Autistici/Inventati-Banca Etica: quello che (non) dicono le istituzioni

Valori.it ha provato a chiedere come debba comportarsi, concretamente, una banca in una vicenda come quella di Autistici/Inventati

La vicenda di Autistici/Inventati e Banca Etica dimostra come gli Stati Uniti possano penalizzare unilateralmente qualsiasi banca europea. Immagine realizzata dalla redazione di Valori.it utilizzando Midjourney

La questione di Autistici/Inventati, così come quella di Francesca Albanese, non riguarda solo Banca Etica. Se il collettivo che fornisce servizi informatici avesse avuto un conto corrente aperto presso qualsiasi altra banca, le procedure e le conseguenze sarebbero state le stesse. Se la Relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina avesse tentato di aprire un conto corrente presso una qualsiasi altra banca, la situazione sarebbe stata identica.

Ciò significa che non si può essere al 100% etici nel quadro di questo sistema ultra-capitalista e turbo-liberista? La risposta è che lo si può essere in tutte le scelte sulle quali si ha autonomia decisionale. Non si può fare come si vuole, e come sarebbe giusto fare, su tutte le decisioni sulle quali è l’architettura stessa del “sistema” a impedirlo. A meno che non ci si voglia, semplicemente, immolare. 

Il Pianeta nel quale viviamo è questo: è quello nel quale anche gli attivisti per il clima devono aver messo benzina nel serbatoio di una macchina, una volta nella vita, dando soldi alle compagnie delle fonti fossili. E pagato tasse a governi che le usano per dare sussidi a chi sfrutta carbone, petrolio e gas. Ciò non sminuisce però affatto il loro impegno, cruciale per le sorti dell’umanità intera, a favore della transizione ecologica.

Si conducono le battaglie con gli strumenti che il sistema ci mette a disposizione, o per lo meno ci concede. La vicenda di Autistici/Inventati è emblematica in questo senso. E a Banca Etica – esattamente come agli attivisti per l’ambiente, il clima, i diritti umani – va dato atto di aver provato a cercare qualsiasi tipo di soluzione possibile. Di aver interpellato esperti, giuristi, istituzioni, associazioni di categoria. Senza però aver trovato una soluzione tecnica che possa scongiurare la chiusura del rapporto bancario con il collettivo. 

Abi, Banca d’Italia e ministero dell’Economia non indicano una via d’uscita

Valori.it ha provato a rivolgersi a istituzioni e associazioni di categoria. In queste ore la nostra redazione ha contattato, telefonicamente e per via scritta, a più riprese, il ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia e l’Associazione bancaria italiana (Abi). Da nessuno però è giunta una risposta alla seguente domanda: come deve comportarsi una banca in un caso come questo? Deve rispettare la decisione del Tesoro degli Stati Uniti, per non mettere a rischio l’operabilità dei conti correnti, ma violare al contempo la direttiva europea 2015/849 e non rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea? O viceversa deve rispettare il diritto dell’Unione europea e la sentenza della Corte, ma subire sanzioni secondarie da parte del Tesoro mettendo a rischio i servizi finanziari per i correntisti e la tenuta stessa dell’istituto di credito? 

L’Abi ha spiegato che «per prassi non si pronuncia su vicende legate a singoli istituti di credito». Anche se in questo caso però il problema riguarda oggettivamente l’intero sistema bancario italiano e perfino europeo. Il ministero dell’Economia e delle Finanze al momento della pubblicazione di questo articolo non ha fornito alcuna risposta ufficiale, nonostante numerosi solleciti. Bankitalia fa sapere che non è in grado di risolvere il problema e che la decisione spetta al singolo istituto di credito.

