Trump esce dalle organizzazioni internazionali per non pagare i debiti

Donald Trump annuncia il ritiro da 66 organizzazioni internazionali per non pagare il contributo annuale e per non saldare i debiti

Trump ha trovato un altro modo per non pagare i debiti © DimaBerkut/iStockPhoto

Gli Stati Uniti di Donald Trump, mentre bombardano mezzo mondo e minacciano l’altra metà, rapiscono presidenti e studiano come rovesciarne altri, trovano il tempo di uscire dalle organizzazioni internazionali. Con un memorandum presidenziale firmato il 7 gennaio, la Casa Bianca ha infatti annunciato che non farà più parte di 66 tra organismi, trattati e convenzioni. Perché «molti di questi promuovono politiche climatiche radicali, governance globale e programmi ideologici che sono in conflitto con la sovranità e la forza economica degli Stati Uniti».

Di queste 66 organizzazioni, considerate troppo liberal o troppo woke, che si occupano principalmente di diritti umani, pace, ambiente, lavoro, questioni di genere, migrazioni, ben 31 fanno parte delle Nazioni Unite. Le più note sono Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), Organizzazione mondiale della sanità (Who), UN Women e Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa). Il ritiro voluto da Trump da queste organizzazioni e trattati, al di là del significato politico evidente, ha soprattutto un significato economico.

Innanzitutto gli Stati Uniti sono da sempre il loro maggior finanziatore. Quindi la mancanza di fondi incide pesantemente sul budget di queste agenzie. E questo va a detrimento sia dei lavoratori, sia delle attività cui queste agenzie sono preposte. Meno soldi per i progetti di lotta alla fame e alla povertà, per la tutela ambientale e per la conservazione del patrimonio. Meno soldi per la difesa dei deboli e degli svantaggiati. Ma c’è poi un secondo livello. Gli Stati Uniti hanno accumulato pesanti debiti nei confronti di queste organizzazioni. Quindi l’uscita è un modo non solo per non pagare i progetti futuri, ma anche per non saldare i debiti pregressi.

Il caso Unesco e i debiti che Trump non vuole pagare

Come ricorda Le Monde, è la terza volta che gli Stati Uniti si ritirano dall’Unesco. La prima nel 1984 con Ronald Reagan. Nel 2011 l’amministrazione Obama aveva interrotto i finanziamenti per protestare contro il fatto che l’Unesco aveva ammesso la Palestina come Stato membro. A seguire Trump, durante il suo primo mandato, aveva decretato l’uscita formale. Già allora il problema fu soprattutto economico, visto che gli Stati Uniti rappresentavano più del 20% del bilancio dell’organizzazione. Nel 2023, sotto la presidenza Biden, gli Stati Uniti sono rientrati e il loro contributo è sceso. Negli ultimi due anni è stato di 75 milioni di dollari l’anno, pari a circa l’8% del bilancio, pari a 900 milioni di dollari.

Ma non è finita qui. Sempre nel 2023, al momento di rientrare nell’organizzazione, l’allora ministro degli Esteri Antony Blinken con una lettera ufficiale ha promesso all’Unesco il pagamento scaglionato degli arretrati. Gli Stati Uniti non hanno mai mantenuto la promessa. Non hanno mai versato nessun dollaro. E ora devono all’Unesco ben 600 milioni di dollari. In previsione di un nuovo ritiro, da quando è ridiventato presidente Trump l’Unesco ha già cominciato ad accantonare il contributo degli Stati Uniti, riducendo i programmi per evitare un deficit di finanziamenti. Solo che ora con la nuova uscita non mancheranno solo 75 milioni l’anno: è facile che non saranno mai pagati nemmeno i 600 milioni di debiti arretrati.

I soldi che mancano alle organizzazioni internazionali per l’uscita degli Stati Uniti di Trump

È difficile calcolare con esattezza quanti soldi mancheranno a ciascuna di queste organizzazioni internazionali a causa della decisione di Trump. Le cifre, infatti, non sono pubbliche. Inoltre, alcuni contributi – come nel caso di Ipcc, UN Women, Unfpa e così via – sono volontari. Quindi variano e non sono specificati nei bilanci. Ma si possono comunque fare delle stime.

Per esempio nel gennaio 2025 Forbes scrive che gli Stati Uniti, con oltre 10 miliardi di dollari all’anno, contribuiscono a circa il 18% del bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who). Nello stesso periodo Reuters scrive che gli Stati Uniti, con oltre 2 miliardi di dollari l’anno, contribuiscono al 40% del bilancio dell’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr). Ma, come nel caso dell’Unesco, funzionari dell’Onu hanno detto ad Associated Press non solo che gli Stati Uniti di Donald Trump hanno l’obbligo legale di pagare le loro quote, ma anche che «ci sono anche diversi arretrati da saldare». Per la maggior parte riferibili proprio all’amministrazione Trump.

In generale infatti, come spiega il Center for Global Development, tutti i pagamenti degli Stati Uniti a organizzazioni, trattati e convenzioni internazionali avvengono attraverso il Cio (Contributi alle organizzazioni internazionali) del Dipartimento di Stato. Bene, alla fine dell’anno fiscale 2024 risultava che il Cio avesse pagato circa il 90% di quanto previsto dagli obblighi internazionali. Alla fine dell’anno fiscale 2025 però ha sborsato solo un terzo di quanto dovuto. E oltretutto tutti nel primo trimestre fiscale. Ovvero quando i pagamenti rientravano ancora nell’amministrazione Biden. Insomma, è evidente che il problema di Trump, oltre alla difesa della sovranità degli Stati Uniti, è soprattutto quello di non volere pagare debiti e arretrati.

1 Commento

  • C

    Carlo Maria May

    In linea con il suo comportamento di bugiardo (negatore dell'evidenza nel caso Good, negatore dei cambiamenti climatici) c'è il comportamento di ladro non pagatore dei debiti (e pare che l'essere presidente ha aumentato le sue ricchezze di oltre 1 miliardo). Gli U.S.A. tecnicamente avanzati stanno diventando grazie a lui una nazione arretrata quanto a civiltà.

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