Anche negli Stati Uniti l’azionariato attivo resiste: parte la stagione delle assemblee
La guida di Iccr ripercorre i temi al centro dell'azionariato attivo, che negli Stati Uniti è sotto attacco da quanto è tornato Trump
Fra gli addetti ai lavori è nota come la “Bibbia” dell’azionariato attivo. E anche quest’anno Iccr (Interfaith Center on Corporate Responsibility) l’ha pubblicata per offrire uno spaccato su quello che ci si può attendere, nella prossima stagione delle assemblee annuali degli azionisti delle società quotate degli Stati Uniti, dagli investitori che utilizzano l’engagement come strategia di investimento. Tenendo conto dei venti contrari che Oltreoceano soffiano impetuosi verso tutto ciò che ha anche solo un vago odore di sostenibilità.
Iccr, il punto di riferimento da oltre 50 anni per l’azionariato attivo negli Stati Uniti e non solo
Iccr è una coalizione di più di 300 organizzazioni internazionali, religiose e non, che insieme gestiscono un patrimonio superiore ai 4mila miliardi di dollari. Fanno leva sull’investimento finanziario per promuovere i propri valori e generare cambiamenti positivi nelle società in cui investono. Iccr è il riferimento a livello mondiale in materia di engagement e pubblica dal 1974 la “Proxy Resolutions and Voting Guide”.
L’edizione 2026 della guida riporta le risoluzioni che i membri di Iccr hanno avanzato su temi di sostenibilità in vista della stagione assembleare di quest’anno. Le risoluzioni hanno l’obiettivo principale di essere sottoposte al voto degli azionisti durante le assemblee, ma anche quello di guadagnare visibilità mediatica per generare dibattito. Si considera un successo quando ottengono un voto favorevole in doppia cifra. Tuttavia possono anche essere ritirate prima, nel caso in cui la società accolga le richieste e si impegni ad attivarsi con un accordo ritenuto soddisfacente dagli investitori. Quando ciò accade, la risoluzione comunque raggiunge il suo scopo.
La corporate governance sarà il tema più caldo alle prossime assemblee degli azionisti
Alla data di chiusura della guida (20 febbraio), i membri di Iccr hanno presentato 415 risoluzioni in vista della stagione assembleare del 2026. Con ogni probabilità altre se ne aggiungeranno nel corso dei prossimi mesi: Iccr ne darà conto nel report che, come già nel 2025, verrà pubblicato in estate per raccontare l’impatto complessivo delle iniziative di engagement sul comportamento delle corporation. Sempre alla data di chiusura del report sono stati raggiunti con le aziende quotate oltre una trentina di accordi su risoluzioni presentate dai membri di Iccr. Anche in questo caso, è prevedibile che ne arriveranno altri.
Il tema su cui quest’anno si sono di gran lunga più concentrati gli investitori è la corporate governance (255 risoluzioni). A notevole distanza le risoluzioni sui diritti umani e i diritti dei lavoratori (34), sui cambiamenti climatici (33), sulla salute ambientale (33) e sulla responsabilità politica delle imprese (lobbying, 30). Più indietro le risoluzioni sull’equità sanitaria (16) e su diversità e inclusione (14). Iccr prevede che più del 70% delle risoluzioni presentate sia destinato a entrare in assemblea per essere sottoposto a votazione. Una percentuale in crescita rispetto allo scorso anno, quando si attestava al 57%.
Anche l’intelligenza artificiale nel mirino dell’azionariato attivo
Il webinar di presentazione della guida, che si è tenuto il 20 marzo, ha dedicato molta attenzione all’intelligenza artificiale (IA). Un tema che sta diventando centrale anche agli occhi degli investitori che praticano la finanza sostenibile. Nelle loro risoluzioni, i membri di Iccr hanno affrontato l’intelligenza artificiale da molteplici prospettive, “spacchettando” i suoi impatti sociali e ambientali. Un focus per esempio è la sua integrazione in contesti ad alto rischio, come il settore militare, la sorveglianza, il controllo dell’immigrazione. Delicatissime le implicazioni riguardo a diritti umani, alla non discriminazione, alla cybersicurezza e alla tutela della privacy, con particolare riferimento ai minori.
Poi c’è il tema dei data center perché sono estremamente energivori e hanno un elevatissimo consumo idrico per i processi di raffreddamento. Forti anche le problematiche sociali: negli Stati Uniti, in particolare, si moltiplicano i casi di comunità che si oppongono alla loro costruzione. Un’altra prospettiva ancora è l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, visti i licenziamenti di massa a cui già si assiste. E a monte di tutto c’è il problema della supervisione formale e della responsabilità nello sviluppo dell’IA, cioè di quali principi e criteri etici fissare e di come farli rispettare.
Tempi tumultuosi per l’azionariato attivo negli Stati Uniti
La guida di Iccr non fa ovviamente mistero del fatto che gli ultimi due anni, in sostanza da quando Trump è tornato presidente degli Stati Uniti, sono stati tumultuosi per l’azionariato attivo. Il documento riassume all’inizio l’escalation di attacchi, fra cui gli sfavorevoli cambiamenti di regole introdotti dalla Sec (la Consob statunitense) che hanno preso di mira la possibilità per gli azionisti di far sentire la propria voce. Già 84 risoluzioni sono state rigettate dalle società cui erano rivolte; probabilmente il numero crescerà.
«La pressione sulle risoluzioni degli azionisti continua – ha detto Josh Zinner, Ceo di Iccr, nel suo intervento al webinar – ma continuiamo ad andare avanti e a contrattaccare. C’è ancora spazio per un engagement significativo». Come dire, azionisti attivi di tutto il mondo, unitevi!




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