Cosa rischierebbe Banca Etica ignorando l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac

È utile ribadire in questo senso cosa potrebbe comportare, concretamente, un’eventuale decisione di ignorare l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste Ofac da parte del Tesoro degli Stati Uniti. Le cosiddette “sanzioni secondarie” che Banca Etica subirebbe andrebbero dal taglio dei conti di corrispondenza all’inserimento nella lista Capta che elenca gli istituti soggetti a restrizioni. Il che renderebbe impossibile operare sul mercato in dollari. I correntisti perderebbero la possibilità di utilizzare tutte le carte di credito e di debito. 

E solo in linea puramente teorica potrebbero ancora operare entro i confini italiani e/o europei. Il blocco delle transazioni potrebbe riguardare facilmente anche i trasferimenti in area cosiddetta “Target2”, il che impedirebbe anche le operazioni con importanti istituti di credito. Questi ultimi dovrebbero infatti osservare gli accordi stipulati con le autorità statunitensi, inclusi quelli relativi alle liste Ofac. 

Per rendere il tutto ancor più chiaro: se Banca Etica non si adeguasse alla giustizia parallela, arbitraria, imposta di fatto da un governo straniero alle banche del mondo intero, diventerebbe un soggetto isolato. Anche gli altri istituti finanziari non potrebbero più lavorare con lei. Un qualunque bonifico di un qualunque correntista potrebbe dunque essere bloccato, non tanto sul nascere ma dal sistema stesso che gestisce le transazioni. 

Le decisioni degli Stati Uniti possono paralizzare qualsiasi banca

«Parliamo – conferma Giuliana Scognamiglio, docente di Diritto bancario all’università Sapienza di Roma – di una questione molto poco esplorata ancora e molto inquietante. Banca Etica, così come qualsiasi altra banca, si potrebbe trovare effettivamente in una situazione di paralisi del proprio funzionamento se non si adeguasse alle decisioni del Tesoro americano. Il che dovrebbe interpellare le istituzioni, anche e soprattutto alla luce delle crisi geopolitiche che stiamo vivendo». 

«In linea teorica – prosegue – potrebbe essere bloccata l’operatività di qualsiasi correntista di una banca che non si adegui alla decisione di Washington. È sufficiente che, al momento della ricezione ad esempio dell’ordine di un bonifico, questo transiti per un circuito statunitense o che rispetta le decisioni statunitensi. Se si considera che gli Stati Uniti dominano di fatto il settore, è chiaro che l’ipotesi di paralisi è assolutamente plausibile». Ma non è tutto. «Questi stessi correntisti – prosegue Scognamiglio – in linea teorica potrebbero poi cercare di rivalersi sulla banca, poiché una scelta del suo management avrebbe, di fatto, congelato i loro rapporti bancari. Banca Etica subirebbe a quel punto non solo le sanzioni americane ma anche le rivalse dei clienti».  

Per averne la prova, basta tentare di utilizzare un sistema qualsiasi, come PayPal ad esempio, per effettuare un pagamento anche di un solo euro. Basta farlo tra due persone mai inserite nelle liste Ofac, con conti appoggiati a banche mai sanzionate dagli Stati Uniti. Basta scrivere nella causale della transazione il nome di una persona presente nelle liste affinché la transazione sia bloccata immediatamente. Dopo il primo test effettuato con Francesca Albanese, abbiamo provato a farlo in prima persona anche con il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou. Il pagamento è stato rifiutato immediatamente.

In mancanza di una soluzione tecnica, si rende necessaria una battaglia politica

La realtà, dunque, è che una soluzione tecnica probabilmente non esiste. D’altra parte, anche le altre banche d’Europa (etiche o meno) non hanno potuto aprire un conto corrente a Francesca Albanese. Siamo tutti, di fatto, sotto ricatto. Proprio per questo c’è però spazio per una battaglia politica. E anche in questo senso, a Banca Etica va dato atto di essersi immediatamente attivata in ogni sede. 

