Azionisti attivi in campo. 15 aziende nel mirino

In un rapporto appena pubblicato il network Shareholders for Change racconta la stagione assembleare 2018. Sotto esame 15 aziende, da Eni a Generali, da Leonardo a Enel.

Di Elisabetta Tramonto
Un'immagine in copertina dell'Engagement report del network Shareholders for Change

Una squadra di azionisti, in campo per chiedere conto a 15 aziende europee (di cui detengono azioni o obbligazioni) del loro comportamento e delle loro scelte in ambito di diritti umani e dei lavoratori, equità fiscale, cambiamenti climatici ed emissioni di CO2. La squadra si chiama Shareholders for Change, una rete di investitori istituzionali europei (banche, finanziarie, Sgr, fondazioni bancarie), nata il 7 dicembre scorso per fare quello che viene definito “shareholder engagement“. Oggi a Vienna il network ha presentato il suo primo “SfC Engagement report“, che presenta i principali progetti portati avanti nella stagione assembleare 2018.

La squadra

I giocatori di questa squadra sono 7, investitori istituzionali con un capitale totale gestito di 22 miliardi di euro:

Alcuni rappresentanti delle società che fanno parte di Shareholders for Change

In qualità di azionisti, hanno portato avanti un dialogo con le imprese, per cercare influenzare e sollecitare buone pratiche e comportamenti sostenibili e responsabili nel medio-lungo periodo, in materia di tutela dell’ambiente, dei diritti umani e di una buona governance della società. Un’attività, quella dello “shareholder engagement”, che si concretizza in vari momenti e modi: durante l’assemblea annuale innanzitutto, ma non solo. Anche con incontri e scambi di comunicazione con i vertici aziendali durante tutto l’anno.

«Etica Sgr è pioniera in Italia per l’engagement, una delle forme più avanzate di investimento responsabile. Siamo convinti che costruire un dialogo duraturo con le aziende nelle quali investono i nostri fondi sia un’importante assunzione di responsabilità, in grado di portare valore aggiunto ai nostri investimenti, soprattutto nel lungo periodo», ha commentato Luca Mattiazzi, Direttore generale di Etica Sgr.

«Essere parte di Shareholders for Change e lavorare fianco a fianco con altri importanti protagonisti europei dell’engagement  – continua Mattiazzi – è per noi un onore e una sfida, che ci sprona ad essere sempre più protagonisti nel mondo della finanza sostenibile e responsabile».

L’approccio all’azionariato attivo da parte di Shareholders for Change è di due tipi: di dialogo, con le aziende che sono state selezionate sulla base di criteri ESG (ambientali, sociali e di governance); di azionariato critico, per i casi oggetto di campagne da parte di Ong o già coinvolti in serie controversie in ambito ambientale o sociale. Un approccio, quest’ultimo, spesso portato avanti in collaborazione con delle Ong.

La stagione 2018

Le aziende che quest’anno sono state oggetto del lavoro della rete sono 15 (in rigoroso ordine alfabetico):

  • Acea
  • Carrefour
  • Daimler
  • DZ Bank
  • Enel
  • Engie
  • Eni
  • Telefonaktiebo laget LM Ericsson
  • Generali
  • Inditex/Zara
  • Leonardo
  • Renault
  • Rheinmetall
  • Total
  • Commissione Europea

«Abbiamo votato e fatto domande alle assemblee degli azionisti delle imprese; spedito lettere ai consigli di amministrazione e incontrato le aziende», ha spiegato Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica, che coordina Shareholders for Change.

Tra i temi su cui i membri di Shareholders for Change hanno concentrato la loro attenzione ci sono stati: l’impatto negativo ambientale e finanziario dell’industria del carbone;  i metodi di approvvigionamento del cobalto nel settore automotive; i sistemi usati per evitare di pagare le tasse; le remunerazioni eccessive dei vertici aziendali.

«Abbiamo ottenuto risultati misti», spiega ancora Andrea Baranes. «In alcuni casi, per esempio con Generali, Renault e Inditex/Zara, le compagnie sono state aperte al dialogo. Mentre è stato più difficile con Rheinmetall e Leonardo, entrambe appartenenti al settore degli armamenti e della difesa».

Entriamo nel merito di alcuni interventi alle assemblee, particolarmente significativi.

Generali

Nell’intervento all’assemblea della compagnia assicurativa del 19 aprile scorso, Shareholders for Change, in particolare Simone Siliani della Fondazione Finanza Etica (membro del network), ha criticato le promesse, fatte dall’azienda a febbraio, ma non mantenute, di disinvestire dal comparto del carbone («Generali continuerà a investire in Polonia, dove il carbone è una fonte energetica primaria e continuerà ad assicurare gli impianti che usano tale materia prima», ha spiegato Siliani). In più la fondazione, insieme al membro francese del network Meeschaert Asset Management, ha votato contro il piano di remunerazione che prevedeva 8,67 milioni di euro per il CEO Philippe Donnet, 437 volte la paga minima corrisposta dall’azienda.

Philippe Donnet, Ceo del gruppo Generali

Rheinmetall

All’assemblea del produttore di armi tedesco, l’8 maggio scorso, è intervenuta sempre la Fondazione Finanza Etica, criticando in particolare l’esportazione di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita tramite la sussidiaria italiana RWM Italia SpA. «Le bombe esportate in Arabia Saudita sono usate in attacchi contro lo Yemen in una guerra che non ha alcuna legittimazione dal punto di vista della normativa internazionale e che ha provocato migliaia di vittime civili», ha dichiarato Andrea Baranes della Fondazione Finanza Etica.

L’azienda non ha risposto alla maggior parte delle 20 domande poste da Shareholders for Change, confermando però l’intenzione di investire ancora nel sito in Sardegna, tra 10 e 20 milioni di euro nei prossimi due anni.

Il voto di Bank für Kirche und Caritas e Fondazione Finanza Etica per conto di SfC all’assemblea Rheinmetall: “Nein” su tutta la linea

Eni

Il 10 maggio la Fondazione Finanza Etica, per conto di Shareholders for Change, insieme agli altri membri Ecofi e Meeschaert Asset Management (insieme detengono circa 150mila azioni della compagnia) ha partecipato all’assemblea degli azionisti della compagnia petrolifera italiana. Nei loro interventi hanno criticato, tra i diversi punti, la strategia sulle rinnovabili lanciata dall’azienda nel 2016. «Una strategia assolutamente inadeguata – spiega Andrea Baranes – Dopo due anni la compagnia non ha ancora fornito informazioni sui progressi compiuti».

L’intervento della Fondazione Finanza Etica all’assemblea Eni per conto di SFC

Oltre le assemblee

Quali saranno i prossimi passi? «Il nostro sforzo continuerà – spiega Andrea Baranes – Nella seconda parte dell’anno ci metteremo nuovamente in contatto con le aziende con cui abbiamo iniziato un dialogo, manderemo nuove lettere e organizzeremo altri incontri. L’engagement è un processo che non si esaurisce con le assemblee degli azionisti».

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