Le vittime e i carnefici nella vicenda di Autistici/Inventati

Gli Stati Uniti hanno inserito Autistici/Inventati nelle liste Ofac: Banca Etica rischia sanzioni secondarie con conseguenze su 130mila correntisti

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, che gestisce le liste Ofac © MeanieHyaena/Wikimedia Commons

La testata di cui sono direttore, come è noto, è finanziata dal gruppo Banca Etica, attraverso il suo editore Fondazione Finanza Etica. Ciascuno può sentirsi libero di pensare che quanto segue sia una difesa d’ufficio. La realtà è che in quasi sei anni di direzione, la redazione di Valori.it ha potuto lavorare in totale autonomia e indipendenza. Ed è proprio l’indipendenza, assieme alla deontologia professionale, che mi spingono a prendere posizione. 

La vicenda è ormai nota: venerdì 28 agosto 2026 è stata resa nota l’ennesima decisione arbitraria dell’amministrazione degli Stati Uniti diretta da Donald Trump. Il collettivo toscano Autistici/Inventati – che sviluppa servizi informatici indipendenti e che fornisce indirizzi email, siti web, blog e newsletter ad altri attivisti e collettivi – è stato inserito nelle cosiddette liste Ofac. Ufficialmente per «contrastare la crescente minaccia rappresentata dai gruppi terroristici violenti di estrema sinistra». 

Autistici/Inventati è correntista di Banca Etica dal 2018 e l’istituto di credito ha dovuto riferire all’associazione di essere «costretta a elevare il profilo di rischio e a sospendere temporaneamente l’operatività del conto corrente in attesa di ulteriori approfondimenti ed è purtroppo probabile che sarà a breve costretta alla sua successiva chiusura». Al contempo, ha scritto alle organizzazioni di categoria delle banche (Abi e Assopopolari) e al ministero dell’Economia per verificare se ci siano soluzioni praticabili che permettano a Banca Etica di mantenere l’operatività del conto corrente.

Banca Etica rischia sanzioni secondarie per le liste Ofac

È un film già visto con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Francesca Albanese, o ancora con i giudici della Corte penale internazionale. E anche all’estero nessuna banca, neppure quelle che si fondano sugli stessi valori di Banca Etica, ha potuto aggirare la decisione dell’amministrazione di Washington. 

Il motivo è semplice, come spiega lo stesso istituto di credito: «Una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste Ofac, potrebbe essere oggetto di “sanzioni secondarie” che implicano la cessazione di ogni servizio erogato da intermediari statunitensi». Tradotto, tutti i correntisti di Banca Etica potrebbero vedersi bloccate le carte di credito e di debito poiché basate su sistemi statunitensi (Visa & co.). Il che significherebbe, di fatto, far pagare a 130mila clienti, socie e soci della banca lo stesso prezzo ingiusto che Trump vuole far pagare a Autistici/Inventati, Francesca Albanese e ai giudici della Cpi. Oltreché mettere a repentaglio gli stipendi di centinaia di lavoratrici e lavoratori dell’istituto di credito.

Si può osservare che la Corte di giustizia europea, con sentenza dell’11 giugno 2026, ha ritenuto che il rifiuto di apertura di un conto corrente bancario ad un soggetto iscritto nella lista Ofac sia in contrasto con la direttiva dell’Ue 2015/849, che disciplina il contrasto finanziario al terrorismo e al riciclaggio. 

Siccome la stessa direttiva «non prevede che l’inserimento in un elenco dell’Ofac o in qualsiasi altro elenco della stessa natura redatto da un Paese terzo comporti automaticamente il divieto per un ente creditizio di avviare un rapporto d’affari con il cliente interessato», allora secondo i giudici non è necessario rispettare automaticamente quanto imposto da Washington.

