Finanza etica

130 firme ai principi Onu per le banche responsabili: impegni veri o solo chiacchiere?

Banca Etica avanza molte critiche: un impegno troppo blando, solo greenwashing. Triodos firma: importante l'impegno della finanza globale, è un primo passo

Di Elisabetta Tramonto
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Che cosa c’entrano le banche con il climate change? Molto! Con le loro scelte di finanziamento gli istituti di credito hanno un impatto enorme sui cambiamenti climatici. Possono danneggiare l’ambiente o scegliere di ridurre il proprio impatto. Basta pensare, ad esempio, ai combustibili fossili, una delle cause principali delle emissioni inquinanti. La scelta se finanziare un impianto che produce energia da carbone o petrolio piuttosto che uno fotovoltaico o eolico, che produce quindi energia pulita, dipende dalle banche.

In 130 si sono impegnate a ridurre il proprio impatto: hanno firmato i Principles for responsible banking, 6 principi, frutto di un lungo lavoro, che ha coinvolto le Nazioni Unite, in particolare la United Nations Environment Programme Finance Initiative (Unep Fi), che le banche possono scegliere di adottare, effettuando una propria valutazione d’impatto e conformando la loro intera attività a questi princìpi.

L’iniziativa in sé ha trovato consensi – se non altro perché attribuisce al mondo della finanza una responsabilità per la tutela (o meno) del Pianeta – non altrettanto (non in modo univoco) i suoi contenuti. Dal mondo della finanza etica – quello in cui le banche hanno il rispetto del Pianeta nel proprio Dna – sono arrivate molte critiche. Ma anche degli apprezzamenti.

La firma all’Onu: chi c’era e chi no

La firma ufficiale è avvenuta il 22 settembre scorso, all’inizio della settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella sede Onu a New York, alla presenza del Segretario generale António Guterres.

Tra le 130 banche firmatarie – 47mila miliardi di dollari di asset – ci sono nomi influenti, da Citigroup a Santander, da Deutsche Bank a Royal Bank of Scotland; per l’Italia Banca Intesa, Sanpaolo e Monte dei Paschi. Ma anche associazioni bancarie: la stessa Abi e le sue omologhe di Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Norvegia, Olanda e Spagna, nonché le extraeuropee (Brasile e Sudafrica) e organismi sovranazionali e/o istituzionali come la Federazione Bancaria Europea, l’Associazione Europea delle Banche Cooperative, l’Islamic Finance Council e la Banca Centrale di Grecia.

La bozza dei “Principles for responsible banking” che l’Onu sta definendo

Il punto di vista del mondo della finanza etica

E dal mondo della finanza etica? Le posizioni sono diverse. L’italiana Banca Etica non ha aderito, l’olandese Triodos invece sì.

«Ogni iniziativa che vada nella direzione di una maggiore responsabilità delle istituzioni finanziarie verso l’ambiente e i diritti umani è benvenuta, ma per noi di Banca Etica i “Principles for Responsible Banking” non sembrano poter fare una reale differenza», ha dichiarato Andrea Baranes, vicepresidente di Banca Etica.

L’olandese Triodos Bank, una delle più grandi banche etiche europee, la pensa diversamente:

«L’impegno del settore finanziario globale è cruciale se si vuole avere qualche speranza di ottenere il cambiamento di sistema che auspichiamo per i nostri clienti e per il mondo intero». Così James Vaccaro di Triodos Bank ha spiegato la posizione della banca etica olandese.

I 6 principi

Ma entriamo nel merito di questi principi.

  1. ALIGNMENT – Prevede l’allineamento, delle strategie aziendali per essere in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite (Sdgs), con la Cop21, e con i vari framework nazionali e regionali (come, per esempio il Pri dell’Onu);
  2. IMPACT – Prevede la valorizzazione dell’impatto positivo e la riduzione di quello negativo, attraverso proprie attività, propri prodotti o propri servizi;
  3. CLIENTS & CUSTOMERS – Punta a incoraggiare, presso clienti e utenti, pratiche sostenibili e consentire attività economiche che creino prosperità condivisa per le generazioni attuali e future;
  4. STAKEHOLDERS – Prevede un lavoro di engagement e collaborazione proattiva;
  5. GOVERNANCE & TARGET SETTING – Prevede la definizione di una governance efficace e  una cultura bancaria responsabile;
  6. TRANSPARENCY & ACCOUNTABILITY – Prevede la creazione di un sistema di monitoraggio e rendicontazione dei risultati e dell’impatto dei principi stessi.

Tali principi «delineano il ruolo e la responsabilità del settore bancario nel costruire un futuro sostenibile e intendono allineare il comparto agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Onu e all’accordo sul clima di Parigi del 2015», si legge nel comunicato di presentazione sul sito dell’Unep. E ancora: «Forniscono alle banche gli strumenti per inserire la sostenibilità in tutte le aree di business e per individuare dove esista un potenziale per dare un contributo maggiore possibile a un mondo sostenibile».

