Anthropic, Musk e la corsa ai data center: dalla Terra allo spazio

Anthropic affitta il supercomputer di Musk per 1,25 miliardi al mese. Sullo sfondo, data center nello spazio e impatti ambientali ignorati

L'immagine è stata realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

Chi ha un abbonamento a Claude avrà notato nelle ultime settimane un miglioramento sensibile: sessioni più lunghe, risposte migliori, utilizzo dei token ottimizzato. Dietro questo aggiornamento c’è un accordo annunciato il 6 maggio da Anthropic – l’azienda che sviluppa il modello di intelligenza artificiale Claude – per l’utilizzo dei supercomputer di Elon Musk, e in particolare di Colossus 1. Un’intesa inedita tra due aziende che nell’immaginario collettivo non potrebbero essere più distanti, ma che hanno trovato in questo accordo una convenienza reciproca. Anche se le diffidenze rimangono. E le contraddizioni pure.

Anthropic è meno nota rispetto a OpenAI o Google, ma ha scalato rapidamente le posizioni nella competizione tra modelli di IA, grazie alla precisione e alla qualità del proprio modello linguistico, Claude. L’azienda sottolinea in molte occasioni di avere una profonda attenzione ai temi etici: esistono una Costituzione e una dichiarazione di principi sui limiti e sui rischi dell’utilizzo dell’IA. Un impianto etico che però non frena la crescita dell’azienda, anzi. I ricavi infatti raccontano una storia di successo e una crescita quasi vertiginosa: da 87 milioni di dollari annualizzati a gennaio 2024 a 30 miliardi ad aprile 2026. Una crescita di 80 volte in poco più di due anni, con una valutazione che raggiunge la cifra di 380 miliardi di dollari.

Anthropic e lo scontro con il Pentagono sull’IA militare

Anthropic ha raggiunto notorietà nell’opinione pubblica grazie allo scontro con il Pentagono. Nel luglio 2025, il Dipartimento della Difesa (ora ribattezzato «Dipartimento della Guerra» da Trump) aveva assegnato contratti fino a 200 milioni di dollari ciascuno ad Anthropic, Google, OpenAI e xAI. Anthropic aveva chiesto di inserire clausole che escludessero l’utilizzo di Claude per sorveglianza di massa e sistemi d’arma completamente autonomi.

Di fronte al no del Pentagono, l’accordo era saltato e l’amministrazione Trump aveva dichiarato Anthropic un «supply chain risk» , un rischio per le catene di approvvigionamento strategiche. L’amministrazione statunitense aveva in passato riservato questo trattamento solo alle aziende straniere come Huawei per ragioni di sicurezza nazionale e per prevenire lo spionaggio industriale. Mai a un’azienda americana. La vicenda legale è tuttora aperta, ma sul piano del marketing ha rafforzato l’immagine di Anthropic: un’azienda professionale e “indipendente” dai governi, disposta a pagare il prezzo delle proprie scelte etiche.

Mythos e Glasswing: l’IA di Anthropic solo agli Stati Uniti

La realtà è un po’ più complessa. Il 7 aprile, Anthropic ha annunciato Claude Mythos Preview: un modello capace di identificare autonomamente vulnerabilità informatiche su sistemi operativi e browser, classificato dall’azienda stessa come «ad alto rischio» per la cybersicurezza. Con Mythos l’azienda lancia anche Project Glasswing. Un programma che offre il nuovo modello a una cerchia ristretta di realtà americane, escludendo quelle europee e del resto del mondo.

Una mossa che ha irritato la Commissione europea, venuta a conoscenza di Mythos solo attraverso canali pubblici, e che ha richiesto l’accesso al modello per ragioni di cybersecurity. Finora non ha ricevuto risposta. Così l’azienda che aveva detto no a Trump ed era stata bollata come rischio per la sicurezza nazionale, pochi mesi dopo si colloca pienamente dentro il capitalismo patriottico trumpiano, soprattutto nella sfida con la Cina.