La sentenza Ue dell’11 giugno non risolve il nodo delle liste Ofac

Ciò è vero. Ma lo è tanto quanto il fatto che gli Stati Uniti andrebbero con ogni probabilità dritti per la loro strada. Con tutto ciò che comporterebbe. La realtà è che la sentenza sancisce un principio correttissimo: la legittimità a resistere alla giustizia parallela imposta in modo unilaterale, arbitrario e barbaro da un singolo Paese. Ma a mancare è un’alternativa sicura per evitare di doversi solo e semplicemente immolare, rischiando di far perdere all’Italia, e a decine di migliaia di persone, l’unica realtà che propone una finanza umana, solidale, rispettosa dell’ambiente, del clima, della biodiversità, dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani. Manca un sistema finanziario alternativo, che poggi le proprie gambe e radici in Europa, che sia gestito dalle nazioni europee, che ci liberi dal dominio americano. Che magari non arriverebbe subito ma del quale si potrebbero per lo meno cominciare a porre le basi. 

Nell’assordante silenzio della politica (e anche delle altre banche italiane, perché non risultano prese di posizione né manifestazioni di solidarietà), la verità è che nessuno fa la sola cosa che consentirebbe a Banca Etica di aprire (o rimettere in funzione) immediatamente ogni tipo di rapporto bancario. Le vicende di Albanese, di Autistici/Inventati e dei giudici della Cpi – nessuno dei quali ha ricevuto accuse formali, né ha perciò potuto difendersi da esse – hanno aperto uno squarcio su un mondo nel quale la giustizia, di fatto, non è uguale per tutti. Questo non basta però a far sì che governi europei e Commissione di Bruxelles agiscano concretamente per difendere le fondamenta stesse dei valori democratici. Meglio, evidentemente, non rischiare di irritare la Casa Bianca. E pazienza se questo dà un segnale dissuasivo chiarissimo anche a chiunque pensi di adottare comportamenti simili a quelli delle persone e realtà inserite ingiustamente nella lista Ofac.

La sola cosa certa, in tutto ciò, è che in questa vicenda ci sono delle evidenti vittime (chi è sottoposto ingiustamente a sanzioni, e anche chi è sottoposto alla minaccia di dover chiudere se osa tentare una forma di resistenza), un evidente carnefice e troppi che potrebbero agire ma preferiscono stare a guardare.

23 Commenti

  • S

    Sandro Melecco

    Grazie per l'articolo, molto interessante. Ci sono tuttavia alcune cose che non ho capito, vi pregherei di un chiarimento. 1) si nomina il fatto che i lavoratori perderebbero lo stipendio se Banca Etica venisse esclusa da Visa e Mastercard. Perché dite questo? Gli stipendi non funzionano con bonifico SEPA? Cosa c'entrano Visa e Mastercard? Certo, perderebbero la possibilità di usare quei soldi con carta di credito, non voglio minimizzare l'impatto, ma si tratta comunque di due cose molto diverse. 2) di cosa esattamente è vittima Banca Etica? Mi pare che sia nel caso della Albanese, sia in quello di A/I, non abbia subito nessuna sanzione, o ho capito male? Io ho capito che *avrebbe* potuto subirle, se avesse fatto la scelta etica fino in fondo, ma questo semplicemente non è successo. 3) se una legge UE dice che non si può negare il conto, e banca etica viola questa disposizione, non sta forse violando la legge? Certo, mi rendo conto che rispettare la legge vuol dire rischiare sanzioni dagli USA. E tuttavia si deve comunque rispettarla, no?

    • C

      Claudia

      Project manager

      Ciao Sandro, ti rispondo per punti: 1) Se la banca prende una multa da centinaia di milioni di euro la sola cosa che può fare è chiudere i battenti, e centinai di dipendenti perderebbero semplicemente il loro posto di lavoro. O anche se tutti i clienti la abbandonano perché non può più offrire loro carte di pagamento e bonifici esteri. (Nel testo forse non era chiaro che gli stipendi a rischio erano quelli di chi lavora per Banca Etica, abbiamo editato il testo perché sia più esplicito) 2) Banca Etica è vittima perché è impossibilitata ad aiutare chi è vittima. È una forma di ricatto: se aiuti chi è ingiustamente sottoposto a sanzioni, minacciamo di farti saltare per aria… 3) Qualunque banca italiana sta nella stessa situazione (la differenza è che Banca Etica cerca una soluzione, interloquisce, chiama le istituzioni, denuncia il problema): o “resiste" all'imposizione americana, e si allinea alla normativa Ue, e però mette in pericolo decine di migliaia di correntisti e centinaia di lavoratrici e lavoratori; oppure ottempera alle richieste statunitensi, salva correntisti e lavoratori e però viola il diritto europeo. È proprio per questo che serve un intervento dei governi!

