rischi di credito, di mercato e operativi per le banche più grandi e per quelle attive a livello internazionale. Ciò significa che la riforma di per sé punta ad alleggerire, ma contiene misure specifiche che si rivelano un po’ più severe per alcune banche sistemiche (come Citigroup, Bank of America e JPMorgan Chase).
Resta comunque un approccio ben più morbido rispetto a quello proposto nel 2023, che era stato accusato di nuocere alla competitività delle banche statunitensi e non era mai arrivato a compimento. Gli esperti interpellati da Bloomberg sottolineano poi che le banche non resteranno a guardare. Da un lato interverranno nella consultazione pubblica, dall’altro riorganizzeranno gli attivi per ridurre al minimo il capitale richiesto dalle nuove regole. L’impatto, dunque, potrebbe essere maggiore rispetto a quanto appare sulla carta.
Secondo Elizabeth Warren, la proposta «soddisfa ogni richiesta delle grandi banche»
Soddisfatte le associazioni di categoria del mondo bancario. Critici, viceversa, i parlamentari democratici. Tra i più agguerriti Elizabeth Warren, principale esponente democratica nella commissione bancaria del Senato, che si era occupata proprio di scrivere e spingere le regole post-crisi 2008. Attraverso una nota, Warren punta il dito contro le banche, autrici di «un’offensiva di lobbying pluriennale per smantellare le modeste salvaguardie contro i rischi assunti a Wall Street».
«Le grandi banche possono ora dichiarare missione compiuta. La proposta di oggi soddisfa ogni loro richiesta», dichiara Warren. «Significherà maggiori pagamenti per gli azionisti e i dirigenti delle megabanche, meno credito per piccole imprese e famiglie e un sistema bancario ancora più esposto a crisi devastanti e salvataggi pubblici».
Sul tema si è creata una spaccatura anche all’interno della Federal Reserve. Mentre Michelle Bowman – di nomina trumpiana – si è fatta promotrice della riforma, il suo predecessore Michael Barr (che aveva ricoperto la stessa carica sotto la presidenza Biden) si è opposto. Le riduzioni dei requisiti patrimoniali per le banche, sostiene, sono «non necessarie e imprudenti».




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