Le modifiche al regolamento Sfdr che cambiano il mercato della finanza sostenibile
Addio agli articoli 8 e 9 e regole chiare per i fondi a impatto: lo chiede la Commissione europea nelle modifiche al regolamento Sfdr
Confermando buona parte delle indiscrezioni della vigilia, la Commissione europea il 19 novembre 2025 ha annunciato ufficialmente le modifiche che vuole apportare al regolamento Sfdr sulla finanza sostenibile (Sustainable finance disclosure regulation). E non sono modifiche da poco, perché cancellano una serie di obblighi e ripensano da zero le categorie in cui suddividere i prodotti finanziari commercializzati come sostenibili.
Questo perché, spiega la Commissione, «l’attuale quadro regolatorio produce informative troppo lunghe e complesse, rendendo difficile per gli investitori comprendere e confrontare le caratteristiche ambientali o sociali dei prodotti finanziari». L’intento, quindi, è quello di istituire un nuovo sistema più semplice e meno oneroso. Ora il dossier passa a Parlamento europeo e Consiglio.
Le modifiche al regolamento Sfdr rivoluzionano le categorie dei prodotti finanziari
Con le modifiche al regolamento Sfdr, la Commissione europea vuole mandare in pensione i vecchi articolo 8 e articolo 9. Il regolamento originario, infatti, li inquadra come obblighi di disclosure (trasparenza). L’articolo 6 prevede che tutti i prodotti finanziari dichiarino se e come considerano i rischi di sostenibilità. L’articolo 8, invece, impone obblighi aggiuntivi per quelli che promuovono caratteristiche ambientali, sociali e di governance (Esg). Mentre l’articolo 9 dice che, se un fondo si pone un esplicito obiettivo di sostenibilità, deve spiegare come misura il suo raggiungimento, come evita danni significativi e così via. Il problema – spiega la Commissione – è che l’industria ha impropriamente trasformato gli obblighi informativi in etichette commerciali, creando confusione sul mercato.
Quindi si riparte da capo. Addio alla definizione generale di investimento sostenibile e addio all’obbligo per i gestori con più di 500 dipendenti di pubblicare e aggiornare ogni anno i principal adverse impacts (Pai), cioè la lista di indicatori obbligatori con cui misurano (a livello di entità e non di prodotto) i potenziali impatti negativi degli investimenti che hanno in portafoglio. Con la riforma entrano in gioco tre categorie propriamente dette in cui dovranno rientrare tutti i prodotti che vogliono avere la sigla Esg nel nome.
I prodotti finanziari sostenibili si pongono obiettivi di sostenibilità; quelli di transizione investono in aziende o progetti che non sono ancora pienamente sostenibili ma hanno intrapreso un percorso credibile per diventarlo; gli Esg basics non soddisfano i criteri delle altre due categorie ma adottano comunque un approccio Esg. Sono tutte categorie volontarie. I gestori le possono attribuire ai prodotti finanziari che investono almeno il 70% del loro portafoglio seguendo la strategia scelta, oltre a escludere attività incompatibili.
Per la prima volta, prevista una sottocategoria ad hoc per gli investimenti a impatto
Le modifiche al regolamento Sfdr piacciono agli operatori europei specializzati nell’impact investing perché, per la prima volta, lo inquadrano in modo chiaro. Sarà una sottocategoria, all’interno di transition e sustainable, in cui si potranno qualificare i prodotti finanziari che danno un contributo positivo e misurabile a obiettivi ambientali o sociali predefiniti. Un impatto che va dimostrato nella realtà, non soltanto a livello di intenzione dichiarata. La Commissione, inoltre, riserva esplicitamente il termine “impact” ai prodotti che possono dimostrarlo, per evitare storture. Questo riconoscimento esplicito, secondo gli operatori, offre al settore la chiarezza che in precedenza mancava.
Certo, ci sono alcuni nodi da sciogliere. Molti fondi a impatto, per esempio, sono fondi di investimento alternativi (private equity, venture capital ecc.) riservati agli investitori professionali. Ma questi ultimi, nella bozza circolata prima dell’annuncio ufficiale, risultavano esonerati dal “nuovo” regolamento Sfdr. Un’eccezione che è sparita nella proposta finale della Commissione. Resta però la possibilità che le autorità nazionali applichino le regole in modo non uniforme, creando discrepanze nel mercato.
Che conseguenze avranno sui mercati finanziari le modifiche al regolamento Sfdr
La società specializzata Morningstar Sustainalytics ha provato a valutare le possibili conseguenze delle modifiche al regolamento Sfdr, al netto di future evoluzioni normative e scelte dei gestori impossibili da prevedere. Quando i cambiamenti entreranno in vigore, nessun fondo potrà “ereditare” la classificazione precedente. I gestori dovranno esaminare i criteri e adeguare politiche di investimento, marketing e prospetti per poter inserire i propri prodotti nelle nuove categorie.
Gli analisti prevedono che la categoria di transizione resti una nicchia, con una quota tra l’1,6 e il 3% degli asset gestiti. La categoria dei fondi sostenibili, pur rimanendo comunque minoritaria, potrebbe ampliarsi assorbendo tanto gli attuali fondi articolo 9 quanto una parte degli articolo 8. Oggi i fondi articolo 9 rappresentano il 4% del numero totale di fondi e il 2,7% degli asset gestiti nell’Unione europea. Secondo Morningstar Sustainalytics, i fondi sostenibili potrebbero arrivare rispettivamente al 6-7% (per numero di fondi) e al 4,5% (per volume di asset). Si prevede infine che i prodotti Esg basics vadano dal 22 al 32% del numero totale di fondi e dal 32 al 41% del volume di asset, molto meno rispetto all’attuale articolo 8.
Ma, dopo queste modifiche al regolamento Sfdr, a crescere davvero potrebbero essere i fondi che non si dichiarano sostenibili. Oggi non raggiungono la metà né del numero di fondi né degli asset gestiti: secondo le stime, arriveranno rispettivamente al 59-70% e al 52-61%.
Non c’è nulla di sostenibile nell’investire in chi sviluppa nuovi progetti fossili
La riforma del regolamento Sfdr c’è un passaggio che mancava nella versione leaked diffusa pochi giorni prima. E che la Ong Reclaim Finance, che si batte per una finanza compatibile con il clima e i diritti umani, accoglie con favore. Il testo dice infatti che i fondi classificati come sostenibili e di transizione non possono investire in aziende che sviluppano nuovi progetti legati ai combustibili fossili. Le regole sono meno rigide per i fondi nella categoria Esg, a cui è precluso soltanto il carbone: uno squilibrio che la Ong chiede di appianare, anche per non mandare segnali fuorvianti agli investitori.
«Con questa proposta, la Commissione europea riconosce che aziende come TotalEnergies o Shell, che sviluppano nuovi combustibili fossili, non possono essere considerate in transizione e non possono essere incluse nel mercato della finanza sostenibile. Il testo chiude la porta alle pratiche di greenwashing più evidenti, ma dovrà essere sensibilmente rafforzato per permettere agli investitori di prendere decisioni consapevoli», sottolinea Lara Cuvelier, campaigner per gli investimenti sostenibili di Reclaim Finance.




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