Francia, Paesi Bassi e Germania lanciano le prime roadmap per abbandonare le fonti fossili

La Francia fissa scadenze tra il 2030 e il 2050, i Paesi Bassi al 2050 e la Germania al 2045. Ma i piani non sono vincolanti

La Germania promette l'addio a carbone, petrolio e gas entro il 2045 © Tony Webster/Wikimedia Commons

Cresce il numero dei Paesi che stanno adottando roadmap formali per l’abbandono delle fonti fossili. Lo scorso maggio, alla Conferenza internazionale di Santa Marta, in Colombia, la Francia è stata la prima in Europa a fissare una serie di scadenze progressive tra il 2030 e il 2050 per carbone, petrolio e gas.

Ora è arrivato il turno dei Paesi Bassi e della Germania che, nel giro di pochi giorni, hanno presentato due piani nazionali, seppure non vincolanti. Sullo sfondo, anche al di fuori del Vecchio Continente, altri si stanno muovendo in questa direzione.

Nel piano della Francia, stop al carbone entro il 2030 ma il gas resiste fino al 2050

La prima a stabilire una tabella di marcia è stata la Francia. Il documento non ha introdotto nuovi impegni climatici ma ha messo insieme gli obiettivi già fissati in una chiave strategica. Parigi ha stabilito di voler dire addio al carbone entro il 2030, chiudendo le ultime centrali già nel corso del 2027. Per il petrolio la deadline è stata fissata al 2045 e dovrebbe passare da un’elettrificazione massiccia del trasporto pubblico e privato. Per il gas per usi energetici il termine è stato invece fissato entro il 2050, anno della totale neutralità climatica.

L’annuncio francese durante la conferenza internazionale di Santa Marta è stato accompagnato da iniziative simili di Paesi come la Colombia, ad oggi particolarmente dipendente dalle fonti fossili. E a inizio settembre i 18 membri del Forum delle isole del Pacifico, tra cui l’Australia e la Nuova Zelanda, hanno concordato di accelerare una strategia regionale per la transizione energetica verso un futuro al 100% rinnovabile.

La roadmap dei Paesi Bassi per l’abbandono delle fonti fossili entro il 2050

Tornando in Europa, il 15 settembre i Paesi Bassi, co-organizzatori della Conferenza di Santa Marta, hanno presentato la loro roadmap per l’abbandono delle fonti fossili. L’anno cerchiato sul calendario è il 2050 ma a suscitare le prime contestazioni c’è il fatto che non si tratta di un termine vincolante.

Come hanno sottolineato Greenpeace Paesi Bassi, 350.org e Oil Change International, il piano consente nuovi progetti di estrazione di gas, considerandolo necessario durante la transizione. Nonostante il governo dichiari di prediligere il gas con il minore impatto climatico e di volerlo produrre soprattutto entro i confini nazionali, le importazioni di gas liquefatto (più impattante) rimarranno comunque necessarie, visto che la domanda interna è superiore alla produzione.

Secondo Maarten de Zeeuw di Greenpeace Paesi Bassi, questo progetto «contiene elementi importanti, ma purtroppo non è ancora una ricetta per un Paese libero dai combustibili fossili». Il piano prevede anche una forte espansione della capacità di energia rinnovabile, passando dagli attuali 38 gigawatt a 140 gigawatt nel 2040. In più, vieta il carbone per la produzione di energia elettrica entro il 2030, ma continua a consentirne l’utilizzo per la produzione di acciaio. 

La Germania promette l’addio a carbone, petrolio e gas entro il 2045

A pochi giorni dalla presentazione della roadmap dei Paesi Bassi, è arrivata anche quella della Germania. Il governo si è impegnato a eliminare completamente carbone, petrolio e gas naturale entro il 2045, formulando dunque in modo più preciso il precedente concetto di neutralità climatica.

Il piano prevede di incrementare la quota di energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica dal 55 all’80% entro il 2030 e di raggiungere i 215 gigawatt di energia solare entro il 2030. Tra gli altri obiettivi già fissati e ribaditi c’è anche quello di abbandonare completamente il carbone entro il 2038, con la possibilità di anticipare la deadline al 2035, e di abbattere le emissioni di metano del 30% entro il 2030. 

Come evidenzia Jennifer Morgan, ex-inviata tedesca per il clima, «è un passo positivo» ma «una tabella di marcia è solo il punto di partenza. Per produrre risultati concreti, questa strategia deve essere sostenuta da un’eliminazione più rapida, deliberata ed equa dei combustibili fossili, accompagnata dalla diffusione dell’elettrificazione verde».

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