Ambiente

Rifiuti, rogo infinito che incendia l’estate italiana. Anche nel 2018

I roghi in discarica continuano a crescere. I sospetti di una mano criminale. Banche dati carenti e competenze sovrapposte non aiutano le indagini

Di Corrado Fontana
Incendio, fiamme, fuoco. CC0 Public Domain da Pixabay

Crimine, incendi, rifiuti. Tre parole che, a meno di credere alla favola dell’autocombustione permanente o all’incidente, vanno sempre più spesso a braccetto. Accadeva nell’estate 2017. Accade anche quest’anno. Che promette caldo rovente in spiaggia e roghi e fumo nero all’orizzonte.

Una prospettiva desolante per il Paese. Pericolosa per la salute e devastante per l’ambiente. E che, nonostante l’impegno della Direzione nazionale antimafia guidata dal procuratore Cafiero De Raho contro le mafie dei rifiuti, non riceve ancora una risposta adeguata dallo Stato. A comprovarlo è il susseguirsi di incendi negli impianti di trattamento e stoccaggio della spazzatura a ritmi che non danno tregua.

Solo negli ultimi giorni un deposito Amsa a Muggiano, nel milanese, le ecoballe di San Vitaliano, provincia di Napoli, e in Puglia, tra Eboli e Battipaglia. E ancora nel napoletano, a Caivano, al fuoco in una piattaforma di riciclo plastica e altri materiali di proprietà dell’azienda Di Gennaro.

Troppi episodi perché si possa parlare di casualità. Ma ancora senza prove di una regia criminale unica. Tutti comunque monitorati sia a livello politico, come dimostra il blog dell’ex onorevole Claudia Mannino, che dallo sforzo dei cittadini sui social (#guerradeirifiuti è l’hashtag su Twitter) e dalle cronache che si affollano sulle testate locali.

Il problema dei dati e il boom 2018

L’estate è ancora in corso e le valutazioni sull’anno si potranno fare solo alla fine. Ma se dovessimo attenerci alla tendenza in atto evidenziata da TheSubmarine, sulla base dei numeri messi in fila dal partito dei Verdi e dal quotidiano La Stampa, ci dobbiamo aspettare un’escalation di episodi incendiari che riguardano i rifiuti.

trend incendi rifiuti in Italia – fonte Twitter #guerradeirifiuti – TommasoSansone-The Submarine

Una previsione sulla base dell’andamento storico rilevato da fonti non istituzionali che forse è un po’ azzardata (c’è da augurarselo) ma che dà il senso di una certa ansia diffusa. E che non si placa poiché, pur in epoca di Big Data, la raccolta delle informazioni in tempo reale, uniformi e aggregate a livello nazionale, rimane uno degli ostacoli maggiori all’attività investigativa, rendendo difficile per lo Stato produrre una risposta decisa ed efficace. Un tema, quello dei dati, messo in evidenza recentemente sempre dal procuratore della Dna Cafiero De Raho.

Un deleterio intreccio di ruoli

Sugli incendi nelle discariche e negli impianti del ciclo rifiuti intervengono infatti i Vigili del fuoco e, quando necessario, le Agenzie regionali per l’ambiente. Ma un quadro complessivo degli interventi – la cui classificazione, per quanto riguarda i pompieri, spesso non è formalizzata in modo univoco – si può avere solo contattando ogni singolo comando provinciale dei pompieri o le singole Arpa.

Laborioso, quindi, avere un panorama esaustivo della situazione. Stando tuttavia alle informazioni provenienti da alcune tra le Arpa più rilevanti, raccolte tramite Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale), i roghi non sono affatto cessati.

  • Arpa Lombardia afferma che, nel periodo gennaio–giugno 2018, su un totale di 33 emergenze per incendi 4 hanno riguardato impianti di trattamento rifiuti, 3 discariche autorizzate, 4 discariche abusive. Mentre dall’1 al 13 luglio, su 2 incendi totali, 1 è avvenuto in un impianto di stoccaggio rifiuti.
  • Arpa Emilia Romagna nel 2018 ha registrato 4 incendi di rifiuti o di scarti destinati a riutilizzo in impianti che stoccano o recuperano rifiuti.
  • Arpa Piemonte, che dal 27 giugno a qualche giorno fa aveva comunque dato conto di 3 episodi di rogo connesso ai rifiuti, ha pubblicato durante un convegno recente una mappa che evidenzia l’aumento di questi episodi e l’impennata nella prima metà del 2018.

    cartina incendi stoccaggio e trattamento rifiuti Piemonte, periodo 2016-giugno 2018. Dal convegno “Incendi in impianti di trattamento rifiuti. Legalità e pianificazione per la prevenzione”
  • Arpa Abruzzo nel 2018 è intervenuta in due situazioni di incendio. A gennaio presso l’impianto trattamento rifiuti ex Cirsu in località di Grasciano di Notaresco (Te). E a giugno al consorzio intercomunale rifiuti CIVETA, in contrada Valle Cena a Cupello (Ch).

