Riciclaggio di denaro, quanto è opaco il cielo sopra Berlino…

A Berlino si riciclano almeno 100 miliardi di euro l'anno. Uno scandalo frutto di lacune legislative e di una segretezza finanziaria con pochi eguali al mondo

Di Mauro Meggiolaro
Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay

Ormai è un segreto di Pulcinella: in Germania è facile riciclare il denaro sporco, frutto di attività illecite come il traffico di droga o di esseri umani, oppure, più semplicemente, di attività legali ma ignote al fisco. Nella Bundesrepublik si riciclerebbero almeno 100 miliardi di euro all’anno, così almeno stima uno studio, ancora unico sul tema, di Kai Bussmann, ordinario dell’università di Halle-Wittenberg, pubblicato nel 2015. Un dato che si avvicina molto a quello italiano: 118 miliardi di euro secondo le stime di Bankitalia.

Segretezza finanziaria, Panama e Isole Vergini meno opache della Germania

Ma cosa rende il riciclaggio così semplice nel Paese più ricco d’Europa? Un primo indizio si trova, da anni, nell’indice di segretezza finanziaria (Financial Secrecy Index), aggiornato regolarmente dalla ONG Tax Justice Network (TJN), che mette la Germania al settimo posto al mondo per opacità in campo finanziario, dopo le Isole Cayman ma prima di Panama, Isole Vergini Britanniche e Isole del Canale.

«In Germania – si legge nel documento di TJN che accompagna la pubblicazione dell’indice – continuano ad esserci serie lacune nella legislazione nazionale, mentre una negligente applicazione delle normative fiscali e antiriciclaggio rappresenta ancora un grosso problema per la loro efficacia». Il governo, poi, «si è sempre opposto a istituire registri che rendano pubblici i beneficiari finali di holding e scatole societarie».

La Top20 dei Paesi più opachi del mondo secondo il Financial Secrecy Index 2018 di Tax Justice Network
La Top20 dei Paesi più opachi del mondo secondo il Financial Secrecy Index 2018 di Tax Justice Network.

Il federalismo aiuta il nero

«È chiaro che tutti questi aspetti non sono la causa del riciclaggio, ma certamente lo facilitano», spiega a Valori Sven Giegold, parlamentare europeo tedesco dei Verdi. «La Germania dovrebbe essere sottoposta a una procedura di infrazione europea per le evidenti carenze nell’applicazione della terza e quarta direttiva antiriciclaggio e per il mancato funzionamento della Financial Intelligence Unit (Unità di Intelligence Finanziaria). L’ho chiesto formalmente in un incontro con il presidente della Commissione Juncker e in una lettera alla commissaria per la giustizia Jourova. Jourova ci ha risposto che i problemi sarebbero stati ampiamente risolti, cosa che non corrisponde alla realtà».

In Germania, secondo Giegold, il riciclaggio prospererebbe per almeno due motivi. Il primo è di carattere strutturale e ha a che fare con l’ordinamento federale del Paese, che frammenta la lotta al crimine e al lavaggio di denaro. «Il Bundeskriminalamt (BKA), l’ufficio federale della polizia criminale, viene coinvolto solo raramente. Molto spesso l’unica ad occuparsi di casi del genere è la polizia regionale».

«In Italia la consapevolezza è molto più alta»

E poi ci sarebbe un’accettazione generale, a livello sociale, del “nero”, considerato come “un buon affare”. «Alla fine a nessuno interessa denunciarlo», continua Giegold, «perché fa comodo a tutti, anche allo Stato, visto che viene poi in gran parte reinvestito in attività legali che pagano tasse, come succede nel settore immobiliare. In Italia la consapevolezza è molto più alta. Siete uno dei Paesi più all’avanguardia in Europa nella lotta al riciclaggio».

Le segnalazioni anti-riciclaggio arrivano quasi esclusivamente da banche e assicurazioni, che vi sono tenute per legge. «È rarissimo che arrivino segnalazioni dall’economia reale perché è considerato normale comprare beni di lusso, o anche immobili, in contanti». Nel 2017 (ultimo dato disponibile), la Financial Intelligence Unit (FIU) tedesca ha raccolto oltre 60mila segnalazioni, di cui solo 216 da gioiellieri, concessionari di automobili o altri commercianti, 23 da avvocati e 21 da agenti immobiliari.

Cocaina, orologi e immobili

Un fatto sicuramente noto ai due corrieri fermati per caso alla frontiera tra Belgio e Germania alla fine di luglio del 2015. In macchina, una Mercedes classe C targata Brema, nascondevano due borsoni sportivi, con un totale di 489mila euro in contanti nascosti tra pacchi di mutande.

I risultati delle indagini, resi noti solo nel novembre del 2018, grazie al lavoro investigativo delle tv pubbliche NDR e WDR e del quotidiano Süddeutsche Zeitung, hanno dimostrato che i due galoppini erano parte di un clan internazionale dedito al riciclaggio di denaro, derivante dal traffico di cocaina gestito da un cartello colombiano.

Per anni i proventi della droga sarebbero stati lavati soprattutto in Germania, acquistando gioielli, orologi e automobili di lusso. Dal 2011 al 2015 una serie di gioiellieri tedeschi avrebbero incassato 20 milioni di euro da membri del clan, che si sarebbero presentati nelle gioiellerie con sacchi di plastica, pieni di banconote.

Negli anni d’oro sarebbe stato riciclato un milione di euro a settimana solo comprando beni di lusso in alcune regioni tedesche.

Il 10% del mercato immobiliare prodotto con soldi “lavati”

Ma non c’è solo il lusso. In base a una ricerca del collettivo di giornalisti investigativi tedeschi “Correctiv”, circa il 10% del fatturato nel settore immobiliare (25 miliardi di euro) sarebbe prodotto riciclando denaro con l’acquisto di immobili in contante, senza badare ai prezzi: la priorità è infatti disfarsi delle banconote al più presto.

Una prassi che fa schizzare in alto i prezzi degli appartamenti, soprattutto nelle grandi città. «Il grosso problema è che manca ancora, in Germania, un registro immobiliare centralizzato, che metta insieme le informazioni sulle proprietà degli immobili provenienti dai singoli registri regionali e sia collegato al registro per la trasparenza (sulle strutture proprietarie delle imprese, ndr) e ad altre banche dati», si legge nella ricerca.

«I funzionari che lottano contro il riciclaggio di denaro sporco devono spesso cercare su Google le persone su cui stanno indagando», ha dichiarato a “Correctiv” Jan Reinecke, responsabile per la città-stato di Amburgo di BDK, il sindacato della polizia criminale. I sistemi d’informazione a disposizione della polizia sono inadeguati. E i criminali possono dormire sonni tranquilli.

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