“Dollarizzazione” del Venezuela: il ruolo cruciale delle stablecoin che non dispiace a Washington

Le stablecoin stanno sostituendo il bolivar per molti cittadini del Venezuela. Una scelta obbligata, in un sistema affossato dalle sanzioni

La facciata della Borsa di Caracas, in Venezuela © Alexander Sanchez/IStockPhoto

Il Venezuela ha attraversato una delle crisi iper-inflazionistiche più severe della storia contemporanea. Le autorità hanno tentato ripetutamente di arginare il fenomeno attraverso riconversioni monetarie, eliminando zeri dalla valuta nazionale. L’ultima grande manovra, attuata nell’ottobre 2021, ha cancellato sei zeri dal bolivar (la valuta locale), trasformandolo in “bolivar digitale”. Tuttavia, questi interventi tecnici si sono rivelati inefficaci perché l’inflazione ha continuato a erodere il potere d’acquisto dei cittadini, rendendo la moneta nazionale sempre più inadeguata come riserva di valore.

Le stablecoin sfruttate dagli Stati Uniti per mantenere il primato del dollaro

Di fronte al crollo della moneta nazionale, il Venezuela si è trasformato in un autentico “laboratorio a cielo aperto” per le valute digitali. I cittadini venezuelani, stretti tra l’iperinflazione e le sanzioni internazionali che hanno isolato il sistema bancario del Paese, hanno cercato soluzioni alternative per proteggere i propri risparmi e condurre le transazioni quotidiane. In questo contesto, le criptovalute e in particolare le stablecoin ancorate al dollaro sono emerse come strumenti pratici di “sopravvivenza economica”.

Le stablecoin hanno smesso di essere percepite come meri strumenti speculativi per diventare una forma efficace di riserva di valore, nonché mezzo di scambio nella vita quotidiana dei venezuelani. Questo fenomeno ha implicazioni che vanno oltre i confini nazionali. Per gli Stati Uniti, infatti, la diffusione delle stablecoin denominate in dollari rappresenta un elemento strategico per mantenere il primato del dollaro come valuta globale, estendendo la sua influenza anche in contesti dove il sistema finanziario tradizionale è collassato o è inaccessibile.

Le ragioni del successo delle stablecoin in Venezuela

Anche quando i venezuelani riescono ad accedere a dollari statunitensi fisici, si scontrano con difficoltà pratiche significative. Il problema principale riguarda la scarsità di banconote di piccolo taglio, dunque trovare il “cambio” per una transazione quotidiana diventa un’impresa ardua. A questa criticità si aggiungono le difficoltà di accesso al sistema bancario per il cambio, i rischi concreti di furto e la circolazione di banconote contraffatte, che rendono l’uso del contante problematico.

In questo scenario, entrano in gioco le stablecoin, criptovalute ancorate al valore del dollaro. Esse, infatti, offrono divisibilità infinita, sicurezza nelle transazioni e facilità di trasferimento, caratteristiche che ne amplificano la fruibilità. Piattaforme di scambio e servizi finanziari digitali hanno creato un mercato peer-to-peer robusto che aggira completamente il sistema bancario tradizionale venezuelano, paralizzato dalle sanzioni internazionali e dall’inefficienza.

Transazioni più sicure, divisibilità, possibilità di operare con l’estero

Questi ecosistemi digitali permettono ai cittadini di convertire bolivar in stablecoin e viceversa in pochi minuti, di ricevere pagamenti dall’estero a costi contenuti, e di effettuare transazioni senza dipendere dal sistema finanziario tradizionale.

È così che, per un venezuelano, possedere ad esempio 1 USDT (la stablecoin di Tether) viene percepito come più sicuro e “reale” rispetto ad avere un dollaro depositato in un conto bancario locale. Questa percezione si fonda su esperienze concrete difficilmente comprensibili da un cittadino europeo che si confronta con l’euro (valuta sostanzialmente stabile).

Le banche venezuelane sono soggette a controlli di capitale, limitazioni ai prelievi e al rischio di conversioni forzate in bolivar a tassi sfavorevoli. Una stablecoin in un wallet digitale, invece, offre al possessore la percezione di un controllo diretto, la trasferibilità immediata e l‘assenza di intermediari che possano congelare o confiscare i fondi.

La microeconomia delle stablecoin

Le stablecoin sono penetrate perciò profondamente nella vita economica quotidiana dei venezuelani. Pagare il caffè al bar, saldare l’affitto mensile, o ricevere rimesse dai familiari emigrati all’estero sono tutte operazioni che avvengono sempre più frequentemente in USDT o USDC (la stablecoin di Circle).