Rifiuti in fiamme: anni di escalation

Dati freschi tutti da valutare, dunque. Giunti dopo i risultati della Commissione d’inchiesta parlamentare pubblicati a marzo (che non hanno tuttavia frenato né spiegato davvero il fenomeno). E dopo quelli raccolti ed analizzati da Valori relativi agli anni recenti, decisamente impressionanti.

Valori già nell’autunno scorso, districandosi nel dedalo di competenze e database, aveva evidenziato che il numero di incendi in discarica aveva raggiunto in 3 anni i 778 episodi. Un dato più che triplo rispetto a quanto raccontavano i media generalisti.

Tra il 2015 e il 20 settembre 2017, stando ai dati ufficiali dei Vigili del fuoco, il numero di “Incendi ed esplosioni verificatesi in discariche autorizzate in luoghi aperti” ha toccato quota 778, con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Campania e Sicilia assolute protagoniste in negativo. Un numero complessivo più che triplo rispetto a quelli, ricavati dal semplice censimento delle notizie di stampa locale e nazionale, circolato spesso di recente sui media italiani.

mappa INCENDI DISCARICHE 2017 da VALORI 153 – novembre 2017

È una cifra difficile da decrittare per chi voglia guardarci dentro, un elenco di episodi messi in fila anno per anno, regione per regione. D’altra parte la sola conta numerica fa impressione: a livello nazionale si è passati dai 129 casi del 2015 ai 353 dei primi nove mesi del 2017: +173%.

Val d’Aosta e Trentino unici casi virtuosi

E a parte i casi virtuosi della Val d’Aosta («non ci sono stati incendi nel triennio in questione») e del Trentino Alto Adige («non vediamo incendi in discarica dai primi anni 2000» ci dice il comando provinciale), il trend negativo è spesso impietoso. Con gli incrementi maggiori nelle regioni settentrionali: la Lombardia guida la classifica dei roghi con un dato quadruplicato in pochi mesi (da 22 a 80). Poco meglio l’Emilia-Romagna (da 13 a 32) e il Veneto (da 14 a 19).

Ma in termini percentuali, sono state Friuli e Liguria ad avere l’incremento maggiore (rispettivamente di sei e sette volte).
Al Sud, prima per rifiuti in fiamme è ancora la Sicilia (il cui dato è quintuplicato dal 2015) e poco dietro la Campania (+300%).

Nessuna prova di strategie, ma Ganapini non ha dubbi

Cause? Responsabili? In tanti fanno ipotesi, qualcuno indaga temendo una regia occulta, ma le risposte ancora non ci sono. Walter Ganapini, storico ambientalista e tra i massimi esperti di rifiuti in Italia, fornisce una lettura degli eventi senza incertezze.

Walter Ganapini, direttore generale Arpa Umbria e ambientalista, ex assessore all’Ambiente della Regione Campania. Membro Onorario del Comitato Scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente. Cofondatore di Legambiente ed ex presidente di Greenpeace Italia

«L’economia criminale, che trae lauti profitti dal ciclo dei rifiuti, ha cancellato dalla faccia della terra in Italia ogni concorrenza sotto forma di impianti di recupero per almeno un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti riciclabili. Ciò a partire dall’incendio dell’impianto di Albairate nel 2014, che doveva trattare la sostanza organica rifiutata da Expo 2015 e venne dato alle fiamme in modo tale che venissero favoriti altri impianti».

I fatti inquietanti legati ai singoli roghi sono del resto moltissimi, a cominciare dalle fiamme divampate da tre punti differenti nel caso di Albairate, appena citato, per finire col rogo del 6 settembre 2017 nella ditta di smaltimento Eredi Bertè a Mortara (PV), scoppiato all’alba del primo giorno della visita ispettiva semestrale dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa).

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