Basilea III, nuove regole nel limbo: tempi ancora incerti per le banche

L’Europa riflette su un nuovo rinvio delle regole di Basilea III sui rischi di mercato. Ma tra le banche serpeggia l’incertezza

L’Europa riflette su un nuovo rinvio delle regole di Basilea III per le banche © StockByM/iStockPhoto

Quando entreranno pienamente in vigore nell’Unione europea le regole di Basilea III, messe a punto all’indomani della crisi del 2008 per rendere più solide le banche? La questione è ancora aperta. Con gli Stati Uniti che annacquano le regole per accontentare le lobby di Wall Street e il Regno Unito che prende tempo, le banche del Vecchio Continente rischiano di trovarsi svantaggiate. La Commissione europea le ha appena coinvolte in una consultazione pubblica: ne sono emersi pareri discordanti.

Cosa prevede il nuovo quadro normativo sui rischi di mercato

L’oggetto del contendere è il Fundamental Review of the Trading Book (Frtb), uno dei nodi centrali di Basilea III. È un insieme di regole che stabiliscono quanto capitale le banche devono tenere da parte per tutelarsi dalle potenziali perdite dovute alle loro attività di trading di titoli, derivati o altro. Il primo pilastro è proprio la distinzione più netta fra trading book, cioè le attività che la banca intende negoziare sul mercato, e banking book, cioè prestiti e finanziamenti, titoli da detenere fino a scadenza (come le obbligazioni) ed esposizioni strutturali. È un discrimine cruciale perché, durante la crisi finanziaria del 2008, la maggior parte delle perdite è scaturita proprio dalle attività di trading.

Il nuovo quadro introduce anche regole più severe su come misurare il rischio di mercato e calcolare il capitale necessario a coprirlo. In particolare, chiede alle banche di tenere conto non solo delle oscillazioni “normali” dei prezzi, ma anche degli scenari più estremi e delle fasi di forte tensione sui mercati. In più, rafforza i controlli sui modelli interni che le grandi banche usano per stimare i rischi. L’approccio standard – quello valido per tutti – diventa più dettagliato e uniforme, per far sì che i requisiti patrimoniali siano più difficili da aggirare e più facili da comparare tra Stato e Stato.

Su Basilea III le banche europee si muovono in ordine sparso

La stesura del Fundamental Review of the Trading Book (Frtb) si è conclusa nel 2019, dopo sei anni di lavori. Ma l’entrata in vigore resta incerta. Le istituzioni europee l’hanno già rinviata prima dal 2025 al 2026 e poi, una seconda volta, dal 2026 al 2027. A novembre la Commissione si è detta disponibile a concedere ancora più flessibilità e ha aperto una consultazione pubblica, conclusa il 6 gennaio 2026.

Nel pieno di questa fase, un sondaggio promosso dalle associazioni di categoria mostra un settore spaccato a metà. Sulle 31 banche europee rispondenti, 15 si sono dette favorevoli a un rinvio del nuovo quadro normativo sui rischi di mercato di Basilea III: nel loro insieme, rappresentano il 57% degli attivi ponderati per il rischio. Tutti gli altri chiedono di mantenere la scadenza del 1° gennaio 2027, per evitare complicazioni legate alla coesistenza di standard vecchi e nuovi. Alcune lobby bancarie chiedono invece di rinviare l’obbligo ma permettere a chi lo desidera di adottare il nuovo sistema già dal 2027.

La retromarcia sui requisiti di capitale per le banche

A complicare le cose c’è il fatto che gli accordi di Basilea non sono leggi, ma standard internazionali che ogni Paese (o area economica, nel caso dell’Unione europea) deve recepire definendo tempi, deroghe e modalità di supervisione. Così, nel Regno Unito la Prudential Regulation Authority ha deciso di spostare in avanti di un anno, al 1° gennaio 2027, l’attuazione dell’intero pacchetto di Basilea III. Pubblicherà nel primo trimestre del 2026 le norme legate ai rischi di mercato e attenderà il 2028 per mettere in pratica la parte più complessa, quella relativa ai modelli interni.

Ma gli occhi sono puntati soprattutto sugli Stati Uniti. Finora, spiega un approfondimento di Reuters, sulla carta i requisiti patrimoniali sono stati piuttosto simili per le banche europee, britanniche e statunitensi. Le differenti modalità per ponderare il rischio, però, rendevano l’approccio un po’ più severo per gli istituti d’Oltreoceano. Ora i regolatori bancari nominati da Donald Trump sembrano avere tutta l’intenzione di rinviare e allentare le regole per le banche, compresi i requisiti di capitale e gli stress test.

Come conseguenza, alcuni analisti prevedono che le banche americane – nel loro insieme – si troveranno tra le mani fino a mille miliardi di dollari in più da gestire come preferiscono. Denaro che potrebbero erogare sotto forma di prestiti, ma anche di dividendi per gli azionisti. A quasi vent’anni dallo scoppio della crisi finanziaria globale, dunque, la ricetta caldeggiata dall’amministrazione Trump sembra quella di allentare la presa sulle banche. Le conseguenze sono tutte da vedere.

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