Ambiente

Da Generali uno stop al carbone troppo blando

All'assemblea degli azionisti interverrà la Fondazione Finanza Etica, critica verso il piano di disinvestimento della compagnia assicurativa.

Di Elisabetta Tramonto
Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17444

Fuori dal carbone, con tanti ma. Si potrebbe riassumere così la decisione annunciata da Generali nei confronti di questa fonte energetica inquinante.

Lo scorso febbraio Generali ha pubblicato il piano di disinvestimento annunciando che uscirà progressivamente dal carbone. Ma continuerà a investire in Polonia, dove il carbone è una fonte energetica primaria e continuerà ad assicurare gli impianti che usano tale materia prima.

Una serie di “ma” che non sono piaciuti a molte realtà che si battono, anche, per la tutela dell’ambiente come Greenpeace o Re:Common, né alla Fondazione Finanza Etica (FFE).

Spazio alle critiche all’assemblea degli azionisti

Oggi i nodi verranno al pettine. Si terrà, infatti, l’assemblea degli azionisti della compagnia assicurativa. Un’occasione per chi detiene azioni della società per avanzare le proprie critiche. Lo farà anche FFE. Spiega il direttore Simone Siliani: «Abbiamo comprato dieci azioni per intervenire come azionisti critici a nome della rete europea di investitori istituzionali Shareholders for Change».

Negli interventi e nelle domande inviate prima dell’assemblea insieme a Re:Common, Greenpeace Italia e Fundacja “RT-ON”, la FFE critica in particolare il piano di disinvestimento. «È un passo avanti, ma Generali ha deciso di non uscire dagli investimenti in Polonia e di continuare ad assicurare le centrali a carbone, cosa che Axa e Zurich smetteranno di fare. Per questo motivo ci asterremo dall’approvazione del bilancio».

Generali assicura il carbone ma non chi è colpito dai cambiamenti climatici

Strategia anti climate change

Lo scorso febbraio il consiglio d’amministrazione di Generali ha approvato la tanto attesa strategia sul cambiamento climatico: aumenterà di 3,5 miliardi di euro il suo impegno finanziario in “progetti sostenibili”; non effettuerà più investimenti in società legate al comparto carbonifero e, per quanto riguarda i 2 miliardi di euro circa di esposizione al settore del carbone, la compagnia assicurativa si impegna a dismettere gli investimenti azionari e a disinvestire progressivamente da quelli obbligazionari. Una decisione che arriva dopo una serie di provvedimenti simili in materia di lotta ai cambiamenti climatici, annunciati gli scorsi mesi da parte di altre realtà del settore come Axa, Zurich e SCOR.

Un’eccezione ingombrante

Peccato però che l’annuncio dell’addio al carbone da parte di Generali sia accompagnato da una serie di eccezioni: non disinvestirà “in quei Paesi dove la produzione elettrica e per il riscaldamento è ancora dipendente, senza alternative significative nel medio periodo, nel carbone”. Ovvero in Polonia, la nazione europea che invece di abbandonarlo, sta aumentando l’estrazione e l’impiego del carbone come fonte energetica.

Lo scorso febbraio la rete internazionale Unfriend Coal, di cui fanno parte tra gli altri Greenpeace e l’italiana Re:Common, avevano lanciato Dirty Business, un rapporto sul ruolo svolto dalle compagnie assicurative proprio nel business del carbone polacco. L’indagine rivela come dal 2013 le assicurazioni europee hanno sottoscritto almeno 21 contratti di copertura dei rischi (Generali ne ha siglati otto) e investito fondi per 1,3 miliardi di euro. Tra le molte cifre menzionate in Dirty Business, una lascia esterrefatti: 5.830 morti premature dovute alla polvere nera tra Polonia e paesi vicini.

Il business assicurativo non si tocca

L’annuncio dell’addio (parziale) al carbone da parte di Generali ha una seconda pesante eccezione: non riguarda in alcun modo il business delle assicurazioni. Al contrario di Axa, Zurich e SCOR, Generali continuerà ad assicurare impianti a carbone, come ad esempio la centrale di Kozienice in Polonia, tra le più inquinanti in Europa, e la miniera a cielo aperto di Turów, da cui si estraggono 7,5 milioni di tonnellate l’anno di lignite.

Il Leone di Trieste, insieme a AEGON, Allianz, Aviva, Nationale Nederlenden e AXA possiede l’8,6% della PGE, la principale compagnia energetica polacca, che ha in programma di aumentare di 5 gigawatt la produzione legata al carbone.

 

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