«Banca Etica e il movimento della finanza etica – spiega Aldo Soldi, presidente dell’istituto di credito – non si arrendono di fronte a un sistema finanziario globale che consente a un governo autoritario di emettere arbitrariamente sanzioni che colpiscono clienti e banche Oltreoceano. Da più di un anno chiediamo alla politica italiana ed europea di introdurre strumenti normativi concreti per proteggere cittadini e organizzazioni dagli effetti extraterritoriali di queste iniziative statunitensi. È una questione che riguarda l’intero sistema finanziario. E per questo Banca Etica è impegnata nella costruzione di un coordinamento con i propri partner internazionali. Ma fa appello a un’assunzione di responsabilità di tutto il mondo bancario e delle istituzioni, affinché si trovi una risposta comune ed efficace in tempi ragionevoli». 

Un circuito finanziario europeo per sottrarsi alle sanzioni statunitensi

In termini tecnici, il solo modo per uscire da questa situazione è la creazione di un circuito finanziario alternativo, totalmente europeo, gestito da europei e che risponda alle regole europee. «È la sola via d’uscita – conferma Scognamiglio –. Credo che la direzione di marcia non possa che essere questa. Mi sembra che si stia capendo che è pericolosissimo rimanere privi di sovranità finanziaria. Che occorre tagliare questi cordoni ombelicali che fino a qualche tempo fa non davano preoccupazioni, ma oggi mostrano tutta la loro pericolosità». 

La speranza è che le vicende di Autistici/Inventati, Francesca Albanese e di giudici come Nicolas Guillou possano essere utili per aprire un ampio dibattito, che coinvolga il sistema bancario e, soprattutto, le istituzioni nazionali ed europee, i governi, i parlamenti. In gioco ci sono l’autonomia e la sovranità non soltanto dei nostri istituti finanziari ma anche dei nostri sistemi normativi e giudiziari.

6 Commenti

  • A

    Andrea Pappacoda

    Rimandare a un "circuito finanziario alternativo" in una situazione del genere è totalmente ipocrita. Banca Etica ha scelto di affidarsi esclusivamente al circuito Visa e abbandonare il circuito italiano PagoBancomat nel 2022, con le nuove carte "international" -- semplici carte Nexi con stampata sopra la bandiera della pace. Rimando a una discussione aperta sul forum della community di Banca Etica, accessibile (purtroppo) solo a clienti e persone socie https://community.bancaetica.it/forums/topic/metodi-di-pagamento-eitici/

    • C

      Claudia

      Project manager

      Ciao Andrea, purtroppo non è solo una questione di carte. Una banca che viene inserita tra le realtà ostili non può più avere alcun tipo di rapporto con nessun'altra banca. È un ricatto terribile e noi dovremmo essere al fianco di Banca Etica a sollecitare le istituzioni che prendano una posizione a difesa di A/I, di Banca Etica, di tutte le realtà e persone che hanno il conto lì dentro perché è la sola banca che dà loro credito...

      • A

        Andrea Pappacoda

        Ciao Claudia, sono d'accordo con quanto dici, sono a fianco della banca e sto procedendo a diventare socio. La mia critica, però, è nei confronti dell'intento di parti dell'articolo di far passare che il problema è la mancanza di un "circuito finanziario alternativo, totalmente europeo", quando la banca è complice di aver effettuato scelte "tecniche" che ci hanno portato in questo stato. Inoltre, non sono convinto (per ignoranza mia) che "Una banca che viene inserita tra le realtà ostili non può più avere alcun tipo di rapporto con nessun'altra banca", proprio perché le sanzioni si applicano soltanto a realtà statunitensi e che con esse interagiscono. Un gruppo di banche disinvestito da enti statunitensi non sarebbe così colpito da sanzioni del genere come invece lo sono ora.

