Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa

Dalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianze

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.

Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.

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Di fronte alle disuguaglianze crescenti, la leva fiscale rappresenta uno strumento straordinariamente efficace. A patto di volerlo utilizzare, e di saperlo fare. Uno dei modi per riequilibrare la ricchezza all’interno della società è quello che passa per i prelievi sulle eredità. Parliamo delle famose tasse di successione, sulle quali a lungo si è dibattuto anche in Italia, benché oggi il tema sembri essere ormai un po’ passato di moda. 

A livello europeo, la situazione è decisamente eterogenea. Ci sono nazioni, come la nostra, che sono particolarmente accomodanti. Imponendo tasse piuttosto basse e, soprattutto, franchigie di esenzione molto importanti. Altri Paesi hanno optato per tasse di successione decisamente più pesanti. Altri ancora hanno scelto però la via opposta, rinunciando tout court a imporre prelievi sulle eredità. 

Come funzionano le tasse di successione in Italia

L’Italia si pone dunque in una fascia intermedia, ma tendente in modo netto verso la scarsa tassazione. Sebbene infatti la normativa vigente indichi che per successioni (e donazioni) i parenti in linea diretta (ascendenti e discendenti) debbano versare il 4% del valore di quanto ereditato, la fascia di esenzione è enorme. L’aliquota si applica infatti soltanto «sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, la quota di un milione di euro».

Nessun Paese in Europa presenta una franchigia così alta: al secondo posto ci sono i Paesi Bassi con 700mila euro per i coniugi superstiti, ma solo 22mila euro per i figli; al terzo la Germania con più di 500mila euro e al quarto la Finlandia con 95mila euro. Per la stragrande maggioranza degli italiani, insomma, la tassa di successione – tipicamente al momento della morte dei genitori – di fatto non esiste. E anche per coloro che hanno la fortuna di ereditare una ricchezza estremamente ingente, superiore appunto al milione di euro, il prelievo è decisamente ridotto rispetto a quanto imposto in altri Paesi europei.

Ad esempio, una persona che erediti beni per un valore complessivo molto alto, immaginiamo di 1,2 milioni di euro, potrà beneficiare dell’esenzione per il primo milione di euro. Quindi dovrà pagare il 4% dell’eccedenza di 200mila euro, ovvero 8mila euro complessivi. L’eredità “netta” sarà perciò di 1,192 milioni di euro. Discorso diverso per i trasferimenti in favore di fratelli o sorelle, per i quali si paga il 6% e la franchigia scende a 100mila euro. Così come per quelli tra altri parenti: stessa aliquota ma nessuna franchigia. Chi non ha legami di parentela paga invece l’8%, sempre senza applicazione di alcuna esenzione. 

In Europa c’è chi non paga nulla e chi troppo

Certo, alcune nazioni europee, come detto, non impongono alcuna tassa. Si tratta in particolare di otto Paesi dell’Ue: Austria, Cipro, Estonia, Lettonia, Malta, Romania, Slovacchia e Svezia. Ad essi si aggiunge la Norvegia. Ma, all’estremo opposto, ci sono casi nei quali le tasse di successione non soltanto esistono, ma sono anche estremamente alte. Sia con l’obiettivo di utilizzare tale leva a fini redistribuivi sia, ovviamente, per alimentare le entrate fiscali. 

In Francia, ad esempio, in caso di decesso di un genitore una parte del patrimonio va obbligatoriamente ai figli. Neanche in caso di testamento che lo indichi, il coniuge rimasto in vita può ereditare la totalità. Chi riceve un patrimonio può beneficiare di una franchigia nettamente più bassa rispetto a quella italiana: 100mila euro per un figlio o una figlia, un padre o una madre. Meno di 16mila euro per un fratello e una sorella; meno di 8mila euro per un nipote; poco meno di 1.600 euro in caso di altri gradi di parentela. 