      • S

        Sandro Melecco

        Grazie mille della risposta rapida, Claudia! Approfitto della gentilezza e ti chiedo un altro chiarimento: di che multa si parla? Io ho capito che si rischia l'esclusione dal circuito Visa. Questo ovviamente è pesante, e probabilmente in termini di perdite prevedibili può essere "simile" ad una multa. Ma c'è anche una multa vera e propria? Addirittura, di centinaia di milioni di euro?

    • C

      Claudia

      Project manager

      In questo comunicato lo si dice esplicitamente. Nella sezione “Sanctions Implications” si legge che le violazioni delle sanzioni statunitensi possono comportare sanzioni civili o penali per persone statunitensi e straniere, che l'OFAC può imporre sanzioni civili su base di responsabilità oggettiva (strict liability), e che le istituzioni finanziarie e altri soggetti rischiano l'esposizione a sanzioni se coinvolti in transazioni o attività riguardanti persone designate o comunque bloccate.

      https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616

      Le sanzioni effettivamente comminate variano enormemente in base alla gravità e al numero di violazioni. Alcuni casi di singole violazioni si sono risolti con importi relativamente contenuti, mentre le violazioni sistemiche hanno prodotto sanzioni nell'ordine dei miliardi di dollari. Possiamo quindi dire che la cifra che abbiamo ipotizzato sia persino prudente, poiché nel 2019 Unicredit ha patteggiato una multa da 1,3 miliardi che ha versato direttamente al Tesoro degli Usa. È quest'ultimo che può infatti chiedere di pagare una sanzione se si vuole rientrare nell’operatività delle piattaforme e sistemi di pagamento statunitensi. All'epoca Unicredit aveva effettuato alcune transazioni con soggetti legati all'Iran e inseriti nelle liste Ofac e alla fine avevano appunto patteggiato con il governo di Washington e versato i soldi direttamente al Tesoro. Con una multa del genere una banca come Banca Etica, semplicemente, fallirebbe.



      https://www.corriere.it/economia/finanza/19_aprile_15/unicredit-l-intesa-il-tesoro-usa-costa-13-miliardi-3abe4678-5fb7-11e9-b974-356c261cf349.shtml 



      Qui Vincenzo Imperatore, ex dirigente di Unicredit, rievocava la vicenda ricordando quante banche europee hanno dovuto pagare somme elevatissime agli americani per evitare di essere tagliate fuori dai circuiti finanziari globali.



      https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/27/francesca-albanese-liste-ofac-banche-notizie/8135994/

      • S

        Sandro Melecco

        ah certo, ora inizio a capire meglio: praticamente la multa dice che se vuoi tornare ad interagire con gli usa, devi pagare una multa, che quasi chiamerei un riscatto. Però se invece rinunci a stare nei sistemi visa e mastercard, la multa non la devi pagare, no? non che sia una passeggiata, mi rendo conto. E grazie anche del link: scoprire che unicredit e le banche del gruppo avevano fatto duemila pagamenti per mezzo miliardo di dollari usando intermediari per poter coprire il tutto è... sorprendente! (o forse no?). Certo che però il caso è davvero diverso: lì unicredit stava muovendo i soldi (tantissimi soldi) *tramite* gli stati uniti per farli arrivare a soggetti sanzionati. Nel caso in questione, invece, penso che A/I non abbia alcun interesse a mandare o ricevere soldi dagli Usa. Vuole solo avere il suo conto corrente in Europa e limitarsi all'operatività in Europa. Anche questo è multabile?

    • C

      Claudia

      Project manager

      Sì, Sandro, quello che è multabile è fornire servizi finanziari a un soggetto che sta in quella lista. E al di là delle multe, che dubito sarebbero pochi spiccioli, pensa cosa significa per una banca dire ai propri clienti: «Certo, possiamo darvi un conto corrente, ma non potete avere carte di pagamento perché il nostro istituto è escluso dal sistema finanziario internazionale. E non potete fare né ricevere bonifici da fuori aerea euro»... Quanti farebbero o terrebbero il conto in una banca così?

    • C

      Claudia

      Project manager

      E la questione non è «interagire con gli USA», è stare dentro i circuiti finanziari internazionali.