  • E

    Emilio De Capitani

    Premetto che sono l'ex Segretario della Commissione LIBE del Parlamento Europeo che in più occasioni si é trovata ad affrontare la situazione del conflitto di leggi europee/non europee in caso di "freezing assets" dichiarate da paesi terzi (USA) o, persino delle Nazioni Unite. Persino in quest'ultimo caso dove il provvedimento era considerato compatibile con il Diritto europeo la Corte ha riconosciuto il diritto alla protezione dei diritti fondamentali (caso "KADI") . Nel caso degli USA in diverse occasioni i provvedimenti sono stati considerati illegittimi e le banche europee hanno DOVUTO procedere alla apertura dei conti pena le sanzioni previste per violazione del diritto europeo oltre che, ovviamente del diritto italiano (nel contratto per conto corrente non possono essere previste condizioni in violazione della legge). La Sig.ra Albanese é anche cittadina europea e può chiedere a questo titolo alla Commissione europea attraverso le autorità italiane di inserire l'ordine esecutivo USA relativo all'ICC fra le misure inapplicabili sul territorio dell'UE (vedi Regolamento (CE) No 2271/96 "Blocking Statute"). L'autorità Italiana cui rivolgersi per attivare lo Statuto è il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Direzione Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali Ufficio I – Cooperazione finanziaria internazionale e politiche globali per la stabilità e la crescita - Sanctions Unit). In caso di probabile silenzio o rifiuto da parte del Ministero degli Esteri o della la Commissione (cui si sono già rivolte Spagna, Belgio, Francia e Slovenia) si va in Corte. Ma il primo tribunale davanti al quale impugnare il rifiuto di Banca Etica o di qualsiasi altra banca é comunque quello italiano.

    • C

      Claudia Vago

      Project manager

      Grazie per il commento Emilio. Purtroppo, lo Statuto di blocco UE non risolve la questione, per due motivi. Primo: copre solo un elenco specifico di leggi USA extraterritoriali, che riguardano quasi esclusivamente Cuba e Iran. La norma con cui è stata designata Autistici/Inventati (l'Executive Order 13224, il regime antiterrorismo) non è in quell'elenco. Quindi lo Statuto, per questo caso, semplicemente non si applica. Secondo: anche dove si applica, storicamente ha funzionato poco. È rimasto quasi inutilizzato per anni, alcuni governi europei l'hanno definito più un'arma politica che uno strumento efficace, e nell'unico grande caso arrivato in Corte di Giustizia (Bank Melli Iran, 2021) i giudici hanno comunque riconosciuto alla banca il diritto di chiudere il rapporto per motivi economici legittimi, pur in presenza dello Statuto. In sintesi: lo Statuto protegge in teoria contro alcune leggi USA elencate, ma non impedisce a una banca italiana di scegliere comunque, per prudenza, di chiudere un conto legato a un soggetto sanzionato OFAC. E nel caso specifico di A/I non è nemmeno lo strumento giuridico pertinente.

  • E

    Emilio De Capitani

    Gentile Claudia l'allegato del Blocking statute (testo consolidato https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX01996R2271-20180807) può benissimo essere aggiornato aggiungendo i due executive orders in questione ma bisogna pure che qualcuno lo chieda. Una volta aggiornato l'elenco scatta il divieto europeo di applicare i provvedimenti presi dallo stato terzo e questo divieto deve essere corredato da sanzioni adeguate. A questo punto, come nel caso da lei citato, la Banca si opporrà alle sanzioni europee (in applicazione del Blocking Statute) invocando il proprio diritto fondamentale alla libertà d'impresa previsto dalla Carta. Ma in questo caso starà al giudice nazionale (ed eventualmente europeo) fare un bilanciamento tra il diritto fondamentale della Banca con quello della persona colpita dalle sanzioni USA del diritto di disporre delle proprie risorse e alla protezione giudiziaira (vedi il caso Kadi). Non sarà una passeggiata e sono il primo a capire perché tutti siano stranamente "distratti" quando sono di mezzo gli USA ma starà alla Commissione prevedere anche possibili indennizzi alla banca colpita dalle sanzioni del paese terzo con il meccanismo di solidarietà previsto dal Regolamento.

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