Ma è davvero così? Tali principi permettono davvero di orientare il settore bancario verso una maggiore sostenibilità, almeno ambientale? Davvero con l’adesione delle banche sarà più facile raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle nazioni Unite? I dubbi sono molti.

Principi troppo blandi

«Il documento propone unicamente di aderire a dei principi e non prevede un impegno vincolante alla riduzione di alcune tipologie di finanziamenti – spiega Andrea Baranes – Le banche firmatarie hanno 2 anni di tempo per esplicitare quali obiettivi si vogliono dare e altri 2 per metterli in pratica. Per chi, come noi, fa finanza etica in modo radicale ed esclusivo da oltre 20 anni, un documento troppo poco incisivo».

Le principali perplessità espresse da Banca Etica riguardano:

  • I tempi di applicazione previsti nella carta dei principi ONU: «Eccessivamente diluiti e non compatibili con l’emergenza climatica»;
  • Le metodologie di applicazione dei principi: «Le banche metteranno in campo proprie metodologie e obiettivi (sotto una generica supervisione dell’UNEP-FI) che potranno quindi essere cuciti su misura per ridurre l’impegno concreto da prendere».
  • Obiettivi solo ambientali: «Come in altre iniziative di livello europeo, la “sostenibilità” delle istituzioni finanziarie è declinata unicamente nella sua dimensione ambientale/climatica, mentre non ci sono impegni sul fronte dei diritti umani e altri ambiti (ad esempio legalità e contrasto all’evasione fiscale)».

Ma è un primo passo

Triodos la pensa diversamente: «I principi dell’Onu per le banche responsabili sono una cosa diversa – spiega James Vaccaro – non vogliono definire degli standard di sostenibilità. Costituiscono una mobilitazione globale, che guida un processo di cambiamento del sistema finanziario verso una maggiore trasparenza e per stabilire dei target di sostenibilità.

Non fissando dei criteri d’ingresso, coinvolgono banche che riconoscono la necessità di cambiare, ma che non hanno ancora iniziato questo percorso. Questo è importante. Ogni passo conta, anche il primo».

Nessuno stop ai finanziamenti ai combustibili fossili

Perplessità e critiche al documento firmato a New York arrivano dalla rete internazionale Banktrack, che ha risposto alla pubblicazione dei Principles for Responsible banking con un’analisi dell’impatto dei finanziamenti concessi dalle banche al settore dei combustibili fossili. Risultato: nei tre anni trascorsi dall’adozione del Paris Agreement (2016-2018) 33 tra i maggiori gruppi bancari hanno fornito fin qui 1.900 miliardi di dollari di prestiti al settore dei combustibili fossili: una cifra che continua a crescere ogni anno. Ben 600 miliardi sono andati alle 100 imprese che in modo più aggressivo stanno ampliando le attività legate ai combustibili fossili.

Di questi 33 gruppi bancari che hanno finanziato il settore dei combustibili fossili, la metà, ovvero 16, sono tra i firmatari dei “Principles for Responsible Banking“. Nei Principi dell’Onu infatti non c’è alcun obbligo riguardo i finanziamenti a carbone e petrolio.

Il rischio di greenwashing

«Non è più tempo di sottoscrivere dichiarazioni generiche che rischiano di risolversi nell’ennesimo greenwashing – spiega ancora Andrea Baranes – Non solo non si raggiungono così gli obiettivi sperati, ma l’effetto potrebbe essere addirittura controproducente: quello di dare una patina di sostenibilità al “business as usual” nel momento in cui sarebbero invece necessari e urgenti percorsi coraggiosi e impegnativi di contrasto ai cambiamenti climatici».

Servono impegni veri per ridurre il proprio impatto sull’ambiente

Quale potrebbe essere un impegno davvero efficace per ridurre l’impatto di una banca sul climate change?

«Banca Etica da sempre cerca di portare avanti tale percorso escludendo ogni finanziamento all’industria dei combustibili fossili e valutando l’impatto ambientale e sociale di ogni credito erogato», risponde Andrea Baranes.

Non solo, le banche aderenti alla Global Alliance for Banking on Values (GABV), di cui fanno parte sia Banca Etica che Triodos (quest’ultima tra i fondatori), si sono impegnate a misurare la propria impronta di carbonio per ridurre le emissioni generate dalle proprie attività.

Ma è importante coinvolgere il sistema finanziario globale

«Il nostro portafoglio è da sempre allineato con i principi di tutela dell’ambiente – specifica James Vaccaro per Triodos – ma difficilmente potremo raggiungere dei risultati rilevanti se non verrà coinvolto l’intero sistema finanziario.

La nostra vasta esperienza nel campo della finanza responsabile ci permette di avere un ruolo di primo piano a questo tavolo. Partecipando possiamo contribuire a cambiare davvero il sistema finanziario. Per questa ragione vediamo questo documento dell’Onu come un’occasione e una responsabilità per giocare un ruolo in questa vasta campagna per cambiare la finanza».

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