  • A

    Andrea Barolini

    Autore

    La realtà Sandro è che esiste una vera e propria giustizia parallela de facto, come ho scritto anche qui https://it.euronews.com/2026/02/18/come-il-sistema-finanziario-ha-creato-una-giustizia-parallela-dominata-dagli-usa

  • M

    Marco Giustini

    Purtroppo i due casi di Francesca Albanese e Autistici/Inventati mostrano che siamo arrivati al termine di una fase. La finanza etica come è stata praticata fino ad oggi è finita. Perchè nel momento in cui gli Usa decidono di usare le sanzioni finanziarie (OFAC) come strumento politico, la finanza etica per rimanere all'interno del circuito finanziario internazionale non può opporsi a nulla. Però non è vero che Banca etica smetterebbe di funzionare se decidesse di non di non rispettare le sanzioni OFAC. Smetterebbe di essere una banca che può operare al di fuori dell'Unione europea, perchè la clientela non potrebbe piu usare la carte di credito Visa/Mastercard ma potrebbe continuare ad usare sistemi di pagamento solo europei (Bancomat/Bancomat Pay e Satispay in Italia) e non potrebbe più fare bonifici e pagamenti al di fuori dell'Unione europea ma solo al suo interno attraverso SEPA che non dipende da Swift per operare. Un altro aspetto poi della fine della finanza etica sono i fondi di investimento ESG che la banca vende ai propri correntisti. Come è emerso dalle inchieste internazionali degli anni passati i fondi di investimento ESG sono farlocchi, ovvero non fanno quello che dichiarano. Si è scoperto infatti che la maggior parte investe in aziende fossili e che addirittura contribuiscono piu dei fondi ordinari all'aumento della co2 in atmosfera. Inoltre non è chiaro se molti di essi non investano indirettamente in armi, attraverso le partecipazioni azionarie incrociate tra società.

    • C

      Claudia Vago

      Project manager

      Ciao Marco, credo siano utili alcune precisazioni tecniche a integrazione (e in parte correzione) di quanto scrivi.

      Sul fronte pagamenti, è vero che Banca Etica non "smetterebbe di funzionare": SEPA (i bonifici SCT/SCT Inst) passa da infrastrutture come EBA Clearing, non da SWIFT, quindi i bonifici interni all'area SEPA resterebbero possibili anche senza accesso ai circuiti USA. Ed è vero che Bancomat e Bancomat Pay sono circuiti nazionali/europei indipendenti da Visa e Mastercard.

      Ma il downgrade non sarebbe affatto indolore. Una carta del solo circuito Bancomat non è spendibile online come una Visa o Mastercard: per pagare su un sito servirebbe Bancomat Pay, che ha una copertura tra i merchant e-commerce molto più ridotta rispetto ai grandi circuiti internazionali, praticamente universali. Significherebbe per decine di migliaia di clienti perdere di fatto la possibilità di fare acquisti online come oggi. A questo si aggiunge un problema logistico non banale: la banca dovrebbe produrre, spedire e attivare nuove carte per 130mila correntisti, con tutto il carico organizzativo e i tempi di transizione che questo comporta (mesi, non giorni).

      C'è poi un rischio che nel tuo commento non viene considerato: quello delle sanzioni pecuniarie dirette, non solo del blocco dei servizi. Il precedente di UniCredit è istruttivo: nel 2019 ha patteggiato con OFAC, Federal Reserve e New York DFS pagando complessivamente circa 1,3 miliardi di dollari per violazioni di sanzioni USA (Iran, Libia, Siria, Cuba, Myanmar, Sudan), di cui oltre 105 milioni versati direttamente all'OFAC. È ovviamente un caso diverso per scala e intenzionalità – anni di operazioni sistematiche con soggetti sanzionati, non il mantenimento di un conto a un singolo cliente – ma mostra che l'ipotesi di multe, oltre al taglio dei servizi, non è irrealistica. E cosa questo significhi per una piccola banca come Banca Etica lo puoi immaginare.