Il caso-limite europeo: il sistema “espropriativo” della Francia

Per le successioni in linea diretta il sistema fiscale francese applica delle aliquote progressive che passano dal 5% per i primi 8mila euro ereditati, fino al 45% sopra agli 1,8 milioni. Per fratelli e sorelle, si applica il 45% già sopra i 24.400 euro. Mentre per tutti gli altri gradi di parentela fino al quarto grado, il tasso è del 55%. Infine, in mancanza di parentela (o oltre il quarto grado) si applica per l’intera successione il 60%. 

Si tratta di un sistema talmente oneroso da essere stato definito “espropriativo” in alcuni testi. Una persona che eredita, ad esempio, un immobile del valore di 300mila euro da uno zio, potrà sfruttare una franchigia di soli 8mila euro, e pagherà il 55% sui restanti 292mila euro. Dovrà perciò versare, al momento della ricezione dell’eredità, 160mila euro. Di conseguenza, non di rado gli ereditieri sono costretti a vendere immediatamente il bene per poter far fronte alla tassa. 

Belgio, Regno Unito, Spagna: le tasse di successione negli altri Paesi

In Belgio, similmente, le aliquote vanno dal 3% (fino a 12.500 euro) al 30% (oltre i 500mila euro) per le linee ereditarie dirette. Si passa dal 20 al 65% tra fratelli e sorelle; dal 25 al 70% per i nipoti; fino all’80% in mancanza di legami di parentela. Il tutto con franchigie di esenzione che variano a seconda delle situazioni e su base regionale, ma che restano piuttosto basse. Si tratta di un sistema più benevolo per i figli, ma decisamente pesante per gli altri soggetti che ereditano dei beni. Tra gli estremi di chi non prevede tassazioni e i casi di Francia e Belgio, ci sono poi numerose sfumature diverse.

In Germania, ad esempio, il tasso è del 30% ma una riforma approvata nel 2009 ha aumentato la fascia esonerata a 500mila euro per mariti e moglie e a 400mila euro per i figli. Inoltre, la prima casa al coniuge superstite è totalmente esentata, a prescindere dal valore della stessa. Anche nel Regno Unito non si applicano aliquote, bensì una tassa forfettaria del 40% per tutte le eredità al di là delle 325mila sterline di valore (circa 375mila euro). Il regime è però ben più nel caso in cui si opti per la donazione in vita. In Spagna, poi, il tutto varia a seconda delle regioni: lo Stato centrale tassa successioni e donazioni tra il 7 e il 34%, ma possono essere applicate regole specifiche dalle comunità autonome

Quanto incassano gli Stati grazie alle tasse di successione

Va sottolineato, però, che in linea generale gli introiti garantiti da queste tasse non sono particolarmente alti per gli Stati. Senza sorpresa, tenuto conto dei prelievi particolarmente onerosi, sono Belgio e Francia i Paesi che incassano le quote più alte. Quote che però sono contenute: rispettivamente, all’1,46 e all’1,38%, secondo un’analisi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico del 2021. Tutte le altre nazioni non raggiungono il punto percentuale: al terzo posto figura la Finlandia con lo 0,74%. Seguono il Regno Unito con lo 0,71%, l’Irlanda con lo 0,68% e la Svizzera con lo 0,6%. In Italia quanto raccolto ammonta ad appena lo 0,1% del totale. 

Ad oggi, dunque, lo strumento della tassa di successione è largamente sotto-utilizzato, fatte salve alcune eccezioni. Soprattutto, le aliquote, ove applicate, si limitano a una progressività su eredità spesso piuttosto modeste, soprattutto per le linee ereditarie non dirette. In Italia, ad esempio, si paga il 4% sia se si eredita poco più di un milione di euro, sia qualora si ereditino 50, 100 milioni o 3 miliardi. Senza alcuna distinzione, in modo lineare. L’applicazione di molte più aliquote consentirebbe non soltanto di aumentare il gettito ma anche di tassare maggiormente chi eredita patrimoni immensi. In perfetta coerenza con l’articolo 53 della Costituzione. 

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