Come l’Ue potrebbe “defossilizzare” la Coppa del Mondo 2030
Un rapporto individua tre strade legislative per mettere al bando sponsor e pubblicità fossili nei grandi eventi sportivi
C’è solo l’imbarazzo della scelta fra i motivi per cui criticare, e volendo boicottare, la Coppa del Mondo 2026 di calcio. Ma per chi ha a cuore le questioni climatiche ne spicca uno: la sponsorizzazione da parte di Saudi Aramco, una delle più grandi società di oil&gas al mondo, eletta “Major Worldwide Partner” dalla Fifa, la multinazionale svizzera che controlla il calcio globale.
Dare spazio a un colosso dell’industria fossile e così legittimarne il business agli occhi di qualche miliardo di appassionati di calcio nell’era della crisi climatica conclamata, è una questione che evidentemente non è stata neppure considerata dalla Fifa. Nonostante in questi anni sia stata sollecitata a farlo a più riprese.
Perché un rapporto chiede di fermare gli sponsor fossili
C’è invece chi ha analizzato la questione nei dettagli in un rapporto uscito poco prima dell’inizio della Coppa del Mondo e che verrà discusso in un incontro al Parlamento europeo il prossimo 30 giugno. Rapporto che in estrema sintesi si può condensare in una domanda: posto che abbia la volontà di farlo, l’Unione europea ha o può dotarsi degli strumenti giuridici necessari ad impedire il ripetersi di questa situazione?
Un banco di prova potrebbe essere l’edizione 2030 della Coppa del Mondo in programma in larga parte sul suolo europeo – in Spagna e Portogallo – oltre a Marocco e Sudamerica. Mentre l’edizione del 2034 pare segnata, perché Paese ospitante sarà proprio l’Arabia Saudita.
«Il calcio infiamma il mondo», letteralmente
“Football Ignites the World” è il titolo del rapporto. A curarlo sono state FairSquare, Reclame Fossielvrij, Fossil Free Football e Badvertising, organizzazioni attive nel campo dei diritti umani nello sport, del calcio “defossilizzato” e in particolare della messa al bando della pubblicità fossile. Reclame Fossielvrij gestisce il database globale sui divieti alla pubblicità fossile.
Il rapporto sottolinea come lo sport forse più popolare al mondo venga sfruttato come strumento di marketing per l’industria fossile. Di questa, Saudi Aramco si può considerare un degno rappresentante globale. E lo sfruttamento avviene proprio in occasione dell’evento che gode della massima attenzione mediatica. Mutatis mutandis, calando il discorso in Italia, viene immediato il paragone con quanto accade con la sponsorizzazione della Serie A di calcio da parte di Eni.
Lo studio analizza diversi aspetti. Innanzitutto la “pericolosità” di una società come Saudi Aramco rispetto alla possibilità di raggiungere gli obiettivi climatici planetari. Poi la lacunosa governance della Fifa, che l’ha resa uno strumento a disposizione di Stati autoritari. E ovviamente i rapporti fra le due entità.
Ma il rapporto mette in evidenza soprattutto la scala raggiunta da pubblicità e sponsorizzazioni fossili nello sport. E il ruolo che esse giocano nell’esacerbare la capacità della pubblicità di stimolare la domanda di combustibili fossili, e quindi di far aumentare le emissioni climalteranti: un ruolo documentato da un “ampio e crescente corpus di ricerche” citate nel rapporto. Infine, come si diceva, si concentra su cosa potrebbe fare l’Europa per “defossilizzare” i grandi eventi del calcio e in generale sportivi.
Tre strade per vietare le pubblicità fossili nello sport
L’Unione europea, spiega il rapporto, ha tutte le carte in regola per fare da apripista nell’impedire alle aziende inquinanti di sfruttare lo sport come strumento di marketing. A partire dalla reputazione in fatto di regolamentazione ambientale che si è guadagnata nel mondo. Poi i meccanismi di cui si è dotata per applicare le politiche che definisce. E l’alto livello di integrazione fra gli Stati membri. Senza dimenticare che divieti alla pubblicità fossile sono già stati introdotti in più di 50 città dell’Ue, anche in Italia.
Le opzioni a disposizione dell’Unione europea sono tre. La prima è una Fossil fuel advertising directive, modellata sulla Tobacco advertising directive del 2003. Servirebbe a limitare la pubblicità e le sponsorizzazioni di aziende fossili. E, riguardo specificamente allo sport, potrebbe anche impedire la sponsorizzazione di eventi su base transfrontaliera.
La seconda fa riferimento a una legislazione specifica sullo sport, uno European Sports Act, come è stato esplicitamente proposto di recente da alcuni accademici per combattere la corruzione nelle organizzazioni sportive e migliorarne la governance. Avrebbe il compito di fissare standard minimi vincolanti, fra cui disposizioni per la pubblicità fossile, per organi di governo dello sport e organizzatori di competizioni. Un’Agenzia europea per lo sport dovrebbe poi farli rispettare, insieme alle controparti nazionali.
La terza opzione prevede di modificare l’attuale Direttiva sui servizi di media audiovisivi (Avms). Già oggi scoraggia, da parte di emittenti televisive e fornitori di servizi on-demand, i comportamenti contrari alla tutela dell’ambiente. Tra questi si potrebbe far rientrare la pubblicità fossile. E anche qui ci si potrebbe ispirare ai divieti già in vigore per il tabacco.
Perché agire adesso, in vista dei Mondiali del 2030
Nessuna delle tre soluzioni è perfetta, ammette il report, e tutte presentano ardue sfide politiche e legislative. Ma ciascuna, se adottata, garantirebbe un significativo passo avanti per scongiurare nuovi “casi” Saudi Aramco-Fifa. E soprattutto il momento non è mai stato così propizio per compiere un simile passo.
Uno degli autori del rapporto, Freddie Daley (Università del Sussex e Cool Down-The Sport for Climate Action Network), ha parlato di «ondata di interesse mediatico e pubblico su come i cambiamenti climatici stanno riscrivendo lo sport» innescata dalla Coppa del Mondo 2026. Il direttore di FairSquare, Nicholas McGeehan, ha dichiarato che la partnership Fifa-Saudi Aramco è forse «il miglior argomento mai visto a favore del divieto di pubblicità dei combustibili fossili»: come dire un autogol.
I quattro anni che separano dalla prossima Coppa del Mondo sembrano tanti. Ma per contratti pubblicitari di questa portata equivalgono a dopodomani. Per cui il momento per agire è adesso.




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