      Sul discorso ESG, invece, mi permetto un distinguo più netto, che parte da un errore di fondo: i fondi che Banca Etica vende ai propri correntisti non sono fondi "ESG" nel senso in cui li intende il commento. Sono gestiti da Etica Sgr, che applica esclusioni assolute — non semplici valutazioni di rischio — su armi (anche convenzionali, non solo controverse), combustibili fossili, tabacco, gioco d'azzardo, energia nucleare, sabbie bituminose. È un impianto "a esclusione" molto più severo del tipico fondo ESG "best in class", che in genere valuta le aziende sui tre criteri ma non le esclude a priori dai settori controversi. Non è quindi solo una differenza di grado, ma di categoria.

      Detto questo, il problema di fondo sollevato dal commento – che buona parte del mercato ESG è greenwashing – è reale e documentato: diverse inchieste (Urgewald/Facing Finance, IrpiMedia, un'inchiesta del Guardian) hanno rilevato che circa un terzo dei fondi ESG europei (su oltre 14mila analizzati) investe ancora in società di combustibili fossili, complice una normativa (SFDR art. 8) che non lo vieta esplicitamente. Ma "la maggior parte", come scritto nel commento, è un'esagerazione: i dati indicano una minoranza consistente, non la maggioranza.

      Diversa, e più delicata, è l'affermazione che i fondi ESG "contribuiscono più dei fondi ordinari all'aumento della CO2 in atmosfera". Uno studio di Banca d'Italia del 2025 ha rilevato un meccanismo indiretto: le imprese più esposte al disinvestimento ESG, private di capitali e incentivi di mercato, tendono a tagliare le spese ambientali e a veder aumentare la propria intensità di carbonio. È un paradosso reale, ma riguarda l'effetto del disinvestimento sulle aziende escluse – non l'impronta di CO2 complessiva dei portafogli ESG confrontata con quella dei fondi ordinari. Non risulta da nessuno studio, analisi o ricerca che i fondi ESG nel loro insieme "inquinino di più". E in ogni caso, essendo i fondi di Etica Sgr a esclusione totale dei fossili, il problema semplicemente non li riguarda.

      Infine, sull'ipotesi che questi fondi investano indirettamente in armi tramite partecipazioni incrociate: è un'illazione formulata in modo dubitativo da te stesso ("non è chiaro se..."), senza alcun riscontro specifico. E i fondi di Etica Sgr escludono esplicitamente anche le armi convenzionali, non solo quelle controverse, il che rende l'ipotesi ancora meno plausibile nel caso specifico.

      Spero di aver chiarito tutto!

  • L

    Luca Falco

    Leggo che L’Ofac ha previsto una fase transitoria (con la General License 36) ed ha autorizzato fino alle 00.01 del 25 settembre 2026 le operazioni normalmente necessarie alla chiusura dei rapporti già esistenti con Autistici/Inventati. Mi chiedo quindi perché Banca Etica abbia già dopo 1-2 giorni sospesomil conto dell'associazione? Attendere avrebbe sicuramente lasciato un agio maggiore ad A/I per trovare soluzioni alternative

    • C

      Claudia Vago

      Project manager

      Ciao Luca, da quello che so il conto per ora è sospeso in via cautelativa e sono in corso di acquisizione pareri legali per capire che margini ci sono.

    • L

      Luca Falco

      Lo so che è sospeso e non chiuso, è quello che ho scritto, ma il problema rimane la "solerzia" con cui la nostra banca ha agito, mentre aveva tempo fino al 25 settembre! Perché immagino che con il conto sospeso A/I non abbia modo di utilizzare o spostare quei soldi, cosa che magari vorrebbe fare.

      • A

        Aramis

        Il punto sollevato da Luca sui fondi immobilizzati è fondato e merita pieno riconoscimento: si tratta di un danno concreto per il collettivo. Tuttavia, la General License 36 non apre una finestra di normale operatività, ma autorizza esclusivamente le operazioni necessarie alla chiusura dei rapporti esistenti. Si tratta di una licenza per smontare il rapporto, non per mantenerlo attivo o effettuare movimenti discrezionali. Sul piano temporale, il presidente dell'istituto ha dichiarato a Il Manifesto che l'operatività è proseguita per alcuni giorni dopo la designazione, escludendo un blocco immediato. Per la scadenza del 25 settembre ha precisato che la questione è delicata e che il testo non è affatto chiaro, richiedendo pareri a legali, consulenti esterni, Associazioni di categoria e Ministero dell'Economia. Le sanzioni secondarie non sono scattate proprio perché il conto non è operativo: con la responsabilità oggettiva OFAC, ogni operazione in quella finestra avrebbe configurato una potenziale violazione. L'istituto ha comunque invitato il collettivo ad approfondire la materia insieme, rimanendo disponibile a ripartire non appena emergerà uno spiraglio verificabile. La vera anomalia risiede nel fatto che una licenza ambigua di un'amministrazione straniera costringa una banca italiana a scegliere tra due rischi, senza che alcuna istituzione europea indichi come comportarsi.

