Chi finanzia la transizione ecologica? La scelta di campo delle banche etiche

Mentre le grandi banche finanziano le fonti fossili, le banche etiche della Gabv dimostrano che la transizione è vantaggiosa anche economicamente

Le tecnologie per la transizione ecologica sono mature: il suo successo dipende dai flussi finanziari © Mark König/iStockPhoto

Checché ne possa dire Donald Trump con la sua guerra contro la scienza, la transizione ecologica è la strada per metterci in salvo dalla crisi climatica. Ed è una strada praticabile, perché le tecnologie esistono e funzionano – anche negli Stati Uniti, dove il 96% della nuova capacità elettrica installata nel 2024 era a emissioni zero. A fare la differenza sono i flussi finanziari.

Nel mondo, la green economy ha un valore stimato di circa 5mila miliardi di dollari l’anno e si prevede raggiunga i 7mila miliardi entro il 2030. I ricavi derivanti da prodotti e servizi con un chiaro scopo ambientale crescono mediamente a un ritmo doppio rispetto ai ricavi convenzionali. Ma non sempre il mondo della finanza lo capisce. Se ne è parlato a Davos, durante un evento collaterale al World Economic Forum di Davos 2026 organizzato – tra gli altri – dalla Global Alliance for Banking on Values (Gabv).

Banche e investitori che continuano a sostenere l’economia fossile

L’ultima edizione del rapporto Banking on Climate Chaos dimostra che a partire dal 2016, quindi dopo la firma dell’Accordo di Parigi, le 65 maggiori banche globali hanno elargito 7.900 miliardi di dollari alle società dei combustibili fossili. Nel 2024 il volume di prestiti e sottoscrizioni è addirittura aumentato rispetto all’anno precedente, raggiungendo gli 869 miliardi di dollari.

Appena 32 aziende, secondo una ricerca di Carbon Majors, sono responsabili del 50% delle emissioni globali da combustibili fossili. Un gruppo che diventa sempre più ristretto, a testimonianza di quanto un pugno di colossi abbia gran parte delle responsabilità. Molte di queste aziende sono di proprietà statale, il che pone anche grossi ostacoli di carattere geopolitico. Lo ha sottolineato anche all’evento di Davos la moderatrice Katarina Wangler Björk, chief impact officer della Exponential Roadmap Initiative.

La questione non è solo quanto capitale si muove, ma anche dove e a quali condizioni. L’Africa ha il più grande potenziale rinnovabile al mondo, ma riceve meno del 3% degli investimenti. E con tassi di interesse superiori al 15%, contro il 2-6% del Nord globale. Intanto il debito pubblico complessivo del Continente è raddoppiato in cinque anni, superando i mille miliardi di dollari.

L’alternativa esiste: lo dimostrano le banche etiche della Gabv

Il Trattato di non-proliferazione dei combustibili fossili si occupa anche di questo, sviluppando strumenti di ristrutturazione del debito e meccanismi di finanziamento che rendono sostenibile – anche economicamente – l’uscita da carbone, petrolio e gas. Amiera Sawas, rappresentante dell’iniziativa, a Davos ha sottolineato che i nuovi progetti fossili pianificati sono il 120% in più rispetto a quanto compatibile con un riscaldamento globale di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Il Fossil Fuel Treaty vuole porre fine a questa espansione, e farlo tutelando i diritti delle persone e i posti di lavoro.

L’iniziativa conta oggi 18 Paesi sostenitori e oltre 4.200 organizzazioni aderenti. Tra cui 25 banche che fanno parte della Global Alliance for Banking on Values (Gabv), la prima rete finanziaria al mondo ad averla sostenuta. Dei suoi 70 membri, la maggior parte applica criteri rigorosi di esclusione dei combustibili fossili e adotta la metodologia Pcaf (Partnership for Carbon Accounting Financials) per la misurazione delle emissioni.

Proprio la Gabv dimostra che mettere al primo posto l’impatto positivo dei propri finanziamenti non solo è possibile, ma può anche aprire delle opportunità. L’olandese Triodos Bank, ad esempio, è diventata la prima al mondo nel coordinare e strutturare finanziamenti per progetti rinnovabili. Dopo la rivoluzione del 2024, Brac Bank è diventata la più importante banca del Bangladesh. In Florida, Climate First Bank – fondata nel 2021 – ha imperniato la propria crescita proprio sul finanziamento dei tetti solari sulle case. «Vediamo ogni giorno che le banche basate sui valori traggono beneficio dal fare la cosa giusta», ha commentato durante il panel Martin Rohner, direttore esecutivo della Gabv. «Ma la vera accelerazione arriva quando finanza, imprese e società civile lavorano insieme».

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