Il delivery sociale, solidale e sostenibile di So.De

So.De è un nuovo modello di consegna a domicilio per le città: sociale, solidale e sostenibile

Un rider di So.De © Guido Borso

Adattarsi al cambiamento. Questa era la più grande forza secondo Darwin, la caratteristica essenziale per la sopravvivenza. La storia di oggi è la storia di un adattamento e di un cambiamento. Una storia che inizia tra le strade deserte durante la pandemia del 2020, quando Rob de Matt, un locale ben avviato nel municipio 9 di Milano, conosciuto anche per la sua attività di re-inserimento di persone con fragilità nel mondo della ristorazione, si è trovato a fare i conti con un momento difficilissimo.

Le strade erano improvvisamente deserte, riempite solo dalle ambulanze e le loro sirene. Ambulanze, ma anche moltissimi rider, che sfrecciavano sulle loro biciclette consegnando alle persone la spesa settimanale e qualsiasi cosa di cui necessitassero. Un momento simile a un giro di boa, per Rob de Matt, perché ai loro fondatori, quel momento di sliding doors accende molte lampadine.

«In quel periodo avevamo già un gruppo all’interno di Rob de Matt che si occupava di pensare a progetti alternativi e che si occupava dei contatti con istituzioni e fondazioni», mi racconta Francesco Purpura, fondatore di Rob de Matt. «Un gruppo di lavoro che andava oltre l’attività prettamente riservata alla ristorazione. Ci siamo guardati attorno e ci siamo resi conto che da un lato c’era la realtà dei riders, che già sapevamo essere una realtà precaria, priva di tutele, con condizioni di lavoro particolarmente svantaggiose e pericolose. Dall’altro c’eravamo anche noi, in giro, perché in realtà non siamo rimasti chiusi, durante il lockdown, ma abbiamo aperto mettendo a disposizione la nostra cucina per preparare pasti che venivano consegnati alla Croce rossa per persone senza fissa dimora. E noi stessi eravamo in giro a consegnare generi di prima necessità alle famiglie in condizioni di bisogno».

il team di So.De, il delivery social
Il team di So.De © Guido Borso

La nascita di So.De e la prima fase sperimentale

È a questo punto che diventa chiaro come questi elementi possano essere l’oggetto di un nuovo progetto, una nuova realtà che investa su persone che consegnano con etica, tutele e diritti che non avrebbero nella loro condizione ordinaria.

Nasce quindi So.De, un delivery sociale, sostenibile e solidale. Sociale perché anche in questo caso si rivolge a persone con fragilità e con percorsi di re-inserimento. Solidale perché nasce da un progetto di consegna di prima necessità. Sostenibile perché si inserisce nel discorso di logistica e consegna merci in un territorio urbano e l’abbattimento dell’inquinamento attraverso la consegna con mezzi sostenibili come la bicicletta.

Dopo la fase di ideazione iniziale, il progetto ha avuto la fortuna di incontrare il “Bando Crowdfunding civico”, attraverso il quale il Comune di Milano raccoglie idee di carattere sociale. Le idee reputate più meritevoli ricevono un accompagnamento formativo per impostare una campagna di crowdfunding, a seguito della quale, a risultato raggiunto, il Comune integra con una quota aggiuntiva.

Team SoDe_ph.Guido Borso sito
Il team di So.De © Guido Borso

Un crowdfunding per raccogliere fondi e costruire comunità

Il progetto So.De, mi raccontano i fondatori, si prestava a questo tipo di bando non solo per la sua natura sociale, ma anche perché poteva contare su una rete di sostegno che Rob de Matt negli anni aveva costruito e rafforzato. Inoltre, insisteva su una figura particolare, quella del rider, che in quel momento era centrale da un punto di vista pratico – la pandemia e al conseguente necessità di consegna di merci – ma anche di attualità: era infatti il momento in cui venivano a galla i grossi problemi etici e i contratti di sfruttamento da parte di grandi player.

La campagna era un modo perfetto non solo per raccogliere fondi, ma per costruire e rafforzare una comunità. È durata due mesi e ha raccolto quasi 28mila euro su un obiettivo di 25mila. Il dato ancora più interessante è il numero di donatori unici: oltre 550. A dimostrazione che il progetto stava a cuore a moltissime persone che hanno condiviso un’idea e una visione. Non solo: una parte di questi donatori si sono poi resi disponibili a sostenere il progetto in modi alternativi. Diventando ad esempio volontari o consulenti di specifiche attività come la contabilità o sugli aspetti legali o comunicativi.

Dalla teoria alla pratica del delivery sociale

Il progetto prende quindi il via sotto il cappello giuridico di Rob de Matt. Vengono contattati i primi rider a cui viene fatta formazione sull’educazione civica e stradale, sulla manutenzione delle biciclette, sulle norme di sicurezza e anti-infortunistiche. Il primo nucleo viene creato, dando via alle prime attività.

Nel gennaio 2022 nasce Magma impresa sociale che prende il testimone da Rob de Matt sul progetto nato come “di quartiere”, per lanciarsi su tutto il territorio cittadino.