  • M

    Marco Binotto

    Grazie. Un articolo molto utile per rispondere alle critiche un po' scomposte girate sui social in questi giorni. Credo sia utile chiarire anche la questione dei tempi, do per scontato che si sia dato il tempo al collettivo A/I di organizzarsi in vista della sospensione del conto, la Banca o voi, secondo me dovrebbe chiarirlo bene. Però in generale forse servirebbe qualcosa di più. Anche con l'aiuto dei GIT e delle reti disponibili, come la RIES (parlo come responsabile del gruppo comunicazione), servirebbe costruire un'iniziativa pubblica, una campagna, che metta al centro proprio il controllo USA sui pagamenti e quindi proponga cambiamenti su questo e sull'assurdità di condanne senza contraddittorio e sull'assenza di vere alternative UE ai circuiti internazionali. Renderebbe più fattiva e trasparente la posizione della "nostra" banca. Su questo RIES e tante e tanti altri ci starebbero, credo.

    • C

      Claudia

      Project manager

      Ciao Marco, credo che i tuoi suggerimenti siano giusti. Proponili ai git, al responsabile culturale della tua area... credo possano essere molto utili.

      • L

        Luca Falco

        Lo so che è sospeso e non chiuso, è quello che ho scritto, ma il problema rimane la "solerzia" con cui la nostra banca ha agito, mentre aveva tempo fino al 25 settembre! Perché immagino che con il conto sospeso A/I non abbia modo di utilizzare o spostare quei soldi, cosa che magari vorrebbe fare.

  • M

    Marco Giustini

    Premesso che il conto di A/I in Banca etica è intestato ad ODV iscritta al Runts su cui riceve i fondi del 5 per mille, su un piano pratico, mi pare che la banca dovrebbe muoversi in parallelo su quattro linee. Consolidare la base giuridica interna. Prima di tutto, mettere per iscritto la valutazione individuale del rischio di A/I richiesta dall'AMLD e dagli Orientamenti EBA/GL/2023/03-04: storico operativo dal 2018, profilo di rischio medio senza segnalazioni SOS, natura e tracciabilità dei flussi (in particolare i fondi 5x1000, che sono per definizione tracciati e a destinazione vincolata), assenza di indicatori di rischio tipici delle NPO ad alto rischio (assenza di transazioni opache con altre NPO collegate, di paesi ad alto rischio coinvolti, ecc.). Questo documento serve sia a blindare la decisione di non chiudere di fronte a un'ispezione, sia come base per tutto il resto. Attivare il canale di vigilanza. Portare formalmente la questione a Banca d'Italia (e per conoscenza alla BCE se rilevante per la vigilanza prudenziale) chiedendo un parere o un chiarimento esplicito su due punti: se il mantenimento del conto, così documentato, sia conforme agli Orientamenti EBA sul de-risking delle NPO; e se esista una posizione di sistema — non caso per caso — su come le banche italiane debbano trattare clienti iscritti in liste OFAC in assenza di provvedimenti UE equivalenti. Ottenere anche solo una comfort letter o un orientamento informale riduce l'esposizione della banca a contestazioni di vigilanza per la scelta di non chiudere. Muovere la leva collettiva/istituzionale, cosa che la banca ha già iniziato: ABI e Assopopolari per un fronte comune del settore bancario (il problema non riguarda solo Banca Etica, riguarda chiunque abbia un cliente OFAC-listato) ma anche a livello europeo FEBEA, che proponga al MEF un'iniziativa politica verso la Commissione europea— chiedendo esplicitamente la valutazione di un'estensione del Blocking Statute (Reg. 2271/96) alla misura OFAC in questione, o quantomeno un chiarimento formale della Commissione/EBA sulla compatibilità del mantenimento del rapporto con il diritto UE. Su questo la sentenza C-81/24 e gli Orientamenti NPO sono argomenti da usare esplicitamente nelle comunicazioni scritte, perché spostano l'onere: non è la banca a dover giustificare perché non chiude, sono le autorità a dover chiarire come proteggerla se sceglie di non farlo. Mitigare il rischio operativo indipendentemente dall'esito legale. Dato che nessuna delle vie sopra elimina il rischio di sanzioni secondarie nel breve periodo, ha senso che la banca valuti in parallelo: la possibilità di isolare l'esposizione (es. servizi di pagamento del conto di A/I basati su infrastrutture non-USA/non-Visa-Mastercard, dove disponibili, per ridurre il collegamento diretto con intermediari statunitensi); un'interlocuzione preventiva con i propri corrispondenti bancari e con gli schemi di pagamento per capire la soglia reale di rischio di sanzioni secondarie prima di agire d'urgenza; e una comunicazione trasparente ai 130mila soci/clienti sul perché si sta tenendo questa linea, per gestire il rischio reputazionale interno mentre la vicenda è aperta e se possibile la convocazione di una assemblea straordinaria dei soci di Banca Etica che permetta di dare una indicazione più generale su come la Banca debba comportarsi. Se il caso di Francesca Albanese riguardava una persona fisica, ora siamo davanti ad una persona giuridica per di più ente del terzo settore e purtroppo non è impossibile che i prossimi possano essere Mediterranea, Emergency o Medici senza frontiere. Meglio anticiparsi.

