La Fifa di Infantino paga le tasse di Infantino e il lusso dei suoi amici
L'ennesima schifezza: dal 2024 le imposte statunitensi del presidente le paga la Fifa. Ma Infantino ha già i voti per la rielezione. Anche perché la Uefa…
Viaggi con aerei privati, hotel di lusso, suite esclusive, cene eleganti, regali vari, al presidente e a coloro che lo circondano, scelti a suo insindacabile giudizio. E per finire, tasse pagate al suo posto dall’azienda. Il quadro che emerge dagli ultimi documenti visionati da Le Monde, più che raccontare il potere assoluto del presidente Gianni Infantino, conferma che la Fifa da oltre mezzo secolo è strutturata più come una consorteria che come una società senza scopo di lucro con il compito di organizzare il calcio globale.
D’altronde, come vedremo, i soldi della Fifa non arrivano copiosi solo al suo presidente, ma a tutte le federazioni calcistiche nazionali. E ai loro dirigenti, che da dieci anni eleggono Infantino per acclamazione. Anche quelli che ora gli fanno la guerra.
La Uefa ritira l’appoggio e chiede conto dei compensi Fifa
In vista delle elezioni presidenziali della Fifa che si terranno il prossimo marzo a Rabat, in Marocco, la Uefa e alcune federazioni asiatiche e nord e centroamericane hanno deciso di ritirare il loro appoggio a Infantino, fingendo di non averlo sempre sostenuto e adulato fino allo scorso agosto.
Di averlo quindi sostenuto e adulato ben dopo le migliaia di lavoratori morti in Qatar, i regali all’Arabia Saudita, il Premio per la Pace inventato per essere consegnato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la partecipazione di Infantino al Board of Peace. Ma anche dopo la fine della scandalosa Coppa del Mondo 2026, con arbitri, dirigenti e tifosi fermati alla dogana e la ridicola revoca dell’espulsione a Folarin Balogun, centravanti degli Stati Uniti, in seguito a una telefonata di Trump a Infantino.
FestiValori 2026, sabato 14 novembre a Milano: Non aspettiamo la prossima estate. Il festival di Valori e Radio Popolare, ingresso libero. Scopri il programmaNel ritirare il suo appoggio, a ottobre la Uefa ha chiesto alla Fifa dettagli sulla remunerazione dei suoi dirigenti e sulle loro implicazioni fiscali, date le limitate informazioni pubblicate nei bilanci annuali della Fifa. Quello che è emerso, effettivamente, è abbastanza squallido.
Dopo lo scandalo del 2015 – gli agenti dell’Fbi che con la pistola in pugno entrano nelle sedi Fifa e ne arrestano alti dirigenti, la crisi da cui nascono la candidatura e il potere di Infantino – la Fifa del neoeletto Infantino aveva cambiato i suoi regolamenti interni all’insegna della trasparenza.
Ma l’appetito vien mangiando. E tra un viaggio su un aereo privato, una suite esclusiva in un hotel di lusso, una cena in un ristorante stellato e nuovi uffici aperti nel cuore di Parigi, Miami e New York, Infantino e la sua corte hanno cambiato di nuovo le regole.
La Fifa ha pagato le tasse di Infantino dal 2024 al 2026
Secondo quanto scrive Le Monde, infatti, grazie a due personaggi amici di lunghissima data di Infantino – lo svizzero Bruno Chiomento, presidente del Comitato indipendente per la governance, l’audit e la conformità della Fifa, e l’avvocato svizzero Gianni Rizzello, stretto collaboratore di Infantino – il «Regolamento Fifa su retribuzioni, spese e benefit per i dirigenti di alto livello» è stato modificato quest’estate «senza che l’amministrazione Fifa, in particolare il dipartimento legale, fosse realmente coinvolta nella nuova versione».
Queste modifiche, oltre ai benefit di cui sopra, prevedevano che la Fifa si accollasse anche le tasse dei suoi dirigenti (non solo di Infantino quindi, teniamolo a mente), affinché «non fossero né avvantaggiati né svantaggiati dalle conseguenze fiscali derivanti dai loro incarichi transfrontalieri». E affinché «non pagassero né più né meno imposte sul reddito durante il loro incarico rispetto a quanto avrebbero pagato se fossero rimasti in Svizzera».
Tutto questo perché, in vista della Coppa del Mondo 2026, Infantino dal 2024 si è trasferito a Miami. O comunque ha vissuto lì per un periodo più lungo di quello necessario a essere considerato residente in Svizzera per la favorevole tassazione (193 giorni). Secondo documenti ottenuti dalla Uefa e visionati da Le Monde e dal New York Times, la Fifa ha quindi pagato le tasse che Infantino doveva agli Stati Uniti nel 2024, 2025 e 2026.
Si parla di diversi milioni di dollari, visto che lo stipendio di Infantino, bonus compresi, è intorno ai 6 milioni di dollari l’anno. Inoltre, dai documenti è emerso che non solo Infantino, ma tutto il suo entourage, compreso chi lo ha aiutato a riscrivere i regolamenti Fifa, ha beneficiato di viaggi con aerei privati, hotel di lusso, suite esclusive, cene eleganti e regali vari. Oltre che dei palchi più lussuosi della Coppa del Mondo 2026.
I ricavi della Fifa e i soldi a pioggia per le federazioni
Basterà questo scandalo delle tasse pagate dalla Fifa per fare cadere Infantino? La similitudine con Al Capone, colpevole di tutto e fregato dal fisco, l’avevamo già usata per il Manchester City. E non ci convinceva nemmeno in quel caso. Anche perché è vero che Infantino si è aumentato lo stipendio dai 2 milioni di dollari del 2016 ai 6 milioni attuali, oltre ai bonus che si è regalato. Ma nel frattempo ha anche moltiplicato i ricavi della Fifa, dai 2 miliardi di dollari del 2014 ai 15 miliardi di oggi.
E questo significa soldi a pioggia per le federazioni nazionali e per i loro dirigenti. Il nuovo Programma di sviluppo Fifa prevede che dal 2027 – guarda caso poche settimane prima delle elezioni – alle federazioni vadano oltre 6 miliardi di dollari nei successivi quattro anni. 25 milioni di dollari a ciascuna. E siccome pecunia non olet… tutto lascia pensare che a marzo molte federazioni voteranno Infantino.
Le federazioni hanno già i voti per rieleggere Infantino
L’Africa (54 voti), il Sudamerica (10) e buona parte dell’Oceania (11) hanno già annunciato il loro appoggio a Infantino. Ma la settimana scorsa anche l’Asia (46), che non è mai stata un monolite, ha annunciato che lo voterà a maggioranza. E siamo già oltre i 106 voti (la metà più uno dei 211 totali) che servono a eleggerlo. Voteranno contro – forse, ma non è detto – il Centro e Nord America (35) e la Uefa (55). L le cui federazioni, è bene ricordarlo, ancora lo scorso agosto avevano mandato una lettera in cui assicuravano il loro sostegno a Infantino.
E ora, svegliate dal letargo, hanno deciso di non votarlo più. Ma non hanno ancora trovato uno sfidante da iscrivere entro la data limite del 18 novembre. Chissà come mai. Non vorremmo pensare male e ipotizzare che, davanti a tutti quei soldi, la Uefa non solo abbia sorvolato sul premio a Trump, sulla partecipazione al Board of Peace e sulla revoca della squalifica a Balogun, ma ora non veda di cattivo occhio nemmeno i bonus e le esenzioni fiscali.




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