Coltivare bellezza contro l’illegalità

Una storia di innovazione e sostenibilità nei territori della camorra

Coltivare bellezza in una delle province peggiori per qualità della vita in Italia. Dagli orti didattici contro la povertà educativa, nella Reggia di Caserta, al recupero delle antiche coltivazioni di vite contro il cemento camorristico. La storia di Francesco Pascale è una storia che unisce la sostenibilità ambientale all’innovazione sociale.

«Insegniamo a coltivare bellezza. Gli orti didattici all’interno del Parco Reale della Reggia di Caserta dedicati ai bambini sono il simbolo concreto di un contrasto possibile alla povertà educativa». Francesco Pascale, fondatore del Circolo di Legambiente Geofilos di Succivo e della Cooperativa Terra Felix, in provincia di Caserta, ha l’entusiasmo dell’innovatore sociale che sta rendendo i sogni di ragazzo, insieme ai suoi soci, realtà.

La Reggia di Caserta, foto di Fabio Caricchia

“HortiCultura”  è stato selezionato dalla Fondazione “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa e vede tra i partner, oltre Geofilos, l’associazione Melagrana e le cooperative sociali Koinè e Terrafelix. Tutte realtà attive nella promozione della legalità, riunite nel Comitato Don Peppe Diana. Progetto che neppure la pandemia da Covid19 ha fermato, inaugurato lo scorso 5 ottobre, in un territorio segnato e oppresso dalla camorra, che per lungo tempo ha trasformato terre agricole e patrimonio artistico in luoghi dell’abbandono. Quelle “Terre dei fuochi”  tristemente salite alla ribalta della cronaca. 

Uno scenario che sembrava ineluttabile a cui Francesco e i suoi compagni di viaggio hanno risposto con l’impegno civile e il rispetto della legalità, con l’obiettivo di riportare l’Agro Aversano, una delle zone più contaminate dai traffici di rifiuti illegali, agli splendori dell’antica “Terra felix”. «La nostra provincia è in coda in tutte le classifiche per qualità della vita, per occasioni culturali, ambiente e servizi. Un territorio dominato dai clan camorristici e dalla speculazione edilizia. Eppure è un luogo bellissimo, una delle terre più fertili della penisola, con beni archeologici e artistici», sottolinea Francesco.

Grazie a un’intensa progettazione sociale è nata, negli ultimi vent’anni, una rete in grado di creare un circolo virtuoso con la scuola di agricoltura biologica e sociale, musei e spazi didattici e di accoglienza messi a disposizione delle nuove generazioni «che spesso non hanno neppure la possibilità di leggere un libro, di andare al cinema». Una deprivazione sociale e culturale che ricade sui più piccoli e che bisogna colmare, assicura Francesco. «Pensiamo invece cosa voglia dire per un bambino entrare a contatto con uno scenario di bellezza incredibile, con la natura, la terra e imparare a coltivare e vedere i frutti del proprio lavoro».

Oggi i frutti di tanti anni di impegno cominciano a farsi vedere. HortiCultura è solo l’ultimo di una serie di progetti culturali e sociali già a regime della cooperativa Terra Felix. «Come il nostro Teverolaccio Rural Hub che darà valore alle nostre produzioni locali, offrendo servizi alle imprese agricole e promuovendo la partecipazione». Un polo, sostenuto da Fondazione con il Sud che ha come obiettivo lo sviluppo dell’innovazione sostenibile in agricoltura.

«Promuoviamo la transizione digitale dei piccoli agricoltori e produttori, una “digital transformation” in grado di supportare le produzioni di qualità, a Km 0, fino al piatto del consumatore» spiega Francesco. Un sistema di tracciatura in grado di garantire la qualità della filiera agricola, valorizzare frutta e ortaggi coltivati e promuovere l’agricoltura biologica e certificata. «L’obiettivo è la conversione alla piena sostenibilità di almeno dieci aziende agricole nei prossimi cinque anni, insieme agli orti sociali alla Reggia di Caserta».

Attività che fanno della cooperativa sociale Terra Felix un esempio e un caso studio da replicare. «Insieme ai colleghi del Consorzio Nuova Cooperazione Organizzata e il Comitato Don Beppe Diana siamo stati scelti per formare alla legalità e alla gestione dei beni confiscati alle mafie i nuovi cooperanti sociali della Campania».

Ma, confessa Francesco, «la più grande soddisfazione è stata la nostra ultima vendemmia. Abbiamo avuto un raccolto ancora più abbondante e 1500 bottiglie di vino asprinio sono assicurate». Grazie anche al recupero dell’antica coltura della vite detta “alberata aversana”, oggi presidio slow food, dove i vitigni diventano veri e propri alberi che si sviluppano in altezza.  «Distrutta dalla speculazione edilizia, oggi stiamo aiutando i contadini a mantenerla e svilupparla» conclude Francesco. «È una coltura praticata dagli etruschi che avevano già compreso l’unicità di questo territorio, tanto da ideare il sistema per coltivare tra un filare e l’altro. Una terra preziosa che torna ad essere patrimonio e bene comune. Con essa la tutela del paesaggio, garantito dalla nostra Costituzione», ricorda Francesco Pascale. «La nostra rivincita contro il cemento e l’illegalità».