«Come mission», mi racconta Lucia Borso, co-fondatrice di So.De, «siamo centrati sulla figura dei corrieri e delle corriere. Ciò a livello di contratti e tutele: assumiamo tutte le persone che lavorano per noi con un contratto del terzo settore. Facciamo un percorso di onboarding e inserimento all’interno dell’impresa composto da formazione – sia tecnica, quindi ciclomeccanica e ciclologistica e legata all’educazione stradale – sia legata a competenze più relazionali e comunicative. Oltre che di insegnamento dell’italiano per le persone che ne hanno bisogno e lo richiedono. Curiamo molto la formazione e accompagnamento nella nostra realtà e abbiamo come obiettivo quello dell’inclusione di persone con una storia di fragilità. Il 30% del nostro organico ha una storia di fragilità. Può essere una storia di immigrazione difficile come il rifugio politico, oppure persone con protezione speciale o persone giovani disoccupati o persone con disabilità».

Come vengono contattati e trovati i rider per il progetto?

La maggior parte arriva attraverso candidature spontanee (moltissime ogni giorno), per via del passaparola o della presenza online. Ma anche passaggi di voci all’interno di singole comunità. Ma ci sono anche persone che seguono il progetto dai tempi della campagna di crowdfunding e si sono innamorate del progetto. Oppure, ancora, per tutto ciò che riguarda i percorsi di inclusione c’è un canale aperto con i servizi sociali o altre realtà del terzo settore che si occupano di accoglienza. Come progetto Arca, oppure realtà che si occupano di inserimento di persone con disabilità come la Fondazione San Carlo. «La nostra visione è che queste persone diventino operatori di comunità, operatori di quartiere», aggiunge Lucia.

Per ora il progetto So.De è un progetto B2B, quindi un progetto che si rivolge ad altre cooperative o società. Dal colosso Ikea alle piccole botteghe, passando anche attraverso librerie come Alaska, una libreria indipendente di Affori, nata da una cooperativa di tipo B. La speranza è che in futuro il servizio possa essere anche B2C, quindi aperto ai privati e ai cittadini.

© Guido Borso

Rider e biciclette

Ad oggi So.De ha dieci corrieri. Tra questi Hamadou, senegalese. «Ho conosciuto So.De grazie a Ousman, un mio amico del Gambia che già lavorava per questo progetto come rider. A me piace molto pedalare e in più mi trovo benissimo con tutti i colleghi e colleghe e la squadra di lavoro. Mi piace il progetto e il mio sogno è arrivare ovunque con So.De».

Oppure Sandro, il primo corriere assunto. Milanese, con origini istriane, dal 2002 al 2019 ha lavorato come cooperante per diverse organizzazioni non governative, principalmente in Africa e in Afghanistan, per poi tornare a Milano. Sandro ha conosciuto So.De grazie alla campagna di crowdfunding e ne ama lo spirito sociale e innovativo. «Il mio sogno», mi racconta, «è quello di poter diminuire il livello di povertà in città e riuscire ad aprire alcune sedi anche in altri Paesi».

Per quanto riguarda le altre grandi protagoniste di questo progetto, ovvero le biciclette, è stata stretta una collaborazione con Rossignoli, marchio storico di Milano, che ha provveduto alla donazione di alcune delle cargo bike e ha dato garanzia per la manutenzione ordinaria dei mezzi. Ma col tempo, e con la crescita dei e delle rider, altre partnership con rivenditori sono state sottoscritte.  

un rider di So.De
© Guido Borso

Qual è il sogno per il futuro? Lo abbiamo chiesto a Francesco Purpura, co-fondatore di Rob de Matt e So.De.

«Rispetto al futuro, vorrei dire due cose. Una riguarda una visione più realistica e responsabile. Ovvero, tra cinque anni ci piacerebbe essere più consolidati, meno soggetti a scossoni dovuto all’entrata di nuovi clienti per poter mettere in atto passaggi di sviluppo sia sul personale che sulla flotta, ma che ci permetta anche di consolidare e di replicare il progetto in altri luoghi con scambi e cooperazioni. Ci piacerebbe essere più solidi per poter esportare il nostro progetto e la nostra idea. stimolo ed esempio per una moltiplicazione.

La seconda che non abbiamo forse raccontato prima è che Magma è un’impresa sociale che ha al centro l’attività di consegna di ultimo miglio ma che realizza anche altri progetti, anche sul tema della cittadinanza attiva e sullo sviluppo di comunità. Sono due cose che vogliamo portare avanti in parallelo. In questa prima fase ci siamo concentrati di più sulla fase di ciclologistica. E continuerà ad essere così. Però in una visione futura ci piace pensare a Magma come una impresa multiservizi che opererà su più terreni. Quindi speriamo in un’evoluzione che ci permetterà di occuparci di molti altri progetti».

So.De è una storia che nasce dal basso, senza grandi capitali alle sue spalle. Questo significa che anche la sua crescita è in organico, passo dopo passo, senza salti in avanti, proprio per rispettare un progetto che vuole essere etico, sociale e lento, nel senso migliore del termine.


Se ti è piaciuta questa storia, iscriviti alla newsletter Storie dal futuro.