Questo fenomeno è particolarmente rilevante per le rimesse, dal momento che i trasferimenti internazionali tradizionali comportano commissioni elevate e tempi di attesa, oltre al rischio che i fondi perdano valore durante il processo di conversione in bolivar. Le stablecoin eliminano questi attriti, permettendo trasferimenti quasi istantanei con commissioni che ne minimizzano la perdita di valore.

I piccoli commercianti venezuelani hanno poi adottato una strategia di “autodifesa economica”, esponenendo i prezzi direttamente in USDT anziché in bolivar. Questa pratica riflette la necessità di proteggersi dalla svalutazione che può verificarsi anche nel corso di poche ore. Un negoziante che fissasse i prezzi in bolivar al mattino potrebbe trovarsi la sera con un incasso che vale significativamente meno in termini reali, quindi accettare pagamenti in stablecoin permette di salvaguardare il valore delle entrate e di pianificare gli acquisti di inventario senza il timore che il potere d’acquisto venga eroso dall’inflazione.

Geopolitica e regolamentazione: uno “scudo” contro l’isolamento finanziario del Venezuela

Le sanzioni internazionali hanno isolato il Venezuela dal sistema finanziario globale, rendendo estremamente difficile per cittadini e imprese condurre transazioni internazionali attraverso canali tradizionali. In questo contesto, le stablecoin sono emerse come uno scudo contro l’isolamento finanziario,
permettendo ai venezuelani di partecipare all’economia globale.

È proprio funzione ad aver trasformato le stablecoin da curiosità tecnologica a infrastruttura cruciale per la sopravvivenza economica. L’atteggiamento del governo venezuelano verso le criptovalute nel tempo è stato però profondamente ambiguo.

Da un lato, nel 2018 il presidente Maduro ha lanciato il Petro, presentato come la prima criptovaluta di Stato al mondo, ancorata alle riserve petrolifere venezuelane. Il progetto si è rivelato un fallimento, per via di scarsa adozione, dubbi sulla reale esistenza delle riserve sottostanti e accuse di essere principalmente uno strumento per aggirare le sanzioni.

Dall’altro lato, il governo ha dovuto accettare una tolleranza forzata verso USDT e USDC. Vietare completamente le stablecoin denominate in dollari rischierebbe di provocare un collasso economico totale, privando i cittadini dell’unico strumento funzionale di preservazione del valore rimasto a loro disposizione.

La sovranità monetaria perduta: la conseguenza negativa nel caso del Venezuela

Il Venezuela presenta un caso unico nella storia economica recente dell’America Latina. A differenza di Paesi come Ecuador o El Salvador, dove la “dollarizzazione” è stata una decisione governativa, presa quindi “dall’alto” e implementata attraverso politiche ufficiali, in Venezuela il fenomeno è avvenuta “dal basso”. Sono stati i cittadini stessi, di fronte all’incapacità dello Stato di fornire una moneta stabile, a scegliere il dollaro e le sue rappresentazioni digitali come alternativa.

L’esperienza venezuelana solleva interrogativi cruciali per altre economie in crisi dell’area latinoamericana. L’Argentina, che ha vissuto cicli ricorrenti di inflazione elevata e svalutazioni, potrebbe vedere le stablecoin come un modello applicabile? Diversi fattori suggeriscono che la diffusione di smartphone, la crescente alfabetizzazione digitale, la sfiducia nelle valute locali e la familiarità crescente con le criptovalute rendono lo scenario venezuelano potenzialmente replicabile.

Tuttavia, esistono anche differenze significative. L’Argentina mantiene istituzioni più solide e un sistema bancario più sviluppato, fattori che potrebbero rallentare o modificare un’eventuale transizione verso le stablecoin.

Il caso venezuelano dimostra però che quando le istituzioni monetarie tradizionali non funzionano, i cittadini cercano e adottano alternative tecnologiche che offrono stabilità e accessibilità. Le stablecoin pur minando dalle fondamenta la sovranità monetaria nazionale, per milioni di venezuelani rappresentano l’unica opzione praticabile per condurre una vita economica minimamente funzionale. Questa sorta di “esperimento involontario” offre indicazioni preziose su come la tecnologia finanziaria possa rimodellare economie in crisi, con implicazioni che vanno ben oltre i confini del Venezuela.

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