Anthropic e xAI: 1,25 miliardi al mese per Colossus

Di Elon Musk sappiamo ormai molto, sia delle sue aziende sia dell’adesione politica alla nuova destra globale. Nell’accordo con Anthropic, Musk mette a disposizione il suo supercomputer Colossus 1. L’obiettivo dichiarato è «affittare potenza di calcolo», ma dietro c’è un disegno più ampio. Musk ha fuso SpaceX e xAI in una nuova holding, SpaceXAI, puntando a una quotazione in Borsa (Ipo) a giugno con una valutazione attesa di 1.750 miliardi di dollari: la più grande Ipo della storia.

I termini economici dell’accordo con Anthropic si ricavano dall’S-1 depositato alla SEC – il documento di registrazione obbligatorio per le aziende che vogliono quotarsi in Borsa negli Stati Uniti. Per l’affitto del supercomputer, Anthropic pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029, per un totale potenziale di oltre 40 miliardi. Per SpaceXAI, Anthropic è il primo cliente esterno di Colossus e rappresenta la prova che la nuova holding può inserirsi come quarto hyperscaler – il termine tecnico per i grandi fornitori di servizi cloud – accanto ad Amazon, Google e Microsoft.

Colossus, le turbine e il Clean Air Act

Colossus 1 non è un datacenter come gli altri. È stato costruito in 122 giorni in una ex fabbrica in una periferia di Memphis, con oltre 220mila processori grafici Nvidia e 300 megawatt di potenza.

All’epoca dell’avvio dei lavori, la rete elettrica locale forniva al sito solo 8 megawatt. Per realizzare il nuovo supercomputer, Musk ha scelto di installare turbine a gas «portatili». Aggirando così le normative ambientali (il Clean Air Act considera fissi solo gli impianti attivi per più di 364 giorni). Le 35 turbine hanno operato senza permessi per quasi un anno, con una potenza stimata di 422 megawatt.

Colossus 2, il datacenter gemello, è stato realizzato a Southaven, Mississippi, con lo stesso meccanismo di elusione delle norme ambientali. Negli stessi giorni dell’accordo con Anthropic, la Naacp (National Association for the Advancement of Colored People, la principale organizzazione per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti) depositava una richiesta di provvedimento d’urgenza per 33 turbine non autorizzate – di cui sei aggiunte dopo le prime notifiche delle violazioni – denunciando l’impatto sanitario degli impianti.

Ora, il terzo Colossus, in costruzione, non potrà usufruire del buco normativo del Clean Air Act sulle turbine portatili. Restano però il danno ambientale e l’impatto delle emissioni stimate.

Data center orbitali: il piano SpaceX nello spazio

La sfida non riguarda solo l’accesso alla potenza di calcolo dei data center che continuano a sorgere in tutto il mondo. Si spinge oltre, fino allo spazio. L’accordo del 6 maggio sottolinea che Anthropic ha «espresso interesse» a lavorare con SpaceX allo sviluppo di data center orbitali.

Il 30 gennaio 2026, SpaceX aveva depositato alla Fcc (Federal Communications Commission, l’autorità statunitense per le comunicazioni) una richiesta formale per una costellazione fino a un milione di satelliti destinati al calcolo per l’IA. L’«Orbital Data Center System». Le proiezioni dell’azienda ipotizzano 100 gigawatt di capacità. Equivalenti al 20% della capacità di generazione elettrica attuale degli Stati Uniti. Nella presentazione alla Fcc, SpaceX ha dichiarato che «entro pochi anni, il costo più basso per generare calcolo per l’IA sarà nello spazio».

Costruire infrastrutture di calcolo nello spazio significa uscire dal perimetro delle normative ambientali, delle opposizioni delle comunità e delle autorizzazioni statali. Quel che rimane – le emissioni dei razzi, l’impatto sull’astronomia, la sostenibilità economica delle infrastrutture orbitali – è un’altra storia. Ma nella corsa allo spazio i data center assumeranno un ruolo sempre più decisivo.

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