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Qui c’è posto

Contro il Covid-19, i cambiamenti climatici e la povertà. La cultura indipendente diventa rifugio per i senza dimora

Il Circolo Arci Sparwasser, chiuso per le restrizioni dovute alla pandemia, si trasforma in dormitorio per i senza dimora, Roma gennaio 2021 © Sparwasser

«Alla decima morte causata dal freddo, davanti al silenzio delle istituzioni, ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso che dovevamo intervenire». Rita Cantalino, trentaduenne napoletana trapiantata a Roma, è uno dei soci nel direttivo del circolo Arci Sparwasser al Pigneto. Ci spiega come, nonostante le difficoltà per la pandemia in cui anche le strutture culturali come la loro sono state costrette alla chiusura, sia nata l’idea di offrire solidarietà a chi sta vivendo per strada. Nella capitale almeno tremila persone.

«Abbiamo deciso di rispondere alla freddezza delle istituzioni con il calore umano e l’accoglienza e insieme a Nonna Roma, (altra storica associazione romana, ndr), abbiamo dato vita a “Qui c’è posto”». Così mentre l’emergenza climatica e la pandemia da COVID-19 stanno trasformando pesantemente il tessuto sociale, congelando cultura e rapporti umani, un gruppo di volontari e giovani precari ha trasformato un luogo di socialità, chiuso al pubblico a causa delle restrizioni da ottobre, in un dormitorio accogliente e sicuro per chi non ha dove ripararsi.

«In questa città ci sono migliaia di posti vuoti, tra locali di privati, alberghi e strutture pubbliche. Non è possibile che non siano stati messi a disposizione di chi in questo momento rischia la vita per il freddo», sottolinea Rita. «In questo momento Sparwasser ospita 7 persone e un nostro operatore che dorme con loro. Abbiamo organizzato turni con due operatori sottoposti periodicamente a tampone per essere di supporto per ogni evenienza. Le persone entrano se hanno un tampone negativo fatto dalle strutture che le segnalano o attraverso i medici volontari. Nulla pesa a livello economico su chi non ha nulla».

Oltre al posto per dormire al caldo, le persone ospitate ricevono un pasto caldo, la colazione: tutto tenuto in piedi da centinaia di volenterosi. «Siamo stati letteralmente assaliti dalle richieste dei volontari, oltre 300 persone, tanto che i turni sono coperti fino a febbraio». Mentre è scattata, anche, la solidarietà economica per sostenere le spese. «Abbiamo lanciato una raccolta fondi perché ci sono tantissime spese per essere in linea con le disposizioni di sicurezza, per poter tutelare, anche nella fase della pandemia, tutte le persone che stiamo attivando nel rispetto dei protocolli di igiene e sicurezza».

Il Circolo Arci Sparwasser, fondato nel 2015 da un gruppo di giovani precari, fino ad un anno fa era uno dei locali più attivi nelle serate romane, con eventi culturali, cineforum, presentazioni di libri, concerti. «Anche se abbiamo tentato la riapertura la scorsa estate dopo il primo lockdown, le attività sono state ridotte al massimo. Siamo tutti volontari e quindi, visti i divieti serali, abbiamo potuto tenere aperto solo qualche ora al sabato e alla domenica pomeriggio».

© Sparwasser

Un settore, quello culturale indipendente, profondamente segnato dalla crisi sociale ed economica a causa delle restrizioni dovute alla pandemia e che, come nel caso dei circoli Arci, non ha ricevuto alcun sostegno dallo Stato. «Abbiamo continuato a pagare di tasca nostra l’affitto, anche per questo abbiamo pensato a come potevamo essere utili in questo momento. Non lasciare lo spazio vuoto e pensare invece a come riconvertire la nostra attività», racconta Rita. «Anche per noi è stato un trauma: eravamo abituati a vivere il nostro spazio costantemente. Così abbiamo provato a cambiare prospettiva. Interrogandoci su quelle che potevano le iniziative per sostenere il quartiere».

E le attività non sono mancate. Dal portare la spesa a casa di anziani, a vere proprie azioni di supporto sociale a chi è in difficoltà. «Abbiamo attivato uno sportello psicologico online per chi non può permetterselo, il doposcuola online per bambini e adolescenti. Anche il servizio di babysitting online che è stato molto apprezzato dai genitori in smart working», spiega Rita. Un impegno che prosegue, insieme alla preoccupazione per i più fragili. «Nel fine settimana, sempre insieme a Nonna Roma, abbiamo organizzato una distribuzione di generi alimentari alle famiglie indigenti. La crisi è forte specialmente per chi era già in difficoltà economiche».

E oggi? «Tutti stiamo soffrendo molto, ma Sparwasser è nato proprio con l’idea tradizionale del circolo Arci, quello che produce socialità, aggregazione ma anche aiuto, che costruisce comunità, che tesse relazioni». L’incertezza pesa sempre di più, anche se in questo frangente il circolo ha potuto toccare con mano l’impatto sociale di quanto seminato in questi anni. «È importante esserci, anche se in affanno, come centro culturale andiamo avanti». E nel futuro di un gruppo di giovani precari c’è l’umanità intera.

Per avere informazioni su Sparwasser seguili su Facebook. Questo il link per sostenere la campagna “Qui c’è posto” insieme a Nonna Roma.


Questo articolo è stato pubblicato in Storie dal futuro, la newsletter dedicata al racconto e al ritratto dei protagonisti del cambiamento che Valori.it invia ogni lunedì. Se vuoi riceverla iscriviti alla newsletter e seleziona “Economia sostenibile” tra i tuoi interessi.