Trump sospende i contributi a Gavi: a rischio i vaccini per 75 milioni di bambini
I mancati contributi a Gavi mettono a rischio ricerca e vaccini, ma potrebbero aiutare a risollevare il ruolo della sanità pubblica
La scossa sismica generata da alcuni degli ordini esecutivi della amministrazione Trump in materia di cooperazione internazionale – con il definitivo smantellamento e chiusura di 5341 programmi globali della agenzia Usaid (86% del totale delle attività), il corrispettivo di 75,9 miliardi di dollari – non si è fermata. Non ci sono segnali di assestamento mentre scriviamo. Anzi.
Il repentino e dirompente movimento tellurico che in poche ore ha smantellato servizi primari di assistenza non solo sanitaria in numerosi Paesi del Sud globale, così come gli interventi di emergenza in critici contesti di guerra come Sudan e Ucraina, ha registrato nuove conferme.
Il documento di 281 pagine che Usaid, ormai sotto stretto controllo del Dipartimento di Stato, ha fatto recapitare una settimana fa al Congresso restituisce senza fronzoli la straordinaria dimensione del disimpegno americano. Dopo aver colpito migliaia di organizzazioni non governative, dalle più piccole e locali alle più affermate ed internazionali, e intaccato seriamente diverse organizzazioni delle Nazioni Unite, il terremoto si è abbattuto adesso su realtà che erano considerate praticamente intoccabili, vista la loro influenza.
Una previsione di morte per 1,2 milioni di bambini
Questo è il caso di Global Alliance for Vaccine Immunisation (Gavi). La più grande iniziativa pubblico-privata creata nel 2000 per iniziativa di Bill Gates con il mandato di promuovere la produzione e distribuzione di vaccini nel mondo. Un investimento assai lungimirante da parte del filantropo di Seattle, che ha usato Gavi per rivoluzionare la geopolitica globale dei vaccini. Soprattutto grazie alla pandemia. Il sito di Gavi rivendica di aver salvato la vita a 19 milioni di bambini. E gli Stati Uniti ne sono da sempre il primo finanziatore. Fino al 13% del bilancio di Gavi, con circa 2,6 miliardi di dollari stanziati fino al 2030.
La lista di Trump riporta la decisione di sospenderne i contributi. Una perdita che significa per Gavi un serio ridimensionamento dei programmi di immunizzazione contro il morbillo e la polio nei Paesi a basso reddito. Secondo le stime della partnership pubblico-privata, la perdita del sostegno americano rischia di compromettere le vaccinazioni di routine nei prossimi cinque anni per 75 milioni di bambini. Con una previsione di morte per 1,2 milioni di bambini.
Sono disponibili nuovi vaccini per proteggere i bambini dalla malaria e le adolescenti dal virus che causa il cancro della cervice uterina. E Gavi puntava a incrementare il proprio portafoglio fino a 9 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2030. Anche per integrare i nuovi strumenti vaccinali nei programmi dei Paesi più a rischio.
Come Gavi anche il Fondo Globale è a rischio
Con i Paesi europei a loro volta travolti dalla necessità di riposizionarsi in termini di alleanze, e con lo sguardo puntato alla sicurezza e alle spese per la difesa, Gavi aveva già dovuto rimandare l’incontro per il suo rifinanziamento. Inizialmente previsto il 19 e 20 marzo a Bruxelles, in coincidenza con il Consiglio europeo, l’appuntamento per raccogliere i 9 miliardi di dollari è stato fatto slittare al 25 giugno. In uno scenario tutt’altro che promettente vista l’accelerazione con cui sta cambiando la storia, incluso il repentino voltafaccia europeo alla cooperazione internazionale.
Una situazione molto simile riguarda anche il Fondo Globale annunciato al G8 di Genova e nato nel 2002 per combattere Aids, tubercolosi e malaria. Le prime tre pandemie infettive della globalizzazione. Il Fondo Globale è il più grande finanziatore di progetti di salute globale nei Paesi a basso e medio reddito. E una delle entità ibride con la governance forse più partecipativa che si potesse conseguire, sulla scorta di molte pressioni della società civile e della spinta politica che nel nuovo millennio hanno definito la lotta per l’accesso alle terapie contro l’Hiv/Aids.
L’attuale ciclo di rifinanziamento (2023-2025) prevede un impegno di 16 miliardi di dollari. Anche se solo la metà dei fondi sono stati incassati finora. Il fatto è che, durante la pandemia di Covid-19, il Fondo globale si è “montato la testa” in sinergia con Gavi, finendo per rivendersi come la entità più efficiente e articolata al mondo per la preparazione e gestione di tutte le pandemie. Nientemeno.
Ma ora si potrebbero aprire nuove e desiderabili prospettive
L’estensione de facto del mandato di Gavi e del Fondo Globale ha rimpicciolito in misura non banale la rilevanza dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) negli assetti multilaterali. Queste due entità di diritto privato, non assoggettate ad alcuna supervisione pubblica, hanno segnato un’era di esuberanza talora irrazionale nella salute globale. La sottrazione dei fondi americani rappresenta una sfida esistenziale per entrambe.
Ha scritto in un recente editoriale Olusoji Adeyi, presidente di Resilient Health Systems a Washington DC e professore associato alla Scuola di Salute Pubblica di Johns Hopkins Bloomberg, che questa «ora del tramonto» potrebbe aprire l’orizzonte ad una «transizione verso una gestione più plurale e sobria della salute nel mondo». Sarebbe una prospettiva del tutto desiderabile.