Ambiente

Rifiuti umani: dal dossier sull’ILVA del 2013 al decreto ILVA 2018. Salute zero!

Nel 2013 Valori usciva con il dossier sui veleni dell'ILVA che vi riproponiamo. Nel 2018 Valori denuncia la "nuova" politica che non cambia una virgola.

Di Corrado Fontana

ILVA, una storia a cui nessuno sembra voler dare un lieto fine, o almeno cambiare in meglio un immutabile presente di veleni. Ricattati col lavoro.

Eppure «“Chi inquina paga”. Semplice, lineare, ineccepibile. Questo è il principio stabilito dall’Unione europea e messo nero su bianco dalla direttiva 2004/35/CE. Una norma in vigore da nove anni, ma poco
applicata, tanto che finora – e purtroppo per diversi decenni a venire – a caricarsi di tutte le conseguenze del danno ambientale sono stati i territori e la salute dei cittadini che abitano o lavorano nei circa 500 mila siti contaminati d’Europa.

La contaminazione costa tra 2,4 e 17,3 miliardi l’anno

Aree da bonificare, i cui costi da contaminazione sono stati stimati dalla stessa Ue nel 2006 tra i 2,4 e i 17,3 miliardi di euro l’anno. Una cifra enorme, certo, che toccherebbe in gran parte a imprenditori locali e multinazionali responsabili del problema. Eppure il costo della bonifica dell’intero continente europeo risulta sostenibile se paragonato a quelli assai più spaventosi (sanitari, sociali, da mancata occupazione, per danni alla qualità e produttività agricola, per la perdita d’interesse turistico) che la presenza degli inquinanti genera quotidianamente e a lungo (o lunghissimo) termine».

Così iniziava il dossier sull’Ilva pubblicato su Valori del novembre 2013, quando ancora era stampato su carta. E che oggi, di fronte all’ennesima manifestazione della mancanza di una vera volontà di cambiare rotta della politica, di consapevole sacrificio della salute di una comunità come è quella di Taranto, riproponiamo integralmente.

Sono infatti centinaia di migliaia i siti contaminati in Europa, con danni all’ambiente e alla salute umana quasi incalcolabili. Bonificarli costa, ma potrebbe essere un affare per tutti, tranne per chi inquina.

Perché non si possa dire o scrivere che la stampa tutta sia rimasta in silenzio, perché nessuno dei decisori politici di oggi e dell’altro ieri possa far finta di non aver saputo, intuito, immaginato.

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