    • C

      Claudia

      Project manager

      Tutto questo va oltre le nostre competenze di giornalisti :) Però credo siano cose utili a Banca Etica e ti invito a scrivere a info@bancaetica.it

  • A

    Athos

    @valori.it da socio di banca etica comprendo i timori ma trovo inspiegabile e, soprattutto, politicamente disastrosa la FRETTA di adeguarsi ad una imposizione che sarebbe diventata effettiva solo fra un mese.

    Di questi tempi, e con questi margini d'azione, anche il gesto più piccolo di "defiance" è importante, e invece a banca etica hanno scelto di essere più realisti del re.

    • C

      Claudia

      Project manager

      In realtà nessuna fretta. Il conto non è ancora stato chiuso e la banca sta lavorando con degli avvocati per capire quali sono i margini di azione.

      • f

        filobus

        @valori.it mi sembra che il risultato delle verifiche sia peggiorativo
        Sempre peggio. Complimenti

    • P

      Porthos

      Comprendo la tua insofferenza, ma leggo i fatti diversamente. La sospensione non è un adeguamento anticipato, bensì la misura che ha impedito lo scatto delle sanzioni secondarie mentre i legali cercano margini. Come ha ricordato il presidente Soldi, le sanzioni non sono scattate proprio perché il conto non è operativo, e se ci sarà uno spiraglio la banca è pronta a ripartire. Il conto è sospeso, non chiuso, e sono in corso pareri legali e interlocuzioni con ABI, Assopopolari e il Ministero dell'Economia. Il gesto di sfida c'è già ed è pubblico: Banca Etica ha condannato per iscritto l'uso politico delle liste OFAC, posizione che nessun altro istituto italiano ha assunto. Chiedere un atto simbolico a una cooperativa con 130.000 correntisti, anziché a soggetti con spalle più larghe, sposta il costo sul soggetto più esposto. Il primo anello della catena non è la banca. Il registro statunitense dei domini .org ha cancellato autistici.org dai DNS globali, mandando offline 16.000 caselle e 10.000 blog, prima e indipendentemente da qualsiasi decisione finanziaria. L'esclusione bancaria è il quarto atto di un piano dichiarato dall'amministrazione statunitense al vertice del 16 luglio: destabilizzare, identificare, togliere i finanziamenti, escludere, arrestare, incriminare. La pressione utile va sulle istituzioni. Banca Etica e FEBEA chiedono risposte a governo e UE da settembre 2025, sui casi Albanese e dei giudici della CPI, senza ottenerne alcuna. La vigilanza dei soci serve, ma per essere efficace va indirizzata dove c'è il vuoto politico: e non è certo in BE!

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