Betting farm: le fattorie umane che servono alle agenzie scommesse

Il futuro delle scommesse è nelle betting farm, misteriosi capannoni dove a ogni ora del giorno si riprendono partite di qualsiasi sport

Scommettere sempre, scommettere ovunque © Amit Lahav/Unsplash

Il futuro delle scommesse si gioca nelle betting farm. A tutte le ore, tutti i giorni, la telecamera inquadra partite degli sport più disparati: dal calcetto al ping pong alla pallanuoto, passando per giochi da tavolo un po’ improbabili. Le squadre in campo hanno nomi inventati, a volte vagamente simili a quelli di veri brand sportivi. I giocatori non sembrano affatto professionisti, anzi non sembrano proprio per nulla contenti di stare lì. Quando fanno un punto raramente esultano, anzi non esultano mai. Anche perché non c’è mai un pubblico in presenza. A pensarci bene non c’è nemmeno uno stadio, una palestra. Le location sono sempre anonimi capannoni industriali. Sono delle fattorie per esseri umani. Sono le betting farm.

Queste partite assurde, giocate da persone infelici che non esultano, esistono solo perché altre persone, altrettanto infelici, dall’altra parte del mondo le stanno guardando attraverso uno schermo. E perdono i loro soldi scommettendo su di loro. Nessuno sa bene dove si trovino le betting farm, le fattorie delle scommesse. E neppure chi le controlli. Secondo Bellingcat la maggior parte si trova tra Russia, Bielorussia, Ucraina, con propaggini che arrivano in India, Vietnam, Asia centrale. In prevalenza, comunque, è un affare da ex-repubbliche sovietiche. Sono in gran parte russi i ricchi proprietari di questo business, ed è sovietica anche l’estetica un po’ decadente di tutta la storia.

Le betting farm: le fattorie umane che servono alle agenzie scommesse

Noi vediamo tutto come una cosa triste. Con queste telecamere dalla qualità video bassissima, che dopo qualche minuto capisci che sono telecamere di sorveglianza, e non da trasmissione televisiva. Ma dietro le betting farm c’è chi con le scommesse perde e chi invece vince e fa i soldi, tantissimi soldi. E pubblicizza il tutto nel modo più colorato e spettacolare possibile. Basti pensare a 1xBet. Azienda fondata da cittadini russi, con sede a Cipro e licenza per il gioco d’azzardo ottenuta a Curaçao. Sì quella stessa Curaçao famosa per essere la più piccola nazione ad essere mai arrivata ai mondiali. Bene, 1xBet, nonostante sia bloccato in diversi Paesi, è stato sponsor del Tottenham, del Chelsea, del Liverpool. E della Seria A all’estero.

Da un lato c’è l’estetica decadente ex-sovietica, dall’altra due delle squadre di calcio maschili più forti e allegre del Pianeta, Barcellona e Paris Saint-German, continuano ad avere 1xBet tra i loro sponsor. Le betting farm sono solo un pezzo di un fenomeno più ampio. Tanto che lo scorso aprile il New York Times scriveva che «stiamo mandando all’aria il nostro futuro con le scommesse». Perché se non hai un lavoro, o non hai possibilità di crescita, se magari sei anche solo, senza una comunità attorno. Insomma, se il futuro ti sembra un po’ una merda, puntare sulla botta di fortuna può diventare una strategia attraente. Può farti sembrare tutto allegro e colorato. Anche una finta partita di calcetto ripresa da una telecamera di sorveglianza in un capannone della Siberia.

Ne parliamo nell’ultimo episodio di Unchained – storie di ordinario capitalismo selvaggio, il nostro podcast settimanale. Ascolta qui tutte le puntate!

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