Le ondate di caldo estremo sono una precisa scelta economica e politica

Il caldo estremo non è una sfortunata fatalità: dopo decenni di allarmi da parte della scienza non può che essere una scelta consapevole

La temperatura al suolo in Europa il 23 giugno 2026 © Esa/Wikimedia Commons

«L’ondata di caldo estremo che sta affliggendo l’Europa non sarebbe stata possibile in assenza dei cambiamenti climatici». Sarebbe-stata-impossibile. Punto.

A confermarlo è il gruppo di esperti che cura la scienza dell’attribuzione (World Weather Attribution), branca della meteorologia e della climatologia che si occupa di analizzare ciascun evento estremo per capire se si sarebbe verificato anche senza l’aumento della temperatura media globale; oppure se si sarebbe prodotto comunque ma è stato esacerbato da quest’ultima; o ancora, come nel caso attuale, se in un mondo privo dell’impatto provocato dagli esseri umani sarebbe stato «impossibile» un fenomeno del genere.

Potranno bombardarvi di vecchi estratti di telegiornali degli anni Sessanta con gente che fa il bagno nelle fontane o si butta nei fiumi per refrigerarsi. O di altre idiozie facilone che neanche al bar dello sport (ma che ripetute allo sfinimento diventano fatalmente fake-truth) come «ha fatto sempre caldo…», «io mi ricordo che da ragazzino…», o nella migliore delle ipotesi «sì ok, l’atmosfera si starà anche scaldando, ma chi l’ha detto adesso che dipende dal fatto che bruciamo carbone, petrolio e gas?!?».

È solo fuffa. È robaccia. Politichetta ignorante o connivente. O entrambe le cose. La verità è che i cambiamenti climatici esistono per una precisa scelta politica ed economica. Mettiamocelo in testa e diciamo una volta per tutte la verità: quella che stiamo subendo è una forma di violenza calcolata. Perché dopo decenni di avvertimenti, studi, allarmi, rapporti, conferenze mondiali, grafici a prova di neonato, non è possibile che non abbiano capito. Non è possibile che non sappiano. Nessuno può crederci più.

Lasciano che tutto ciò accada perché conviene. Punto. Economicamente (ci sono ancora in ballo tantissimi soldi, e in un mondo capitalista contano più quelli della vita delle persone) e politicamente (chi se l’accolla il dividendo politico negativo di dire alla gente la verità, ovvero che i nostri stili di vita sono matematicamente incompatibili con la salvezza del clima della Terra?).

È bene dirlo con ancor più forza: i nostri dirigenti – governativi e imprenditoriali – hanno di fatto deciso che preferiscono lasciare morire decine di migliaia di persone ogni anno (in Europa nel 2025 sono state oltre 24mila secondo l’Imperial College di Londra; la scorsa settimana l’Organizzazione mondiale della sanità ha parlato di 1.300 decessi) pur di mantenere intatti business, affari, profitti e dividendi. Le banche continuano a pompare migliaia di miliardi di dollari nelle aziende che sfruttano le fonti fossili, come se nulla fosse. Le aziende continuano a trivellare alla ricerca di nuovi giacimenti, come se nulla fosse. Gli Stati continuano a concedere sovvenzioni al settore che ci spinge nel baratro, come se nulla fosse.

È una constatazione, non un’opinione: il caldo che sentiamo è frutto di questo ragionamento. È il profitto che viene prima. Prima delle notti insonni, dei malati stremati negli ospedali, degli operai che muoiono nei cantieri sotto al sole. Prima perfino delle perdite economiche (tanto per ora non sono le loro). E, ovviamente, prima del futuro dei nostri figli. Le grandi multinazionali fossili e gli innumerevoli governi che le sostengono hanno deciso che la nostra sofferenza è secondaria. Punto.

A volte viene da domandarsi cosa si possano dire, quando ne parlano tra di loro. Amenità tipo «tanto l’ondata finirà!», «e i produttori di aria condizionata stanno guadagnano e – ehi! – creeranno posti di lavoro!», «ma sì, e ad agosto si butteranno tutti in mare!». «E poi ricomincia il campionato di calcio, ci sarà altro a cui pensare! Noi continuiamo a dire che qualcuno domani troverà una soluzione!».

Scemenze perverse. Questa che leggete, invece, è una testata giornalistica che ha come unico faro la verità. E la verità è che dei cambiamenti climatici non abbiamo ancora visto niente. Che siamo solo all’inizio, che andrà sempre peggio e che sarà catastrofico. Dire il contrario, scientificamente, è come mettere in discussione il fatto che la Luna gira attorno alla Terra o che il paracetamolo ha un effetto antipiretico sull’organismo. E adesso gridassero pure all’allarmismo eco-ideologico.

Quando studieranno questo periodo, tra cento o duecento anni, probabilmente parleranno di comportamenti da banditi.

2 Commenti

  • p

    piero manconi

    Non sono sicuro che tra cento o duecento anni ci sia ancora qualche umano a commentare la stupidità delle attuali generazioni.

  • G

    Gianluigi Salvador

    Tutte le civiltà del passato si sono estinte o per guerre o per fenomeni climatici. La nostra non farà eccezione perchè le tre VERE fonti energetiche che hanno sostenuto le civiltà del passato sono Papà sole, mamme piante e fratelli viventi attraverso l'energia muscolare (umana e animale), la quale nella tassonomia corrente sulle fonti energetiche non è mai nominata. La delega è sta data all'energia fossile a basso prezzo che determina la caratteristica dell'Antropocene, un centinaio di anni che vanno dal 1935 al 2035, se si riuscirà a reggere. Le cosiddette rinnovabili attuali sono tenute in piedi dall'energia fossile che è utilizzata ancora per il 75% dell'energia complessiva utilizzata per costruirle e mantenerle: quindi sono energie rinnovabili tecnocratiche di transizione. Questo ho avuto occasione di dirlo anche ad un convegno sull'energia fatto da Banca Etica a Padova nel 2013 dal titolo: GESTIRE LA FINE DELL’ANTROPOCENE : “CONSUMARE ENERGIA PER RISPARMIARE ENERGIA”. Purtroppo da allora tutto sta peggiorando e siamo già a 432 PPM di CO2. Prima lessati e poi arrostiti. Ripeto che papà sole non perdona ed è indifferente al teatrino umano che non rispetta le quattro leggi della fisica, le tre leggi della termodinamica e le innumerevoli leggi degli ecosistemi in gran parte ancora sconosciute. Dobbiamo agire in compatibilità con gli ecosistemi, perchè apparteniamo ed essi e senza di essi periremo tutti, senza eccezioni. I due valori, cioè le condizioni essenziali di sopravvivenza, sono infatti la Salute (art.32 della nostra bellissima Costituzione e la biodiversità art. 9).

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati