Durissima accusa al Brasile: «Bolsonaro ha lasciato diffondere il coronavirus»
Per privilegiare l'economia, Bolsonaro avrebbe ostacolato la lotta alla pandemia con atti normativi e fake news, favorendo così la diffusione del coronavirus nel Paese
I 225 mila morti di coronavirus in Brasile, circa un decimo di quelli registrati a livello mondiale, non sarebbero solo frutto di incapacità e impreparazione nell’affrontare la pandemia. «La nostra ricerca ha rivelato l’esistenza di una strategia istituzionale per la diffusione del virus, promossa dal governo brasiliano sotto la guida della presidenza della Repubblica» di Jair Bolsonaro. L’affermazione, perentoria e agghiacciante, è formulata dai ricercatori del Centro de Investigaciones e Estudos de Direito Sanitário (CEPEDISA) della Faculdade de Saúde Pública (FSP) da Universidade de São Paulo (USP) e Conectas Direitos Humans, un’organizzazione umanitaria particolarmente autorevole in America Latina.
Nell’ultimo bollettino di “Direitos na pandemia”, ripreso dal quotidiano spagnolo El Pais, gli studiosi dichiarano apertamente l’esistenza di responsabilità dirette del governo centrale nella diffusione del contagio e nella riduzione di efficacia al suo contrasto. Una responsabilità che poggerebbe su atti concreti documentati in un anno di lavoro di raccolta. Informazioni, comunicazioni, provvedimenti selezionati dai bollettini e dalla banca dati del progetto, ma non solo. Anche le sentenze del Tribunale federale e dalla Corte dei conti, oltre a documenti e discorsi ufficiali. E poi video, post e notizie indicizzati su Google.
Le tre gambe della strategia di Bolsonaro
I ricercatori hanno ricostruito un’amplissima cronologia di interventi che avrebbero concorso a creare l’attuale scenario pandemico brasiliano. Una situazione che – come accaduto in Italia – ha la sua immagine simbolica.
Nel nostro Paese la pandemia rimarrà alla storia attraverso le fotografie delle colonne di camion militari che trasportavano le bare a Bergamo nella prima ondata. In Brasile verrà ricordata con le distese di nuovi cimiteri ricavati in ogni spazio disponibile. Con fosse allineate e feretri sepolti da operatori protetti dalle tute di biocontenimento.
In particolare, sarebbero tre le componenti della “strategia” individuata dallo studio:
- atti normativi del governo centrale, compresa l’emanazione di norme da parte di autorità e organi federali e veti presidenziali;
- atti di ostacolo alle risposte dei governi statali e municipali alla
pandemia; - propaganda contro la salute pubblica. Cioè la retorica politica che richiama argomenti economici, ideologici e morali, oltre a notizie false e informazioni tecniche prive di prove scientifiche, con lo scopo di screditare le autorità sanitarie. Indebolendo l’adesione
popolare alle raccomandazioni sanitarie basate su prove
scientifiche.
Il primato dell’economia sulla salute in Brasile
Mesi di attività di questo genere, di confusione e disturbo normativo, di sostegno surrettizio a negazionisti e gruppi di disobbedienza alle precauzioni contro il contagio sarebbero stati quindi frutto di un pensiero. E avrebbero dato corpo alla strategia descritta dalla Corte federale dei conti brasiliana come «l’opzione politica del centro governativo di dare priorità alla protezione dell’economia». Una volontà che i ricercatori bollano come criminale, poiché molte morti sarebbero state evitabili attraverso il “semplice” contenimento della malattia.
Tanto che l’introduzione all’indagine, firmata da Deisy Ventura e Rossana Reis, si conclude con un atto esplicito di accusa. «Ciò costituisce – affermano – una violazione senza precedenti del diritto alla vita e del diritto alla salute dei brasiliani. Senza che i dirigenti coinvolti ne siano ritenuti responsabili, anche se istituzioni come la Corte suprema federale e la Corte dei conti federale hanno, in numerose occasioni, segnalato la non conformità all’ordine giuridico brasiliano di condotte e omissioni consapevoli e volontarie da parte dei dirigenti federali».
E per questo le autrici evidenziano «l’urgenza di discutere in profondità la configurazione dei crimini contro la salute pubblica, i crimini di responsabilità e i crimini contro l’umanità durante la pandemia Covid-19 in Brasile».